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- Un commento
Dopo la norma “anti-precari” un’altra misura della manovra finisce entra nella bufera. Si tratta di un provvedimento che rappresenta una vera e propria stretta sui requisiti per accedere all’assegno sociale.
Una norma contestata da opposizione e sindacati che il governo ha deciso di modificarla. L’annuncio è stato fatto dal ministro per i Rapporti con il Parlamento Elio Vito, che ha fatto sapere che il governo intende presentare una riscrittura alla norma sull’assegno sociale, nel corso dell’esame della manovra economica al Senato. La nuova misura prevede che per vedersi riconosciuto l’assegno sociale occorra lavorare e versare contributi per almeno 10 anni. La legge in vigore, invece, prevede che possano richiedere l’assegno sociale i cittadini oltre i 65 anni a prescindere dal versamento delle tasse.
Sulla questione sono poi intervenuti diversi esponenti del Pdl a meglio chiarire come la nuova norma, contrariamente a quanto sostenuto dall’opposizione, non mette a rischio le pensioni sociali di anziani e casalinghe. Le persone che hanno diritto agli assegni sociali continueranno a riceverli, ma saranno evitati gli abusi dei “furbastri”, ha fatto sapere il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, che ha assicurato che il governo farà in modo di “eliminare gli abusi e chi ha diritto, avendo pagato i contributi o avendo una condizione sociale tale da avere la pensione, potrà mantenere” l’assegno. “Non vogliamo far torto a nessuno” ha aggiunto il ministro “ma evitare gli abusi, perchè è ora di dire basta ai furbastri che vengono qui per togliere la pensione a chi ne ha bisogno”.
“La necessaria correzione della norma relativa ai criteri di erogazione dell’assegno sociale” spiega il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi “dovrà ora conciliare la doverosa esigenza di impedire gli eventuali abusi da parte di cittadini extracomunitari con quella di mantenere una prestazione che si configura come un reddito di ultima istanza per persone anziane che per varie ragioni non hanno potuto accumulare adeguati versamenti contributivi”.
Chiare anche le parole del sottosegretario all’Economia Giuseppe Vegas il quale specificava: «Le modifiche apportate alla Camera all’articolo 20 in tema di assegno sociale non ne mutano la destinazione, che concerne esclusivamente i cittadini extracomunitari. I limiti alla concessione dell’assegno non riguardano pertanto nè i cittadini italiani nè tanto meno le casalinghe”. Vegas, tornava a chiarire così la portata della norma della manovra finanziaria sugli assegni sociali al centro del dibattito politico. “In ogni caso la volontà del legislatore, Governo e Parlamento, è inequivoca in materia. Tale interpretazione autentica verrà ribadita immediatamente al Senato” concludeva Vegas.
- Martedì 29 Luglio 2008
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Commenti
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Il 29 Luglio 2008 alle 16:54 Fox_Mulder ha scritto:
Detta così é piuttosto vaga. Servirebbe qualche delucidazione in merito. Ad esempio: chi é nato in Italia e poi é andato all’estero a lavorare e ritorna e risiede in Italia da 20 anni o poco meno… e al compimento del 65esimo anno di età riceve la pensione, che succede!? Con la nuova manovra gli viene tolta!?
Io ad esempio, parlo per mio padre. Ha 76 anni, ha lavorato 45 anni nel Sud America, da 17 anni é ritornato in Italia e dai 70 anni ha preso la pensione sociale, é sposato con una casalinga… … che dovrebbe succedere a lui, in teoria o nella pratica!? Gli verrebbe revocata!?
E’ da considerare “extracomunitario” solo perché andato all’estero a lavorare per non morire di fame durante l’Italia fascista!? Chi mi può dare qualche spiegazione maggiore!? Grazie!
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