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Turbina. Alternatore. Trasformatore. Bolletta. Messa così, la strada della produzione di energia elettrica appare diritta e senza ostacoli, ma come diceva Ennio Flaiano: «In Italia la linea più breve tra due punti è l’arabesco» e dunque il sentiero è tortuoso e costoso.
La bolletta energetica italiana infatti non è uguale per tutti: 1 megawatt di elettricità prodotto nel Settentrione il 10 luglio scorso costava 106,66 euro, al Centro e nel Meridione 123,29 euro, in Sardegna 113,06 euro e in Sicilia toccava la stratosferica cifra di 171,09 euro. Incredibili asimmetrie di prezzo che si spiegano così: alcune zone dell’Italia non sono collegate alla rete nazionale e questo crea una serie di disfunzioni nella distribuzione di energia.
Problema: l’elettricità prodotta in eccesso nel Nord non può essere trasferita al Sud. Risultato finale: il prezzo medio dell’energia elettrica in Italia, a causa delle inefficienze del Sud e delle Isole, balza a 115,20 euro, mentre potrebbe essere molto più contenuto.
Il meccanismo di formazione del prezzo è teoricamente semplice e trasparente: ogni giorno il gestore del mercato elettrico tiene aste per stabilire il prezzo dell’energia, che poi viene acquistata dai grossisti. I prezzi raccolti nelle varie zone d’Italia servono a fissare il prezzo unico nazionale, che purtroppo alla fine riflette la distorsione delle “rendite da congestione” prodotte in quelle zone del Paese dove la Terna (proprietaria della rete di trasporto dell’energia) per le resistenze e i veti degli enti locali non riesce a posare i cavi necessari per distribuire l’elettricità .
Così 36 milioni di utenze domestiche e commerciali sopportano il costo della politica del no di alcune regioni. Il conto dei “niet” localistici per il contribuente e le famiglie italiane è salato: considerando la tendenza al rialzo dei prezzi sul mercato energetico, si calcola che nel 2008 sfiorerà il miliardo di euro.
Se il cittadino si sente inerme, le associazioni e le lobby cominciano a battere i pugni sul tavolo. La Confindustria s’è posta la domanda di Lenin: che fare? Antonio Costato, vicepresidente della Confindustria per l’energia e il mercato, sta studiando da qualche settimana il problema e ha deciso di rompere gli indugi e fare una proposta provocatoria: l’elettricità verrà trasferita con prezzi diversi per ciascuna zona. Una sorta di secessione energetica che nelle intenzioni della Confindustria deve avere l’effetto di un elettroshock.
Le note riservate di viale dell’Astronomia parlano chiaro. Primo: al Nord si applicherà il prezzo più basso. Secondo: al Sud e nelle Isole l’energia costerà molto di più. Terzo: a quel punto l’esplosione dei prezzi al Sud non passerà inosservata e chi vende energia nelle zone congestionate difficilmente potrà praticare prezzi il 60-70 per cento più alti che nel resto d’Italia senza la protezione di quello che la Confindustria chiama “lo schermo mimetico” garantito dal prezzo unico nazionale. Estrema conseguenza: “Gli utenti, toccati nel portafoglio dal costo dei no, faranno pressione sulle regioni perché si dia corso alla posa dei cavi che la Terna ha pronti da anni”.
Presidente degli industriali di Rovigo, uomo del Nord-Est chiamato da Emma Marcegaglia a rappresentare il territorio più dinamico del Paese, Costato non ha il timore che la sua proposta venga scambiata per un’incursione leghista. Secessione energetica? “No, in realtà con questa proposta esaltiamo le conseguenze di un comportamento non virtuoso, di una cattiva interpretazione del federalismo” spiega a Panorama. Industriale del settore molitorio (”Settore molto energivoro”), Costato macina i progetti dei governatori fai-da-te: “Gli amministratori regionali, grazie alla riforma del titolo V della Costituzione, hanno una capacità di interdizione alla costruzione di qualsiasi tipo di infrastruttura, perfino sulla posa di un pezzo di rame tra Scilla e Cariddi. Io sono un federalista, ma un conto è il perimetro politico e fiscale, un altro è il perimetro economico dove l’ambito è addirittura sovranazionale”.
Costato pensa che la politica energetica debba essere esclusiva dello Stato: “Sento parlare di cose aberranti come i piani energetici provinciali e regionali. E questo lo predicano anche gli amministratori del Nord. Sono robe che fanno venire la pelle d’oca”. In Confindustria ci sono imprese del settore energetico che possono essere meno favorevoli alla proposta, ma la scelta di viale dell’Astronomia è netta: “La linea guida della presidente Marcegaglia è inseguire il maggior beneficio per il Paese e qui sono le famiglie e i piccoli esercizi commerciali a essere i più colpiti”.
La palla passa a questo punto al governo. L’Autorità per l’energia da tempo ha acceso il faro sul problema, Palazzo Chigi sa che il tema è popolare e non rinviabile e la Confindustria preme: “È una questione di volontà politica e in autunno va trovata una soluzione”, chiosa Costato. In ballo c’è 1 miliardo di euro e il gioco sembra valere la candela, o meglio la lampadina.
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Commenti
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Il 2 Agosto 2008 alle 14:38 fercas ha scritto:
E finiamola di elargire quattrini al Sud italia; facciamo stò federalismo fiscale ed ognuno, a casa sua, faccia quel che gli pare ma senza pesare economicamente sugli altri! E’ ora di finirla con il mantenere stì sudisti del cavolo, facciamo come in America, una guerra di secessione e zack un taglio netto con una linea immaginaria che non vada aolte il Lazio. Il resto, com’è dimostrato, è solo camorra, andrangheta e mafia e, quindi, se la godino in santa pace senza rompere i maroni alla gente che lavora!!! Cordialità .
Il 11 Agosto 2008 alle 17:30 diggita.it ha scritto:
Federalismo energetico: la bolletta non è uguale per tutti…
La bolletta energetica italiana infatti non è uguale per tutti: 1 megawatt di elettricità prodotto nel Settentrione il 10 luglio scorso costava 106,66 euro, al Centro e nel Meridione 123,29 euro, in Sardegna 113,06 euro e in Sicilia toccava la strato…
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