Confindustria: “Italia in recessione, ma nel 2009 la ripresa”

Spesa al mercato
L’economia italiana nel 2008 è in recessione. Lo sottolinea il centro studi di Confindustria, prevedendo un pil 2008 in calo dello 0,1 per cento. Si tratta della terza recessione dal dopoguerra, dopo quelle del 1975 per lo shock petrolifero e del 1993 per la crisi dalla finanza pubblica. “Nel 2009 l’Italia potrà agganciarsi alla ripresa internazionale chiudendo l’anno con un pil a +0,4 per cento. L’inflazione dovrebbe attestarsi sul 3,6 nel 2008 e al 2,5 per cento nel 2009, i consumi saranno in calo dello 0,1 per cento”, dice ancora Confindustria. Crescono le spese della pubblica amministrazione che “mostrano una forte accelerazione nel 2008 attestandosi al 49,9 per cento del pil”. Confindustria vede, però, nel 2009 una leggera flessione delle spese (49,7 per cento). Contemporaneamente le entrate aumentano di 0,2 punti, al 47,4 per cento del pil nel 2008, e conserveranno lo stesso livello nel 2009. Gli industriali stimano che, nel 2008, per ogni 100 euro di remunerazione del lavoro dipendente che spetta a una famiglia modello nel nord Italia, 53 finiscono in imposte, dirette e indirette, e contributi sociali. Secondo il centro studi di Confindustria, inoltre, “è finita la bolla petrolifera e il prezzo del petrolio scenderà, alla fine del 2008, anche sotto i 90 dollari al barile”.

Intanto, le undici organizzazioni del settore agroalimentare, acoltate in un’audizione in commissione Agricoltura alla camera dei deputati, lanciano un altro allarme: l’incremento medio di spesa alimentare per il 2008 per famiglia è di 332 euro annuali anche se i maggiori rincari si fanno sentire per le famiglie numerose con tre o più figli che arriveranno a spendere 476 euro in più all’anno. Il punto di vista degli operatori è stato illustrato, a nome di tutti i componenti del “Tavolo degli undici”, da Federico Vecchioni, presidente di Confagricoltura. “È la prima volta che partecipiamo a un importante appuntamento istituzionale con una posizione unitaria e coesa - dice Vecchioni - Nel merito, chiediamo a Governo e alle istituzioni essenzialmente due cose. Sul fenomeno del caro-alimentare, va evitata la ricerca del colpevole a tutti i costi e si deve invece tendere ad un equilibrio stabile della filiera”. “Dai riscontri effettuati fino ad oggi – gli fa eco Paolo Russo Russo, presidente della commissione Agricoltura della Camera – emerge un dato evidente quanto sconcertante: le impennate impoveriscono i consumatori ma non arricchiscono i produttori. L’attenzione delle istituzioni sarà altissima per attuare quelle contromisure che, cosi come ha annunciato il premier Silvio Berlusconi, non possono non passare per il sostegno ad iniziative che favoriscano il made in Italy e i prodotti locali con interventi normativi e strutturali”.

Secondo gli ultimi dati Istat, resta stabile l’inflazione nel mese di agosto ma rispetto allo stesso periodo del 2007 segna un aumento del 4,1 per cento. Nei primi sette mesi dell’anno infatti vanno a picco soprattutto i consumi di frutta (-4 per cento), di pane (-2,6 per cento) e di carne bovina (-3,2 per cento). Ma resta difficile anche il quadro per gli ortaggi (-1,5 per cento), l’olio d’oliva (-2,7 per cento), il vino e lo spumante (-1,2 per cento). Torna, invece a crescere, nonostante il rincaro del 25,6 per cento, la pasta (+1,5 per cento). “Da una parte, l’inflazione sembra stabilizzarsi presentando una variazione generale dell’indice dei prezzi al consumo dello 0,1 per cento rispetto al mese di luglio 2008 – riferisce il presidente di Confagricoltura - Dall’altra si manifestano nuove tensioni al rialzo nel comparto dei servizi, in particolare per i capitoli di spesa della ricreazione, spettacoli e cultura (+0,7 per cento su luglio 2008) e dei servizi ricettivi e di ristorazione (+0,3 per cento su luglio 2008)”.

Boicottare il carovita è possibile. In un anno una famiglia media può risparmiare quasi 2 mila euro, sulla spesa alimentare, per l’igiene personale e della casa, se abita a Milano, 1050 euro a Roma, 1900 euro a Firenze, 1555 a Parma. Come? Scegliendo il punto vendita più conveniente, grazie alla concorrenza tra supermercati e iper. Lo certifica l’inchiesta di Altroconsumo che, per il ventesimo anno consecutivo, ha tracciato la mappa di dove fare la spesa in 44 città italiane, visitando 657 punti vendita e rilevando 122 mila prezzi differenti. Firenze risulta la piazza più conveniente: un costo della spesa annua attorno ai 6 mila euro, ben al di sotto della media delle altre città. Maglia nera dell’indagine, invece, è Reggio Calabria, dove la spesa alle famiglie costa il 32 per cento in più che nel capoluogo toscano. Potenza e Aosta seguono a ruota, con prezzi più cari del 30 per cento.

E, in occasione della giornata di mobilitazione contro il caro-vita alimentare, indetta dalle associazioni dei consumatori per oggi, l’Unione nazionale consumatori (Unc) ha diffuso un decalogo per risparmiare sulla spesa. “Comperando frutta e verdura nei mercati rionali alle ore 13, si risparmia fino al 50 per cento, in quanto i prezzi scendono perché i prodotti rischiano di appassire o alterarsi – spiega l’associazione dei consumatori – Poi, preferire i banchi degli ortolani, che vendono propri prodotti, in particolare quelli che ne espongono pochi: costano meno. Nei supermercati, comprare solo generi di prima necessità: marche non conosciute di pasta e di basso prezzo possono contenere un buon prodotto, perché fatte da aziende che non spendono in pubblicità. Quindi, conviene provare”.

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Il 14 Maggio 2010 alle 10:15 Notizie dai blog su Le gravi condizioni di maltempo stanno mettendo in ginocchio l'agricol ha scritto:

[...] Confindustria: “Italia in recessione, ma nel 2009 la ripresa” L’economia italiana nel 2008 è in recessione. Lo sottolinea il centro studi di Confindustria , prevedendo un pil 2008 in calo dello 0,1 per cento. Si tratta della terza recessione dal dopoguerra, dopo quelle del 1975 per lo shock petrolifero e del 1993 per la crisi dalla finanza pubblica. blog: canale economia | leggi l’articolo [...]

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