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Il fallimento della banca d’affari statunitense Lehman Brothers affonda le borse mondiali. Al termine di un lungo lunedì nero Wall Street ha chiuso ieri sera a -4,31%, mentre l’Europa ha bruciato in tutto circa 125 miliardi. Stanotte a picco i mercati asiatici, con Tokyo ai minimi da 3 anni e aperture in forte ribasso a Hong Kong, Shanghai e Taipei. Quella di Lehman Brothers è il maggiore crac della storia: una bancarotta da 613 miliardi di dollari di debiti. Secondo il presidente americano George W.Bush l’economia statunitense resta comunque robusta, e Bankitalia rassicura: in Italia rischi limitati. Oggi la Fed renderà note le proprie decisioni di politica monetaria.
Le borse dell’area Asia-Pacifico, escluso il Giappone, ha toccato i minimi da due anni, con gli investitori che sono usciti a grande velocità dagli asset più rischiosi.
Lehman Brothers ha avviato le procedure per il fallimento, Bank of America ha raggiunto un accordo per acquistare Merrill Lynch e American International Group (AIG) , primo assicuratore del mondo, ha seri problemi di finanziamento a breve termine.
Tokyo ha perso il 5% circa, l’indice MSCI, che misura le borse dell’area Asia-Pacifico escluso il Giappone , lascia sul terreno il 4,7%.
L’indice KOSPI della Sud Corea cala del 6,1% andando a toccare i minimi da marzo 2007, Hang Seng di Hong Kong perde il 5,9% ai minimi da due anni.
Le vendite indiscriminate di asset considerati rischiosi ha colpito duramente le borse dei mercati emergenti. Le valutazioni corrispondono ora a 9,2 volte gli utili attesi a 12 mesi, rispetto a 10,2, livello raggiunto durante la crisi dei mercati asiatici di una decina di anni fa.
I candidati alla Casa Bianca Barack Obama e John McCain hanno promesso di agire rapidamente per riformare Wall Street, accusando (per il terremoto finanziario dopo il fallimento di Lehman Brothers) una struttura di controllo antiquata. Con la Federal Reserve e il Tesoro Usa che devono fare i conti con la peggiore crisi finanziaria dai tempi della Grande Depressione, il candidato democratico Obama ha detto che i legislatori non hanno fornito gli strumenti necessari a contenere i problemi. “Ogni problema richiede una soluzione di sistema”, ha detto Obama in aereo mentre viaggiava per la campagna elettorale in Colorado. Un consigliere di vertice di McCain, il rivale di Obama alle elezioni del 4 novembre, ha detto che il candidato repubblicano sostiene che deve essere realizzata una rete di agenzie di controllo a cui devono essere forniti maggiori poteri per garantire la trasparenza. “La struttura di controllo di Washington su Wall Street ha circa 70 anni adesso”, ha detto Carly Fiorina, consigliera economica del senatore dell’Arizona. “Sta dicendo da tempo e lo sta ripetendo oggi che questa sarà una priorità e lui vuole, nella sua amministrazione, mettere fine agli abusi cui stiamo assistendo sia a Washington che a Wall Street”, ha detto Fiorina a Reuters in una intervista telefonica.
Obama invoca da molto tempo una modernizzazione del sistema finanziario. Lo ha chiesto in un discorso al Nasdaq l’anno scorso e ha sottolineato un piano per una riforma delle norme di controllo a Wall Street a marzo.
LEGGI ANCHE: La storia della banca d’affari Lehman Brothers, fondata da tre commercianti di cotone- Partecipa al FORUM
- Martedì 16 Settembre 2008
FALLIMENTO O SALVATAGGGIO?
PROBLEMI E SOLUZIONI
APPLE - LUCI E OMBRE
ECONOMIA 2.0
L’AGENDA DEL GOVERNO E DEGLI ITALIANI
IL PIANO MONTI
LA RIFORMA: ARTICOLO 18, PROPOSTE, DIBATTITO
LA RIFORMA, I NUMERI, LE POLEMICHE
RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE
VITE STRAORDINARIE
DIETRO LE QUINTE
IL MADE IN ITALY DI SUCCESSO
AGENDA POLITICO-ECONOMICA DELLA SETTIMANA











UN ANNO DI ECONOMIA
IL MEGLIO DEL 2011
G20 di Cannes: i protagonisti e le loro sfide
Libia: i nostri interessi in gioco








Commenti
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Il 16 Settembre 2008 alle 12:01 Corrado Buccieri ha scritto:
Finalmente una buona notizia…..ero stanco di sentire
ogni giorno……bruciati milioni…in borsa.
