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Una sede della Lehman Brothers
Disoccupati: è il destino che accomuna la maggior parte dei dipendenti della Lehaman Brothers, istituto di credito fallito nella più grande bancarotta della storia Usa. A nulla sono serviti 160 anni di storia, 18 ore di lavoro giornaliero, la formazione nelle università più note degli Stati Uniti. Alcuni ex LEH, questa la sigla della banca, cercano conforto su Craigslist, una bacheca di annunci online: “Mi sono trasferito dalla Spagna a New York per lavorare con Lehman. Ora mi rilasserò un po’ e finalmente vedrò questa città” scrive un manager. Altri sdrammatizzano: “Ora avrò parecchio denaro e tempo libero”. Oppure: “Penso che farò un po’ di vacanze, ora: mi riposerò dopo aver lavorato direttamente dopo la fine del college, senza riposarmi da tre anni”. E c’è già chi avanza un’offerta di “lavoro” nello stesso forum: “Ex ballerina e modella si assume l’incarico di portare ‘buone vibrazioni’ nella tua vita questo weekend”. Su eBay gli impiegati hanno messo all’asta penne, mazze da golf e altri oggetti appartenuti alla banca fallita: una tazza bianca e nera costa 150 dollari. Ma a qualcuno è andata davvero male: un manager ha lasciato Lehman anni fa, e ora lavora alla Morgan Stanley. Aveva investito sei milioni di dollari nelle azioni della banca fallita: persi tutti in una sola notte. Eppure, nonostante l’imminente bancarotta, Theodore Roosevelt V (nipote dell’omonimo presidente Usa) si è sposato sabato scorso con Serena Clare Torrey: anche lui era un manager della Lehman.
Ieri, poi, un reporter del New York daily news ha fotografato un ex dipendente che ha lasciato il suo ufficio e ha attraversato il centro di New york con un borsone e un cimelio originale, un’ascia da battaglia lunga quasi un metro. I “cacciatori di teste” sono già alla ricerca dei professionisti in fuga dalla banca, magari sperando in un prezzo d’occasione. E si affidano anche a Facebook: “Cerco professionisti di informatica alla Lehaman Brothers. Contattatemi per un’ampia gamma di opportunità. Mi auguro di essere d’aiuto. I miei migliori auguri”.
- Venerdì 19 Settembre 2008
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Commenti
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Il 19 Settembre 2008 alle 18:02 vincenzo.m. ha scritto:
LA FINE DELLA FIDUCIA.
La barca affonda, ecco il manager abbandonare la scrivania ove, per lungo tempo, ha sudato ed investito i soldi dei suoi clienti: soldi probabilmente sudati, forse anche ereditati, soldi affidati attraverso lunghe certificazioni attestanti un rapporto di fiducia.
Managers che si allontanano dalla scrivania, allegri ed elettrizzati: possono calcolare la loro esistenza sul gruzzolo sudato e per il quale hanno lavorato per anni, forse da sempre.
L’impressione è di vivere una delle tipiche situazioni italiche: managers aziende che ristrutturano il proprio organico, allegramente “deletano” i propri organici ed abbandonando questi ultimi al loro destino; managers che sopravvivono con il gruzzoletto accatastato ed arricchito dal bonus attestante la buona performances ottenuta nella ristrutturazione.
Auguriamoci che le Università si adoperino ad insegnare l’etica oppure presto si vedranno oscuri segnali: il popolo aprirà gli occhi e cesserà di favorire la fiducia.
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