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Le imprese, in caso di irregolarità, non saranno più obbligate a trasformare in tempo indeterminato il contratto dei lavoratori precari. Lo prevede un emendamento del governo, approvato dalla commissione Bilancio della Camera e recepito dal maxiemendamento, che preclude ai lavoratori precari la possibilità di ottenere dal magistrato la stabilizzazione del rapporto. Se il Senato non modificherà il testo, la condizione di precario potrebbe così diventare permanente.
Con la nuova norma il giudice dovrà limitarsi ad applicare all’azienda una sanzione di entità variabile tra le 2,5 e le 6 mensilità (la stessa prevista per le imprese al di sotto dei 15 dipendenti). Finora, invece, il giudice che riscontrava irregolarità sul ricorso ad uno o più contratti a termine, poteva obbligare il datore di lavoro a riammettere in servizio il lavoratore con un contratto a tempo indeterminato. Non sarà più così.
La nuova norma si dovrà applicare anche ai giudizi in corso all’entrata in vigore della legge. Stando così le cose, il datore di lavoro potrà effettuare una serie pressoché infinita di contratti a termine, rischiando al massimo una sanzione di importo pari a sei mensilità. La norma anti-precari ha scatenato le reazioni della Cgil. “Si aumenta la disparità tra lavoratori e imprese”, dando a queste ultime “mano libera sull’utilizzo dei contratti a termine”, spiega Fulvio Fammoni, segretario confederale della Cgil con delega al mercato del lavoro. È una misura “molto negativa che lascia aperta ogni possibilità per le aziende sull’uso del contratto a termine, senza che, in caso di irregolarità, queste abbiano alcuna ripercussione futura”.
Anche la Cisl tuona contro la norma, giudicata “sbagliata”. Il giudizio del segretario confederale della Cisl, Giorgio Santini, sulla misura è negativo. Sotto accusa non solo “il problema dell’indennizzo”, ma soprattutto il fatto che “un contratto non corretto viene considerato nullo”. In questo modo, spiega Santini, “il lavoratore, non solo non può essere riammesso sul posto di lavoro, per decisione del giudice, con un contratto a tempo indeterminato, ma rimane anche senza il contratto a termine”. Insomma “l’eventuale errore dell’azienda non viene sanzionato a vantaggio del lavoratore” che resta senza lavoro. Il segretario confederale della Cisl invita pertanto il governo a “porre rimedio ad una evidente e grave incongruenza”.
Guglielmo Loy, segretario confederale della Uil con delega al mercato del lavoro, attacca: “Oltre che sbagliata è incostituzionale. Uno Stato di diritto non prevede il cambio delle sanzioni in corso d’opera”. La misura è invece “retroattiva” poiché interviene anche nelle cause in corso al momento della sua entrata in vigore. Il giudizio del direttore generale di Confindustria, Maurizio Beretta, è invece positivo. Secondo gli industriali la norma “va nella giusta direzione. Un poco di semplificazione”, spiega Beretta, “e minor rigidità è quello che serve al mercato del lavoro. In questo, come in altri casi, non è di sanzioni che abbiamo bisogno ma di norme praticabili, che abbiano un senso logico rispetto alla reale situazione”.
Secondo il presidente della commissione Bilancio di Palazzo Madama, Antonio Azzollini, è difficile che il Senato possa modificare il decreto con la manovra. Neppure nella parte sui precari come chiedono oggi i sindacati. “Al momento l’orientamento del governo, che io sappia, è soltanto di tenere in grande considerazione ciò che il Quirinale ha richiesto”, sottolinea Azzolini. Immagino che lunedì ci siano decine e decine di richieste di cambiare, ma non credo proprio che sia possibile accoglierle”.
Intanto il Governo disconosce la paternità della norma anti-precari. “L’emendamento è di natura parlamentare” spiega il ministro Brunetta. “Voluto per risolvere i problemi che riguardavano la stabilizzazione di contratti atipici, che avrebbe avuto un peso insostenibile per molte azienda, fra cui le Poste”. Ma il ministro puntualizza: “Ovvio che chi subisce dei torti va tutelato, la norma va rivista”. Fonti del ministero del Lavoro sottolineano che “si tratta di una misura nata in ambito parlamentare: non l’ha voluta il governo e tanto meno il ministro Sacconi. Inizialmente le misure contenute nell’emendamento”, spiega una fonte qualificata, “dovevano valere sia per il presente che per il futuro, mentre nell’attuale formulazione, riguardano solo le cause ancora aperte”. Si tratterebbe quindi di una “sanatoria” per salvare alcune imprese che hanno utilizzato in modo irregolare un numero enorme di precari. Senza la nuova norma rischierebbero un duro colpo economico dalle cause in atto.
- Sabato 26 Luglio 2008
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Commenti
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Il 26 Luglio 2008 alle 21:13 vincenzo.m. ha scritto:
GOGA e BI-GOGA.