Il 16 Settembre 2008 alle 14:07 vincenzo.m. ha scritto:
LA COMPRENSIONE ED IL PARADISO.
Il resoconto rilasciato in una intervista, da uno dei dipendenti della Lehman Brothers, consente una chiave di lettura per comprendere il dramma verificatosi. Un “ragazzo” di 35/36 anni giunto al livello di senior vice-president dichiara che guadagnava da 750.000 ad un milione di dollari l’anno e che la quota maggiore del salario si concretizzava alla fine dell’anno sotto forma di bonus. Il dipendente in questione viveva, secondo le sue dichiarazioni, l’intero arco dell’anno fino al mese di gennaio dell’anno seguente, mese in cui avrebbe onorato il proprio tenore di vita all’atto della percezione del bonus; viveva dunque a credito sino all’incasso. A supporto del suo stile di vita esponeva delucidazioni in merito al fatto che, se si voleva vivere bene nell’area in cui operava, era necessario disporre di una cifra prossima al reddito dichiarato. Si denoti la scommessa iniziale sul reddito e sul proprio stile di vita basato su di un ipotetico reddito che oltre ad essere teorico nessuno poteva garantire. Fortunatamente, si spera, il cliente non basava il suo stile di vita sui parametri dell’investitore. La persona in questione era soltanto un esempio dello stile di vita, un esempio del tutto privo del “buonsenso del buon padre di famiglia”, uno stile di vita che probabilmente era oggetto di una buona percentuale degli operatori. Il dipendente esprime poi anche opinioni in relazione all’onore , concetti ampiamente vissuti e consolidati nella società in questione.
Se onore si vuol esprimere esso trova applicazione nel tutelare il cliente e non nell’indossare la cravatta anche nei momenti difficili quali quello dell’affrontare un fallimento che, come noto, non sopraggiunge all’improvviso, anzi, lascia spazio ad intuizioni alquanto rimarchevoli: si sapeva ma si preferiva continuare nella progressione del “gioco”. E’ alquanto arduo sintetizzare gli elementi che comprovino un apporto di fiducia, da parte dei clienti, in una rappresentazione quale quella donataci dal dipendente interessato. Osserviamo meglio nelle nostre aziende e nelle nostre istituzioni ciò che oggi è consentito imparare dalle esperienze altrui : osserviamo il gioco della crescita dei giovani ed evitiamo che sia pagato da altri.
Troppi sono i ragazzi che vengono usati, per scopi speso a loro stessi ignoti, dopo aver fatto sì che giungessero oltre il paradiso della loro incompetenza
Il 17 Settembre 2008 alle 9:21 La Fed salva Aig con un prestito da 85 miliardi di dollari » Panorama.it - Economia ha scritto:
[...] Dopo aver deluso Wall Street non tagliando il costo del denaro, la Fed cerca così di tranquillizzare il mercato, ancora scosso dal fallimento di Lehman Brothers. Il crac di Aig avrebbe avuto conseguenze catastrofiche sui mercati americani e mondiali, già sotto stress: mastodonte con un bilancio da 1.040 miliardi di dollari, il colosso assicurativo se fosse fallito avrebbe rischiato di innescare un effetto domino, spingendo al collasso una serie di intermediari finanziari e causando perdite - secondo le prime approssimative stime - per oltre 180 miliardi di dollari solo alle istituzioni finanziarie. Per la seconda volta dai tempi della Grande Depressione, la Fed si è avvalsa della speciale autorità conferitale della statuto, che le consente in circostanze estreme di concedere prestiti a ogni società non in grado di assicurarsi un’adeguato finanziamento da parte di altre banche. Il prestito straordinario, che giunge al termine di dieci giorni che hanno ridisegnato la finanza americana, punta ad “assistere Aig a far fronte gli impegni presi. Il finanziamento faciliterà il processo nel corso del quale Aig cederà alcune delle proprie attività in modo ordinato”, spiega la Fed, sottolineando che al Governo va il 79,9% della società, compreso il diritto di veto sul pagamento dei dividendi. Il prestito ha una scadenza di 24 mesi e sarà ripagato con la vendita degli asset Aig. [...]
