Ecco perché crolla la finanza Usa, e come si può correre ai ripari

Lehman Brothers in bancarotta, Borse a picco
(Credits: AP)Sette anni fa, in seguito al crac Enron, gli Usa vararono la legge Sarbaes-Oxley che prevedeva, tra le altre cose, che i manager di un’impresa giurassero sulla veridicità dei bilanci. Quella legge, si disse, avrebbe evitato qualsiasi altro comportamento fraudolento nelle aziende americane. Dal 2007 in 16 mesi sono fallite 15 istituzioni finanziarie. Cosa non ha funzionato? Nell’impatto con la realtà si è scoperto che nessuna legge, per quanto perfetta, può regolare la cupidigia umana. Quella stessa cupidigia che fa sì che i manager della finanza americana vengano pagati non in base ai risultati effettivamente ottenuti dall’impresa che dirigono, ma dall’aumento del volume delle transazioni finanziarie che effettuano. Così nel solo 2006-2007 l’amministratore delegato della Lehman Brothers, Dick Fuld, ha incassato 80 milioni di dollari di bonus oltre allo stipendio.
Ecco perché chi invoca nuove leggi, nuovi regolamenti, nuove pene sta in realtà preparando il terreno ai crac futuri (immaginiamo cosa può succedere con i titoli legati all’energia verde e ai certificates sull’inquinamento creati dopo l’accordo di Kyoto).
Ciò che va fatto ora è fare emergere tutte le perdite nascoste nei bilanci del maggior numero di banche d’affari possibile. Solo incidendo il più profondamente possibile nel corpo di un’economia malata si può cercare di estirpare il tumore di una finanza avida, autoreferenziale e pericolosa. Falliranno altre banche, altre compagnie di assicurazione dovranno essere salvate, si spenderanno altri soldi pubblici e non sarà un processo breve. L’economia globale ne soffrirà, ma è meglio farlo ora piuttosto che, come potrebbe essere tentato di fare il Tesoro americano, insabbiare i buchi nei bilanci delle aziende che ha nazionalizzato con la scusa di voler salvare l’economia globale. Dopo che ha contribuito (con i mancati controlli) a distruggerla.

Commenti

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Il 17 Settembre 2008 alle 17:55 daria.bianchi ha scritto:

Semplice, chiaro ed efficace

Il 18 Settembre 2008 alle 10:30 Corrado Buccieri ha scritto:

Il gioco d’azzardo era vietato,la borsa lo aveva legalizzato…è giunta l’ora di smetterla.

Il 18 Settembre 2008 alle 11:06 Crac Lehman Brothers: quanto rischiano i risparmiatori italiani? » Panorama.it - Economia ha scritto:

[...] Quanto rischiano i risparmiatori a causa del fallimento della banca d’affari americana Lehman Brothers? Come rivela la tabella che è stata realizzata per Panorama dalla società di analisi Morningstar, la quota percentuale di titoli della banca d’affari Usa nei portafogli dei fondi di investimento venduti in Italia è modesta: al masimo incide per poco più del 2 per cento. In particolare, il fondo italiano più esposto è il Bim azionario con un’incidenza dello 0,87 per cento sul patrimonio. Tra i fondi esteri collocati in Italia, il più esposto è il lussemburghese Db Platinum IV US Value con un peso dei titoli Lehman sul patrimonio del 2,3 per cento. Ma c’è chi è «obbligazionista» della Leheman senza saperlo. Sono coloro che hanno sottoscritto polizze vita (una cinquantina di prodotti offerti in Italia) od obbligazioni strutturate index linked, che hanno come «sottostante» una obbligazione della banca d’affari americana. In sostanza significa questo: il rendimento di quei prodotti finanziari e dunque il loro valore era garantito dalla Leheman. La quale, essendo fallita, non può più garantire un bel nulla. La speranza dei risparmiatori è che le compagnie di assicurazioni e le banche che hanno collocato questi prodotti mettano mano al portafoglio, anche se non hanno alcun obbligo di farlo, per evitare un donno reputazionale. Insomma, per non perdere la faccia. LEGGI ANCHE: Ecco perché crolla la finanza Usa [...]

Il 18 Settembre 2008 alle 18:32 vincenzo.m. ha scritto:

IL POTERE E LA POLITICA.

La Sarbanes-Okley , una legge complessa ed articolata e certo non di facile apprendimento, nella sezione 404 enuncia che, a conclusione dell’esercizio, il direttore generale ed il direttore di Finance appongano la firma al form attestante la veridicità e la correttezza dei dati esposti nel report di fine anno. Una delle ragioni per cui alcuni controlli, “ sembra”, non siano stati effettuati e per logica non riportati alle funzioni competenti , nelle multinazionali, trova ragione nella desiderata mancanza di un audit interno “indipendente” dalle previste figure firmatarie del form sopraccitato.
Ragioni politiche e di potere interno hanno evitato la nascita di una figura che dialogasse direttamente con la corporate, supponendo il costo eccessivo di una posizione indipendente. Abbisogna aver lavorato per decenni in aziende che operano sotto l’egida della Sarbanes-Oxley per comprendere come possa prodursi la necessità di bypassare la citata legge.

Una legge che in Italia difficilmente può trovare ospitalità.

Fatto strano che il logo che troneggiava e riluceva nel sito della S.E.C. ,d’un tratto, sia venuto a mancare; un logo che incuteva rispetto ed indiretto continuo riferimento alla legge voluta da un ex revisore dei conti.

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richard-branson
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