Il libro verde, nella sezione relativa all’innalzamento della età pensionabile, offre aperture a discussioni di interesse indiscutibile. L’innalzamento del l’età pensionabile, ad esempio oltre i sessantadue anni a far data dal 2013, ottempera in sé la certezza che, da quella data in poi, si avrà un esborso inferiore calcolabile sulla base del numero di lavoratori che si vedranno prolungare i termini della maturazione al diritto pensionistico. Una inconfessabile tentazione; si potrebbero contabilizzare, magari sotto forma di scrittura extra-contabile, quelle risorse computabili già sin d’ora: risorse liberate che non saranno oggetto di esborso alla data della attuazione pratica della riforma. Le continue rivisitazioni alle regole del welfare incitano gli italiani alla cultura della contabilità, contabilità dalle regole certe e fondate sul buon senso del buon padre di famiglia. La validità dei patti sanciti dalle “parti sociali”, unitamente alle rivisitazioni trimestrali del welfare, illuminano sull’adozione delle soluzioni più intelligenti frutto di elaborate filosofie che, a seguito di complesse ed eccitanti discussioni, contemplano la rivisitazione dei coefficienti pensionistici o la posticipazione di eventuali debiti. Non si comprende la mancata estensione ed applicazione delle riforme del welfare al mercato del lavoro e quindi al capitale umano.
Il capitale umano, essendo perequato al valore del capitale, dovrebbe essere soggetto alle medesime valutazioni. Il capitale rischia di svalutarsi. Nel mondo del lavoro, il capitale umano, è soggetto a cambiamenti qualitativi e valutativi: il valore di una funzione non è statico nel tempo, essa varia anche in funzione dell’evoluzione tecnologica. Una funzione, per un periodo, potrebbe essere oggetto di forte interesse da parte del mercato ed in altro periodo oggetta a svalutazione, risultare quindi fortemente appesantita da una collocazione salariale non più rispondente alla realtà del mondo del lavoro. Applicando il concetto in discussione sul welfare, qualche mente illuminata, potrebbe procedere ad una valutazione salariale flessibile e tale da conseguire una più aderente realtà alle leggi del mondo del lavoro: si creerebbero le condizioni ottimali per il più ottimale del mercati. Una riforma che produrrebbe il modello matrice di tutte le riforme, di certo otterrebbe il consenso generale di tutta l’area dirigenziale, al punto che gli stessi dirigenti cavalcherebbero la riforma con “volontaria” e personale pro-attività.
Goga e bi-goga dicevano quando si era ragazzi, la giocosa battuta era allora indirizzata ai giovani un pochino bricconcelli; goga e bi-goga è oggi un autorevole termine per definire una azione intelligente e meditata.
I nostri posteri potranno esultare : GOGA e BI-GOGA.
Il 28 Luglio 2008 alle 17:17 Norma anti precari: l’esectivo tira dritto, Pd e sindacati all’attacco » Panorama.it - Economia ha scritto:
[...] Non accenna a placarsi, la polemica sulla norma “anti-precari” contenuta nella manovra economica. Quel passagggio del decreto in cui si dice che un lavoratore a termine vittima di irregolarità o ingiustizie, e che per questo si rivolge a un giudice, può ottenere solo un indennizzo economico (il giudice dovrà limitarsi ad applicare all’azienda - anche a quelle al di sotto dei 15 dipendenti - una sanzione di entità variabile tra le 2,5 e le 6 mensilità) e non più l’assunzione a tempo indeterminato. E se il provvedimento da un lato compatta l’opposizione, dall’altro fa discutere la maggioranza. Il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, ne ha preso le distanze: “Non l’ho voluta io, è nato in ambito parlamentare. Non è del governo, né tantomeno mio”. Anche il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, fa sapere che comunque quella norma “va rivista”: “È un emendamento parlamentare” ha spiegato ” voluto per risolvere i problemi che riguardavano la stabilizzazione di contratti atipici, che avrebbe avuto un peso insostenibile per molte azienda, fra cui le poste. Ovvio che chi subisce dei torti va tutelato”. Opposizioni e sindacati chiedono che la norma sia cambiata al Senato. Le organizzazioni del lavoratori lanciano un allarme: la norma farebbe saltare l’accordo sui precari siglato con le Poste, l’azienda per la quale nasce la norma stessa. Ma il percorso più probabile, e condiviso tra i ministri, è quello che la manovra non venga modificata al Senato, ma intervenga un successivo decreto di correzione. Infatti il governo ha presentato un solo emendamento alla manovra (quello che corregge l’articolo 60, secondo le richieste del Quirinale), mentre non ne ha depositato nessuno sulla cosiddetta norma anti-precari. A dirlo è il relatore alla manovra, Salvo Fleres (Pdl), all’inizio della seduta della commissione Bilancio di Palazzo Madama, dopo che il termine per la presentazione degli emendamenti era appena scaduto. “Sui precari per ora non c’è nulla”, ha spiegato il senatore, mentre c’é una proposta di modifica del governo sull’articolo 60. Quest’ultimo assegna ai ministri la possibilità di