Il 18 Settembre 2008 alle 15:02 La crisi finanziaria mette le ali a Obama » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] La rilevazione statistica è stata condotta a cavallo del week end scorso, quello che che ha visto la bancarotta della Lehman Brothers e il crollo di Wall Street. Inevitabile, quindi, vedere un collegamento diretto tra i risultati del sondaggio e l’ondata di preoccupazione dell’opinione pubblica americana. Barack Obama è stato bravo ad infilarsi nelle contraddizioni espresse dal rivale. Dopo il crack il candidato repubblicano aveva detto che i fondamentali dell’economia americana erano forti, invitando il pubblico a non preoccuparsi troppo delle conseguenze del crollo di una delle prime cinque banche d’affari statunitensi. Parole dette (probabilmente) con lo scopo di evitare il panico, ma che hanno ricordato troppo quelle espresse da George W. Bush in tutti questi ultimi mesi di turbolenze sui mercati e di fallimenti di grandi gruppi finanziari americani. McCain si è accorto che la sua è stata una risposta “vecchia” in una situazione nuova. Non solo. Si è anche reso conto che il pubblico lo poteva equiparare all’establishment politico finanziario che ha governato gli Stati Uniti in questa ultimi 8 anni. Per questo, ha cambiato rotta, poche ore dopo parlando esplicitamente di crisi economica e accusando “quelli” di Wall Street e di Washington di aver pensato solo al profitto, senza seguire le regole. Accuse che il candidato democratico aveva lanciato da subito e che, evidentemente, avevano colto il favore del pubblico. Accuse che Obama ha rivolto direttamente allo stesso McCain. [...]
Il 18 Settembre 2008 alle 15:09 La crisi finanziaria mette le ali a Obama | Circolo Luce Del Sud ha scritto:
[...] La rilevazione statistica è stata condotta a cavallo del week end scorso, quello che che ha visto la bancarotta della Lehman Brothers e il crollo di Wall Street. Inevitabile, quindi, vedere un collegamento diretto tra i risultati del sondaggio e l’ondata di preoccupazione dell’opinione pubblica americana. Barack Obama è stato bravo ad infilarsi nelle contraddizioni espresse dal rivale. Dopo il crack il candidato repubblicano aveva detto che i fondamentali dell’economia americana erano forti, invitando il pubblico a non preoccuparsi troppo delle conseguenze del crollo di una delle prime cinque banche d’affari statunitensi. Parole dette (probabilmente) con lo scopo di evitare il panico, ma che hanno ricordato troppo quelle espresse da George W. Bush in tutti questi ultimi mesi di turbolenze sui mercati e di fallimenti di grandi gruppi finanziari americani. McCain si è accorto che la sua è stata una risposta “vecchia” in una situazione nuova. Non solo. Si è anche reso conto che il pubblico lo poteva equiparare all’establishment politico finanziario che ha governato gli Stati Uniti in questa ultimi 8 anni. Per questo, ha cambiato rotta, poche ore dopo parlando esplicitamente di crisi economica e accusando “quelli” di Wall Street e di Washington di aver pensato solo al profitto, senza seguire le regole. Accuse che il candidato democratico aveva lanciato da subito e che, evidentemente, avevano colto il favore del pubblico. Accuse che Obama ha rivolto direttamente allo stesso McCain. [...]
Il 16 Settembre 2009 alle 10:17 » Vincitori e vinti della grande crisi: parla l’economista Mario Deaglio » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] sono accorti tutti subito, ma un anno fa, dentro gli scatoloni di cartone dei broker della fallita Lehman Brothers c’era molto di più dei loro oggetti [...]
Il 16 Settembre 2009 alle 12:52 » Vincitori e vinti della grande crisi: parla l’economista Mario Deaglio - GREG NOTIZIE ha scritto:
[...] sono accorti tutti subito, ma un anno fa, dentro gli scatoloni di cartone dei broker della fallita Lehman Brothers c’era molto di più dei loro oggetti [...]
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