- Tags: finanziaria, governo, lavoro, precari, sindacati
- 2 commenti
Non accenna a placarsi, la polemica sulla norma “anti-precari” contenuta nella manovra economica. Quel passagggio del decreto in cui si dice che un lavoratore a termine vittima di irregolarità o ingiustizie, e che per questo si rivolge a un giudice, può ottenere solo un indennizzo economico (il giudice dovrà limitarsi ad applicare all’azienda - anche a quelle al di sotto dei 15 dipendenti - una sanzione di entità variabile tra le 2,5 e le 6 mensilità) e non più l’assunzione a tempo indeterminato.
E se il provvedimento da un lato compatta l’opposizione, dall’altro fa discutere la maggioranza. Il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, ne ha preso le distanze: “Non l’ho voluta io, è nato in ambito parlamentare. Non è del governo, né tantomeno mio”. Anche il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, fa sapere che comunque quella norma “va rivista”: “È un emendamento parlamentare” ha spiegato ” voluto per risolvere i problemi che riguardavano la stabilizzazione di contratti atipici, che avrebbe avuto un peso insostenibile per molte azienda, fra cui le poste. Ovvio che chi subisce dei torti va tutelato”.
Opposizioni e sindacati chiedono che la norma sia cambiata al Senato. Le organizzazioni del lavoratori lanciano un allarme: la norma farebbe saltare l’accordo sui precari siglato con le Poste, l’azienda per la quale nasce la norma stessa. Ma il percorso più probabile, e condiviso tra i ministri, è quello che la manovra non venga modificata al Senato, ma intervenga un successivo decreto di correzione. Infatti il governo ha presentato un solo emendamento alla manovra (quello che corregge l’articolo 60, secondo le richieste del Quirinale), mentre non ne ha depositato nessuno sulla cosiddetta norma anti-precari. A dirlo è il relatore alla manovra, Salvo Fleres (Pdl), all’inizio della seduta della commissione Bilancio di Palazzo Madama, dopo che il termine per la presentazione degli emendamenti era appena scaduto. “Sui precari per ora non c’è nulla”, ha spiegato il senatore, mentre c’é una proposta di modifica del governo sull’articolo 60. Quest’ultimo assegna ai ministri la possibilità di modificare per via amministrativa le postazioni di bilancio approvate con legge dal Parlamento: scelta questa che ha suscitato le perplessità del Quirinale. “Nella mia relazione - ha ricordato Fleres - avevo indicato proprio questi due punti come elementi critici. In effetti, la norma sui precari poteva essere scritta meglio”.
Il Pd va all’attacco. Secondo il senatore del Pd, Enrico Morando la norma anti-precari contenuta nel decreto sulla manovra economica “è molto negativa”. Per questo l’opposizione, riferisce, ha presentato emendamenti “sia soppressivi” della misura “sia che intervengono con delle modifiche”. Per l’ex presidente della commissione Bilancio ad essere negativa non è soltanto quella norma, ma “anche il resto di quell’articolo che modifica la legge Biagi”. La legge Biagi, infatti, si proponeva di unificare il mondo del lavoro - spiega - mentre l’articolo 21 del decreto ottiene l’effetto di un ulteriore approfondimento della divisione. Sono stupito - aggiunge il senatore del Pd - che Sacconi abbia adottato misure in contrasto con la legge Biagi”. Il leader democratico Walter Veltroni chiede all’esecutivo un “segnale forte”: “Bisogna” dice “fare esattamente il contrario di quello che il governo propone. La norma è politicamente e socialmente inaccettabile, oltre che a rischio di costituzionalità”. E ancora: “Il Paese ha bisogno di stabilità e non di precariato. Il provvedimento del governo permette alle aziende di essere più libere e di fare ricorso a questa tipologia contrattuale che mette a rischio la stabilizzazione non solo i lavoratori delle Poste, ma anche delle banche e dell’editoria”. Quindi, il Pd si dichiara pronto ad una terza lettura da parte della Camera. Qualora il governo modifichi la norma, infatti, la manovra dovrà tornare a Montecitorio per l’approvazione definitiva: nei giorni scorsi, l’esecutivo però aveva fatto sapere di non avere intenzione di apportare correzioni in modo tale da garantire un’approvazione rapida del provvedimento.
Controcorrente la Lega: il presidente dei deputati del Carroccio Roberto Cota difende la norma che “È stata approvata va difesa senza giri di parole. Non è vero che toglie diritti ma”, spiega “ripristina, semmai, i diritti negati. Quelli che oggi invocano misure per i giovani che fanno fatica a trovare un posto di lavoro dovrebbero sapere che proprio la norma in questione serve a porre rimedio ad un aggiramento delle norme sul pubblico impiego e sui concorsi pubblici che è stato fatto”.
