Assegni sociali e precariato: ecco le modifiche del governo

Manifestazione di precari

Cambiano le norme sui precari e sugli assegni sociali. Solo fino a due giorni fa la manovra al Senato sembrava blindata su questi temi, ieri invece l’esecutivo ha annunciato modifiche sia alla stretta sugli assegni sociali sia alla norma anti-precari. Modifiche prontamente arrivate in mattinata.

Sono stati infatti presentati due emendamenti del relatore Salvo Fleres al decreto sulla manovra in commissione Bilancio del Senato un emendamento che cambia l’articolo 21 del decreto sulla manovra approvato dalla Camera. L’esame della commissione proseguirà per tutto il giorno ed è probabile che il via libera arrivi durante la seduta notturna.
L’emendamento sui precari interesserà solo i contenziosi in corso. Il blocco delle assunzioni dei lavoratori a termine vale solo per le cause in corso, mentre non cambia nulla rispetto alle regole attuali per il futuro. L’emendamento elimina il comma incriminato e modifica il precedente specificando che in riferimento “ai soli giudizi in corso alla data entrata in vigore della legge”, il datore di lavoro è tenuto “unicamente a indennizzare” il lavoratore con un’indennità. La sanatoria è così limitata ai ricorsi fatti dai lavoratori delle Poste e a pochi altri casi.
Sugli assegni sociali viene così modificata la norma approvata dalla Camera, che avrebbe comportato un taglio indiscriminato degli assegni sociali. Resta stabilita la necessità di aver lavorato in Italia per almeno dieci anni, ma scompare la necessità di aver percepito un reddito “almeno pari all’importo dell’assegno sociale”. In questo modo la stretta non riguarderà più i cittadini italiani ma solo gli immigrati.

Nata in chiave anti-immigrati, quest’ultima norma rischiava di togliere gli assegni sociali anche agli anziani indigenti, in gran parte donne. E così il ministro per i Rapporti con il Parlamento Elio Vito annunciava ieri che il governo avrebbe un emendamento al Senato per eliminare il rischio di un taglio indiscriminato degli assegni.
Ma la maggioranza, durante l’esame della manovra in commissione al Senato, si è lasciata aperta la porta a una modifica dell’altra norma che ha provocato mille proteste, il blocco delle assunzioni dei precari che fanno causa all’azienda.

A sciogliere ogni dubbio ci ha pensato Maurizio Sacconi: il governo - spiegano fonti del ministero del Welfare - presenterà un emendamento destinato a circoscrivere alle Poste il problema delle nuove regole sulla trasformazione del contratto di lavoro. L’altro giorno, il ministro aveva ipotizzato che un’eventuale modifica delle norme contenute nel decreto potesse trovare spazio nella legge finanziaria, in quanto l’orientamento generale era quello di modificare il meno possibile il decreto sulla manovra.

Soddisfatto il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, che parla di chiarimento “positivo” sulle due questioni. Il leader della Cgil, Guglielmo Epifani rileva che “l’episodio dell’assegno sociale ai poveri dimostra che se il Paese lo incalza il Governo è in grado di fare marcia indietro”. Sui precari, invece, è moderatamente positivo il giudizio sulla modifica da parte di Confindustria, che aveva appoggiato la norma approvata in Parlamento. “Può andare, così come se ne parla, può andare”, ha detto il leader degli industriali Emma Marcegaglia. Il decreto così modificato dovrebbe approdare in Aula giovedì (non è esclusa un’accelerazione a questa sera) dove il governo molto probabilmente farà ricorso a un nuovo voto di fiducia. Il testo tornerà poi alla Camera per il via libera definitivo.
Intanto, mentre la manovra si avvia verso il voto finale del Senato, l’agenzia di rating Standard & Poor’s la boccia sostenendo che il suo impatto sulla spesa pubblica sarà solo “lieve”: “Il nuovo governo di centrodestra, guidato da Silvio Berlusconi - sostiene l’agenzia - non propone alcuna riforma di tipo strutturale che affronti seriamente i temi della spesa pubblica”.

Commenti

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Il 30 Luglio 2008 alle 16:38 everose ha scritto:

Sempre a riguardo della cancellazione dell’assegno sociale dal 1 gennaio 2009..
Ho una mamma di 63 anni.. nella sua vita ha sempre fatto la casalinga per necessità accudendo a due fratelli gemelli (ora 36enni) handicappati gravi dalla nascita entrambi sulla sedia a rotelle..
Mio padre dopo essersene andato di casa è morto non lasciando nulla, neppure i requisiti della pensione di reversibilità ai superstiti.
Comincia a diventare vecchia e a non farcela più, in casa si tira avanti con l’indennità di accompagnamento e il mio normale stipendio di impiegata.. Ne
Ci teneva molto all’assegno sociale ai 65 anni… Evidentemente accudire un figlio disabile è considerato dall’attuale governo FANNULLAGGINE…
Vorrei far recapitare questa missiva ai responsabili di questa manovra.
Qualcuno ci può dare un consiglio in merito?