modificare per via amministrativa le postazioni di bilancio approvate con legge dal Parlamento: scelta questa che ha suscitato le perplessità del Quirinale. “Nella mia relazione - ha ricordato Fleres - avevo indicato proprio questi due punti come elementi critici. In effetti, la norma sui precari poteva essere scritta meglio”. Il Pd va all’attacco. Secondo il senatore del Pd, Enrico Morando la norma anti-precari contenuta nel decreto sulla manovra economica “è molto negativa”. Per questo l’opposizione, riferisce, ha presentato emendamenti “sia soppressivi” della misura “sia che intervengono con delle modifiche”. Per l’ex presidente della commissione Bilancio ad essere negativa non è soltanto quella norma, ma “anche il resto di quell’articolo che modifica la legge Biagi”. La legge Biagi, infatti, si proponeva di unificare il mondo del lavoro - spiega - mentre l’articolo 21 del decreto ottiene l’effetto di un ulteriore approfondimento della divisione. Sono stupito - aggiunge il senatore del Pd - che Sacconi abbia adottato misure in contrasto con la legge Biagi”. Il leader democratico Walter Veltroni chiede all’esecutivo un “segnale forte”: “Bisogna” dice “fare esattamente il contrario di quello che il governo propone. La norma è politicamente e socialmente inaccettabile, oltre che a rischio di costituzionalità”. E ancora: “Il Paese ha bisogno di stabilità e non di precariato. Il provvedimento del governo permette alle aziende di essere più libere e di fare ricorso a questa tipologia contrattuale che mette a rischio la stabilizzazione non solo i lavoratori delle Poste, ma anche delle banche e dell’editoria”. Quindi, il Pd si dichiara pronto ad una terza lettura da parte della Camera. Qualora il governo modifichi la norma, infatti, la manovra dovrà tornare a Montecitorio per l’approvazione definitiva: nei giorni scorsi, l’esecutivo però aveva fatto sapere di non avere intenzione di apportare correzioni in modo tale da garantire un’approvazione rapida del provvedimento. Controcorrente la Lega: il presidente dei deputati del Carroccio Roberto Cota difende la norma che “È stata approvata va difesa senza giri di parole. Non è vero che toglie diritti ma”, spiega “ripristina, semmai, i diritti negati. Quelli che oggi invocano misure per i giovani che fanno fatica a trovare un posto di lavoro dovrebbero sapere che proprio la norma in questione serve a porre rimedio ad un aggiramento delle norme sul pubblico impiego e sui concorsi pubblici che è stato fatto”. Posizione favorevole da parte di Confindustria: la modifica apportata dalla Finanziaria ai contratti a termine non solo “è coerente con la direttiva europea” ma non viola neppure “la volontà delle parti che hanno sottoscritto il patto sul Welfare” nel luglio 2007. “Anzitutto” spiega una nota di Vaile dell’Astronomia “va sottolineato che le tutele contro i casi di abuso del contratto a termine, ossia contro l’eccesso di reiterazioni sono rimaste immutate. Pertanto, nel caso in cui si superi il limite massimo dei 36 mesi, tra proroghe e rinnovi, la sanzione rimane quella della conversione del rapporto a tempo indeterminato. La stessa cosa accade laddove il rapporto si protragga oltre il termine inizialmente fissato. Dunque” prosegue “non c’è alcuna violazione della volontà delle parti che hanno sottoscritto il patto sul Welfare del luglio 2007, proprio perchè non vengono messe in discussione le tutele fondamentali contro ogni impropria reiterazione nell’utilizzo del contratto a termine”. [...]
Il 31 Luglio 2008 alle 12:00 Via libera alle modifiche su assegni sociali e precariato » Panorama.it - Economia ha scritto:
[...] La norma anti-precari sarà circoscritta alle cause in corso e, quindi, soprattutto ai contenziosi con le Poste: l’entità dell’indennizzo andrà da un minimo di 2,5 a un massimo di 6 mensilità dell’ultima retribuzione. Il taglio generalizzato degli assegni sociali è stato invece cancellato. Il giro di vite varrà solo per gli immigrati e, in genere, per coloro che non potranno dimostrare di aver soggiornato in Italia per dieci anni consecutivi. Continueranno a percepire l’assegno gli italiani indigenti, compresi coloro che, come le casalinghe, non hanno avuto contratti di lavoro e redditi corrispondenti. [...]
Il 31 Luglio 2008 alle 18:12 Manovra al Senato con fiducia. Ecco le modifiche su assegni sociali e precariato » Panorama.it - Economia ha scritto:
[...] La norma anti-precari sarà circoscritta alle cause in corso e, quindi, soprattutto ai contenziosi con le Poste: l’entità dell’indennizzo andrà da un minimo di 2,5 a un massimo di 6 mensilità dell’ultima retribuzione. Il taglio generalizzato degli assegni sociali è stato invece cancellato. Il giro di vite varrà solo per gli immigrati e, in genere, per coloro che non potranno dimostrare di aver soggiornato in Italia per dieci anni consecutivi. Continueranno a percepire l’assegno gli italiani indigenti, compresi coloro che, come le casalinghe, non hanno avuto contratti di lavoro e redditi corrispondenti. [...]
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