Ramadan: così le multinazionali hanno fiutato il business

Islam in preghiera per l'inizio del Ramadan
Fedeli pachistani in preghiera alla moschea di Islamabad, Pakistan. (Credits: AP)

Altro che digiuno! Mai come nel 2008 il Ramadan ha suscitato così tanto l’appetito delle multinazionali, ormai in prima linea per conquistare una fetta di mercato, quella rappresentata dai consumatori musulmani, capace di generare centinaia di miliardi di dollari di fatturato. Da ieri, oltre 1,3 miliardi di fedeli islamici hanno iniziato a celebrare la rivelazione del Corano fatta a Maometto nel VII secolo D.C. attraverso un digiuno che, dall’alba al tramonto, è destinato a prolungarsi per tutto il mese di settembre. Dall’agroalimentare all’informatica, il mondo del business non ha risparmiato gli sforzi per soddisfare una clientela sempre più attenta a rispettare i precetti dell’Islam, e per questo sempre più esigente sul piano consumistico. In tempi di Ramadan, le sorprese non mancano. Per il 2008, i negozi Harrod’s di Londra e gli ipermercati Auchan in Francia hanno puntato tutto sugli “Al-Manakh del Ramadan”, una copia del calendario di cioccolato destinato ai cattolici durante le feste natalizie con trenta caselle pronte ad essere consumate dopo la rottura del digiuno.
Dalla Finlandia, Nokia ha deciso di allargare la sua gamma di applicazioni islamiche. Oltre al calendario delle preghiere, chi possiede un cellulare può scaricare una guida dettagliata sul pellegrinaggio e il digiuno, ma anche salvaschermi, suonerie, canti religiosi e i dati delle più grandi moschee del mondo. “Nel 2007″ spiega Chris Braam, responsabile vendite di Nokia in Nord Africa e Medioriente, “il 14% del nostro fatturato è stato realizzato in Africa e nei paesi mediorientali”. Per il gigante della telecomunicazione, il Ramadan è stato colto come un’occasione propizia per presentare il 13 agosto scorso l’ultima versione numerica del Corano in versione araba, francese e urdu. Guarda caso, il giorno dopo Apple ha proposto l‘IQuran, una versione multilingua del testo coranico per l’iPhone e l’iPod.
Nel settore della grande distribuzione, marchi prestigiosi come Nestlé fanno a gara per invadere gli scafali dei supermercati con i loro prodotti Halal. Il settimanale britannico
New Statesman
parla di un mercato in piena espansione il cui fatturato “genera più di 730 miliardi di euro. Questi prodotti riflettono il potere d’acquisto dei musulmani, la cui ricchezza e il sentimento di identità religiosa alimentano una vasto mercato di prodotti islamici ulteriormente rafforzato dai movimenti migratori”. Non a caso in questi giorni gli ipermercati Auchan e Carrefour sono protagonisti in Francia di una vera e propria guerra commerciale per contendersi a colpi di cataloghi “Speciale Ramadan” i sette milioni di consumatori musulmani presenti in terra d’oltralpe. Ma non tutti apprezzano. Sul web non manca il disappunto dei francesi più conservatori che denunciano “un’invasione dei prodotti islamici nei nostri supermercati”. In Francia c’è chi non riesce a digerire questo periodo di digiuno.

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rossi-spalla Viviana Da Busti
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