- Tags: atipici, Camera, contratti, Costituzione, imprese, lavoro, manovra, norme, precariato
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Dubbi sulla costituzionalità. È quanto esprimono sulle cosiddette misure anti-precari, contenute nella manovra economica, anche dopo le modifiche apportate dal Senato, i tecnici della Camera.
La segnalazione viene dal Servizio studi della Camera, che invita in proposito ad una “attenta valutazione” alla luce dell’articolo 3 della Costituzione.
La questione riguarda la disposizione che prevede per i soli giudizi in corso l’indennità invece del reintegro, distinguendo quindi “la disciplina applicabile ai giudizi in corso alla data di entrata in vigore della legge di conversione e quella applicabile alle analoghe violazioni commesse in data anteriore o successiva all’entrata in vigore di tale legge e che non siano oggetto dei predetti giudizi”. L’articolo della Carta costituzionale indicato dai tecnici sottolinea che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.
Analizzando le modifiche apportate dal Senato all’articolo 21 del decreto sulla manovra, il servizio Studi di Montecitorio puntualizza: “Si osserva come sembri opportuna un’attenta valutazione della distinzione introdotta dalla norma in esame” per sanare le violazioni delle norme sui contratti a termine “alla luce del principio di ragionevolezza di cui all’articolo 3 della Costituzione”.
Il governo al momento non si scompone, e il portavoce di Forza Italia Daniele Capezzone conferma che, dopo le modifiche al Senato, non ci sono altri motivi di preoccupazione: “Proprio il criterio di ragionevolezza” spiega Capezzone “oltre che un’interpretazione saggia del principio di uguaglianza”, suggeriscono il “trattamento uguale di situazioni uguali, e il trattamento diverso di situazioni diverse”. Morale: è ragionevole distinguere tra una misura riguardante i giudizi e le controversie già in corso, e una misura riguardante altri futuri ed eventuali giudizi e controversie oggi non in corso. Sono due realtà distinte, a cui il legislatore può far corrispondere due discipline in parte differenziate. Senza dire che in tutto il mondo gli stessi lavoratori - conclude Capezzone - preferiscono una congrua indennità al reintegro, “inclusa la quasi totalità dei Paesi dell’Occidente avanzato governati dalle coalizioni di centrosinistra”.
E proprio nel confronto con il resto d’Europa, le imprese italiane vincono la sfida sull’impiego di lavoratori precari. Vero: secondo i dati dell’indagine Excelsior 2008 di Unioncamere e Ministero del lavoro, il numero di lavoratori con contratto a tempo è in costante aumento in Italia. Ma sempre a livelli inferiori rispetto a quanto accade in Ue. Da noi, la percentuale di occupati con contratto atipico si mantiene ancora al di sotto della media europea e ben lontana dai livelli della dinamica Spagna. Negli ultimi nove anni il peso dei contratti a tempo determinato sul totale delle assunzioni previste dalle imprese è aumentato di 12 punti percentuali, passando dal 30,8% del 2001 al 42,6% previsto per il 2008 (pari a 352 mila assunzioni, allo stesso livello del 2007). Nelle imprese, tuttavia - rileva l’indagine - aumentano anche i contratti ’stabili’, che quest’anno dovrebbero superare le 392 mila unità, pari al 47,4% delle 827.900 entrate stagionali.
Mentre rimane poco consistente il ricorso al nuovo apprendistato e al contratto di inserimento (rispettivamente 8,0% e 1,6%), e cala il ricorso al part-time (13,4%, a fronte del 15,0% del 2007), il contratto a tempo determinato, che le imprese usano soprattutto per far fronte a picchi di attività, sembra anche assumere sempre più il carattere di “contratto di prova”: lo confermano gli oltre 130 mila contratti a tempo determinato utilizzati proprio per “testare” nuovo personale. E considerato che per il 24% dei dipendenti a termine in forza presso le imprese nel 2007 si prevede una trasformazione in lavoratori a tempo indeterminato nel corso del 2008, la “flessibilità in entrata” sembra sempre più rappresentare una condizione “di passaggio”.
La tendenza evidenziata dall’indagine Excelsior è confermata anche dall’Istat, che, analizzando la situazione nelle grandi imprese, indica un aumento costante dei contratti a tempo determinato: dal 64,9% del totale del 2000 hanno raggiunto il 72,7% nel 2007 (il 55,4% a termine), con un peso maggiore nei servizi (75,7%) rispetto all’industria (65,4%). La realtà del precariato italiano è comunque più contenuta rispetto al resto d’Europa: l’Italia, infatti, con il suo 13,2% di occupati a tempo determinato sul totale alla fine del 2007, si mantiene al di sotto della media dei Ventisette (14,5%) e ben lontana dai livelli della Spagna, dove i contratti a scadenza rappresentano il 31,7% del totale.
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- Lunedì 4 Agosto 2008
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Commenti
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Il 4 Agosto 2008 alle 16:07 lordmax ha scritto:
Che cosa carina.
Quando c’è da puntualizzare un qualcosa di positivo ecco nomi e cognomi quando si vuole far passare insordina una situazione asurda ecco che si parla di medie ed ultimi della classe.
E chi son i paesi conle percentuali più basse dell’Italia?
In che area sono?
Qual’è il loro PIL rapportato al nostro?
Che governo hanno?
Tutto dimenticato.
L’importante è fare meglio della Spagna ed essere un poco sotto la media.
Il 8 Agosto 2008 alle 14:25 RAMELLA.ORG ha scritto:
Capezzelig, il lavoro e l’Occidente avanzato…
Perfettamente calato nel nuovo ruolo di portavoce di Forza Italia una sorta di pena di contrappasso per chi è stato segretario dei Radicali italiani e presidente della Commissione Attività produttive della Camera Daniele Capezzone, noto anche c…
Il 9 Agosto 2008 alle 9:28 Spindoc | Decreti d’agosto. La fiducia prima delle ferie ha scritto:
[...] La Camera ha infatti approvato, col ricorso alla fiducia, la manovra finanziaria. Varie le novità: dalla cosiddetta Robin Tax, ai tagli alla pubblica amministrazione. Dagli assegni sociali e le social card al tanto discusso, e forse incostituzionale, provvedimento sui precari. L’unica graziata è la Sanità, sebbene il decreto stabilisca un aggravio dei costi a carico delle Regioni. [...]
Il 10 Agosto 2008 alle 12:43 davidepa ha scritto:
Il diritto al lavoro è un diritto di tutti. Chi paga il prezzo più alto è sempre il lavoratore indifeso che deve subire senza contraddittorio. In famiglia ho un “precario delle poste” mai un’assenza e un’infinità di elogi ed encomi. Da tre anni in causa per un reintegro che a causa di un Giudice assente che tende a rimandare di anno in anno non riesce a pronunciari. Sue colleghe con giudici più ligi in pochi mesi hanno avuto ragione e oggi impiegano posti di prestigio col dovuto merito. Che schifo e che vergogna.
Il 10 Agosto 2008 alle 12:48 davidepa ha scritto:
Basta dire banalità! Ci aggrappiamo alla UE quando ci fa comodo. Quando invece deve esserci un giusto confronto, allora no, se ne fa a meno. Se il centro sinistra ha sfornato la vicenda senza mai occuparsene che paghino loro e non chi ha voglia di lavorare e costruirsi un futuro. E il PdL non faccia orecchie da mercante e non faccia il Pilato della situazione. Molti precari hanno dimostrato di aver lavorato e prodotto meglio degli assunti. E’ vergognoso oggi che si cerca d’insabbiare….
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