Posizione favorevole da parte di Confindustria: la modifica apportata dalla Finanziaria ai contratti a termine non solo “è coerente con la direttiva europea” ma non viola neppure “la volontà delle parti che hanno sottoscritto il patto sul Welfare” nel luglio 2007. “Anzitutto” spiega una nota di Vaile dell’Astronomia “va sottolineato che le tutele contro i casi di abuso del contratto a termine, ossia contro l’eccesso di reiterazioni sono rimaste immutate. Pertanto, nel caso in cui si superi il limite massimo dei 36 mesi, tra proroghe e rinnovi, la sanzione rimane quella della conversione del rapporto a tempo indeterminato. La stessa cosa accade laddove il rapporto si protragga oltre il termine inizialmente fissato. Dunque” prosegue “non c’è alcuna violazione della volontà delle parti che hanno sottoscritto il patto sul Welfare del luglio 2007, proprio perchè non vengono messe in discussione le tutele fondamentali contro ogni impropria reiterazione nell’utilizzo del contratto a termine”.
- Lunedì 28 Luglio 2008
FALLIMENTO O SALVATAGGGIO?
PROBLEMI E SOLUZIONI
APPLE - LUCI E OMBRE
ECONOMIA 2.0
L’AGENDA DEL GOVERNO E DEGLI ITALIANI
IL PIANO MONTI
LA RIFORMA: ARTICOLO 18, PROPOSTE, DIBATTITO
LA RIFORMA, I NUMERI, LE POLEMICHE
RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE
VITE STRAORDINARIE
DIETRO LE QUINTE
IL MADE IN ITALY DI SUCCESSO
AGENDA POLITICO-ECONOMICA DELLA SETTIMANA











UN ANNO DI ECONOMIA
IL MEGLIO DEL 2011
G20 di Cannes: i protagonisti e le loro sfide
Libia: i nostri interessi in gioco








Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 29 Luglio 2008 alle 0:16 squigi ha scritto:
sono sconcertato come è possibile che si possano prendere dei provvedimenti del genere. solo alle poste sono 10000 persone che aspettano giustizia e il governo risponde mettendo il bavaglio alla povera gente. cosa dovranno fare i precari? subire le ingiustizie e stare zitti. precari abbiamo proprio sbagliate a votare chi non ci difende per niente
Il 29 Luglio 2008 alle 12:44 Assegni sociali, il governo correggerà la manovra » Panorama.it - Economia ha scritto:
[...] Dopo la norma “anti-precari” un’altra misura della manovra finisce entra nella bufera. Si tratta di un provvedimento che rappresenta una vera e propria stretta sui requisiti per accedere all’assegno sociale. Una norma contestata da opposizione e sindacati che il governo ha deciso di modificarla. L’annuncio è stato fatto dal ministro per i Rapporti con il Parlamento Elio Vito, che ha fatto sapere che il governo intende presentare una riscrittura alla norma sull’assegno sociale, nel corso dell’esame della manovra economica al Senato. La nuova misura prevede che per vedersi riconosciuto l’assegno sociale occorra lavorare e versare contributi per almeno 10 anni. La legge in vigore, invece, prevede che possano richiedere l’assegno sociale i cittadini oltre i 65 anni a prescindere dal versamento delle tasse. Sulla questione sono poi intervenuti diversi esponenti del Pdl a meglio chiarire come la nuova norma, contrariamente a quanto sostenuto dall’opposizione, non mette a rischio le pensioni sociali di anziani e casalinghe. Le persone che hanno diritto agli assegni sociali continueranno a riceverli, ma saranno evitati gli abusi dei “furbastri”, ha fatto sapere il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, che ha assicurato che il governo farà in modo di “eliminare gli abusi e chi ha diritto, avendo pagato i contributi o avendo una condizione sociale tale da avere la pensione, potrà mantenere” l’assegno. “Non vogliamo far torto a nessuno” ha aggiunto il ministro “ma evitare gli abusi, perchè è ora di dire basta ai furbastri che vengono qui per togliere la pensione a chi ne ha bisogno”. “La necessaria correzione della norma relativa ai criteri di erogazione dell’assegno sociale” spiega il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi “dovrà ora conciliare la doverosa esigenza di impedire gli eventuali abusi da parte di cittadini extracomunitari con quella di mantenere una prestazione che si configura come un reddito di ultima istanza per persone anziane che per varie ragioni non hanno potuto accumulare adeguati versamenti contributivi”. Chiare anche le parole del sottosegretario all’Economia Giuseppe Vegas il quale specificava: «Le modifiche apportate alla Camera all’articolo 20 in tema di assegno sociale non ne mutano la destinazione, che concerne esclusivamente i cittadini extracomunitari. I limiti alla concessione dell’assegno non riguardano pertanto nè i cittadini italiani nè tanto meno le casalinghe”. Vegas, tornava a chiarire così la portata della norma della manovra finanziaria sugli assegni sociali al centro del dibattito politico. “In ogni caso la volontà del legislatore, Governo e Parlamento, è inequivoca in materia. Tale interpretazione autentica verrà ribadita immediatamente al Senato” concludeva Vegas. [...]
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.