Grazie everose 40enne

Il 30 Luglio 2008 alle 21:34 Via libera alle modifiche su assegni sociali e precariato » Panorama.it - Economia ha scritto:

[...] La commissione Bilancio ha approvato le modifiche ai due articoli più contestati della manovra. La norma anti-precari sarà circoscritta alle cause in corso e, quindi, soprattutto ai contenziosi con le Poste: l’entità dell’indennizzo andrà da un minimo di 2,5 a un massimo di 6 mensilità dell’ultima retribuzione. Il taglio generalizzato degli assegni sociali è stato invece cancellato. Il giro di vite varrà solo per gli immigrati e, in genere, per coloro che non potranno dimostrare di aver soggiornato in Italia per dieci anni consecutivi. Continueranno a percepire l’assegno gli italiani indigenti, compresi coloro che, come le casalinghe, non hanno avuto contratti di lavoro e redditi corrispondenti. [...]

Il 4 Agosto 2008 alle 13:13 Precari d’Italia: dubbi sulle norme e numeri in aumento » Panorama.it - Economia ha scritto:

[...] Dubbi sulla costituzionalità. È quanto esprimono sulle cosiddette misure anti-precari, contenute nella manovra economica, anche dopo le modifiche apportate dal Senato, i tecnici della Camera. La segnalazione viene dal Servizio studi della Camera, che invita in proposito ad una “attenta valutazione” alla luce dell’articolo 3 della Costituzione. La questione riguarda la disposizione che prevede per i soli giudizi in corso l’indennità invece del reintegro, distinguendo quindi “la disciplina applicabile ai giudizi in corso alla data di entrata in vigore della legge di conversione e quella applicabile alle analoghe violazioni commesse in data anteriore o successiva all’entrata in vigore di tale legge e che non siano oggetto dei predetti giudizi”. L’articolo della Carta costituzionale indicato dai tecnici sottolinea che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. Analizzando le modifiche apportate dal Senato all’articolo 21 del decreto sulla manovra, il servizio Studi di Montecitorio puntualizza: “Si osserva come sembri opportuna un’attenta valutazione della distinzione introdotta dalla norma in esame” per sanare le violazioni delle norme sui contratti a termine “alla luce del principio di ragionevolezza di cui all’articolo 3 della Costituzione”. Il governo al momento non si scompone, e il portavoce di Forza Italia Daniele Capezzone conferma che, dopo le modifiche al Senato, non ci sono altri motivi di preoccupazione: “Proprio il criterio di ragionevolezza” spiega Capezzone “oltre che un’interpretazione saggia del principio di uguaglianza”, suggeriscono il “trattamento uguale di situazioni uguali, e il trattamento diverso di situazioni diverse”. Morale: è ragionevole distinguere tra una misura riguardante i giudizi e le controversie già in corso, e una misura riguardante altri futuri ed eventuali giudizi e controversie oggi non in corso. Sono due realtà distinte, a cui il legislatore può far corrispondere due discipline in parte differenziate. Senza dire che in tutto il mondo gli stessi lavoratori - conclude Capezzone - preferiscono una congrua indennità al reintegro, “inclusa la quasi totalità dei Paesi dell’Occidente avanzato governati dalle coalizioni di centrosinistra”. E proprio nel confronto con il resto d’Europa, le imprese italiane vincono la sfida sull’impiego di lavoratori precari. Vero: secondo i dati dell’indagine Excelsior 2008 di Unioncamere e Ministero del lavoro, il numero di lavoratori con contratto a tempo è in costante aumento in Italia. Ma sempre a livelli inferiori rispetto a quanto accade in Ue. Da noi, la percentuale di occupati con contratto atipico si mantiene ancora al di sotto della media europea e ben lontana dai livelli della dinamica Spagna. Negli ultimi nove anni il peso dei contratti a tempo determinato sul totale delle assunzioni previste dalle imprese è aumentato di 12 punti percentuali, passando dal 30,8% del 2001 al 42,6% previsto per il 2008 (pari a 352 mila assunzioni, allo stesso livello del 2007). Nelle imprese, tuttavia - rileva l’indagine - aumentano anche i contratti ’stabili’, che quest’anno dovrebbero superare le 392 mila unità, pari al 47,4% delle 827.900 entrate stagionali. Mentre rimane poco consistente il ricorso al nuovo apprendistato e al contratto di inserimento (rispettivamente 8,0% e 1,6%), e cala il ricorso al part-time (13,4%, a fronte del 15,0% del 2007), il contratto a tempo determinato, che le imprese usano soprattutto per far fronte a picchi di attività, sembra anche assumere sempre più il carattere di “contratto di prova”: lo confermano gli oltre 130 mila contratti a tempo determinato utilizzati proprio per “testare” nuovo personale. E considerato che per il 24% dei dipendenti a termine in forza presso le imprese nel 2007 si prevede una trasformazione in lavoratori a tempo indeterminato nel corso del 2008, la “flessibilità in entrata” sembra sempre più rappresentare una condizione “di passaggio”. La tendenza evidenziata dall’indagine Excelsior è confermata anche dall’Istat, che, analizzando la situazione nelle grandi imprese, indica un aumento costante dei contratti a tempo determinato: dal 64,9% del totale del 2000 hanno raggiunto il 72,7% nel 2007 (il 55,4% a termine), con un peso maggiore nei servizi (75,7%) rispetto all’industria (65,4%). La realtà del precariato italiano è comunque più contenuta rispetto al resto d’Europa: l’Italia, infatti, con il suo 13,2% di occupati a tempo determinato sul totale alla fine del 2007, si mantiene al di sotto della media dei Ventisette (14,5%) e ben lontana dai livelli della Spagna, dove i contratti a scadenza rappresentano il 31,7% del totale. [...]

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Giampiero Cantoni
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