Tra caro-rette e liste di attesa il 23% dei bimbi italiani non riesce a frequentare gli asili nido comunali. Lo rivela un’indagine di Cittadinanzattiva, che mostra come Lecco sia la città più cara (i genitori per mandare il pargolo alla scuola d’infanzia devono tirar fuori 572 euro al mese) e Udine quella che nel 2007-2008 ha fatto registrare l’incremento record: +23% rispetto all’anno precedente. L’analisi ha considerato una famiglia tipo di tre persone (genitori e figlio 0-3 anni) con reddito lordo annuo di 44.200 euro e relativo Isee (riccometro) di 19.900 euro. I dati sulle rette sono elaborati a partire da fonti ufficiali delle Amministrazioni comunali e oggetto della ricerca sono state le rette per la frequenza a tempo pieno (in media 9 ore al giorno) e, dove non presente, a tempo ridotto (in media, 6 ore al giorno) per cinque giorni a settimana.
Più richieste, ma lunghe liste d’attesa. Dopo un anno di sostanziale crescita zero (nel 2006-07 si era registrato un aumento dello 0,7% rispetto all’anno prima), ora si registra un incremento medio delle tariffe dell’1,8% rispetto all’anno precedente, con 26 città che hanno ritoccato all’insù le rette e 4 capoluoghi che registrano incrementi a due cifre: Udine (+23%), Como (+16%), Trieste (+11,5%) e Foggia (+10%). Rispetto a un anno fa, al Nord la spesa media mensile è cresciuta del 3,5%, mentre è sostanzialmente stabile al Centro e al Sud. Sebbene il numero degli asili nido comunali sia cresciuto del 3,3% rispetto al 2005, in media un richiedente su cinque rimane in lista d’attesa (considerando solo i capoluoghi di provincia, si sale a uno su quattro). Il poco edificante record va alla Campania con il 40% di bimbi in lista di attesa, seguita da Molise (36%), Sicilia e Lazio (34% ciascuno).
I più economici? In Calabria e a Roma. Nella top ten delle dieci città più care, tra quelle che offrono il servizio a tempo pieno, si confermano, rispetto al 2006-07, Lecco, Belluno, Bergamo, Mantova, Cuneo, Treviso, Sondrio e Vicenza, mentre Udine e Pordenone subentrano a Varese e Trento. Nella graduatoria delle dieci città meno care, prevalgono le realtà del Centro-Sud. In assoluto, la città più economica si conferma per il terzo anno consecutivo Roma. La Calabria è la regione più economica (118 euro) e il Trentino la più costosa (406 euro).
Copertura dei costi al 6%. La regione che emerge per il più elevato numero di nidi è la Lombardia con 617 strutture e circa 27.000 posti disponibili, seguita da Emilia Romagna (540 nidi e 23.463 posti) e Toscana (399 nidi e 14.137 posti), ultima il Molise con soli sei asili per 219 posti disponibili. A livello nazionale si contano 3.110 asili nido comunali (+3,3% rispetto al 2005), dei quali il 44% è concentrato nei capoluoghi, per complessivi 130.244 posti disponibili (il 48% presso città capoluogo). Il servizio di asilo nido pubblico è presente solo nel 17% dei comuni italiani; nel loro insieme il 59% è concentrato nelle regioni settentrionali, il 27% al Centro e solo il restante 14% al Sud.
Facendo un confronto tra i posti disponibili e la potenziale utenza, la copertura del servizio è del 6%, con un massimo del 16% in Emilia Romagna e un minimo dell’1% in Puglia, Calabria e Campania. In media, in Italia la copertura dei costi mensili del servizio è assicurata per il 40% dalle entrate rappresentate dalle rette pagate da chi usufruisce del servizio, e per il 60% da risorse dell’ente locale. Gli estremi sono rappresentati dalla Basilicata, dove le rette pagate dagli utenti coprono il 56% dei costi, e dalla Campania, dove invece tali rette coprono solo il 17% dei costi.
- Domenica 3 Agosto 2008
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