Tenere a mente questi due numeri: 2 e 36,3.
Il primo si riferisce al livello del tasso di interesse di riferimento deciso dalla Federal Reserve, la banca centrale degli Usa. Il tasso di riferimento indica il costo di base del denaro negli Usa e quindi è una misura alla quale si collegano il costo finale dei crediti in dollari alla clientela, i rendimenti dei titoli pubblici Usa (che sono prestiti allo Stato) e il tasso di interesse con il quale deve fare i conti il mondo della finanza. Pur di dare una spinta alla crescita dell’economia americana e di evitare che la crisi dei mutui negli States possa aggravarsi a causa di una scarsità di denaro in circolazione, la Federal reserve ha mantenuto fermo al 2 per cento il tasso di riferimento sul dollaro. Molti esperti temevano una decisione inversa, cioè un ritocco al rialzo dei tassi di interesse per frenare l’inflazione (se i prestiti sono più cari si riduce il denaro disponibile, si spende di meno e dunque si mette un freno alla crescita dei prezzi). Le borse di tutto il mondo hanno brindato con guadagni consistenti. Ora si attende la decisione della Banca centrale europea sui tassi relativi all’euro.
Il secondo numero si riferisce al decreto del governo che ha anticipato la manovra economica per la correzione dei conti pubblici in Italia (è stato convertito in legge martedì 5 agosto con il voto definitivo della Camera dei deputati): in tre anni - 2009, 2010 e 2011 - produrrà secondo i calcoli del governo un effetto complessivo di 36,3 miliardi di euro (riduzioni di spesa per 14,9 miliardi nei ministeri, 9,2 miliardi nelle Regioni e negli enti locali, 3 miliardi nella sanità). Obiettivo finale: il pareggio nel bilancio dello Stato promesso anche all’Unione europea.
- Mercoledì 6 Agosto 2008
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