Crisi globale: perché l’Italia rischia meno

Lehman Brothers in bancarotta, Borse a picco
di Angelo Pergolini

Mario Draghi, governatore della Banca d’Italia, usa parole rassicuranti: la crisi finanziaria innescata dal collasso della banca d’affari Leh-man, dice in sostanza, è “severa” ma le sue ricadute sul sistema Italia, in particolare sul sistema creditizio, sono molto limitate. Insomma, niente panico. Le cose stanno davvero così? “Sì” afferma Donato Masciandaro, direttore del Centro Paolo Baffi dell’Università Bocconi, che si occupa di banche centrali e regolamentazione finanziaria. Precisa: “Per almeno tre motivi”.

1) Tra il sistema americano e quello italiano c’è una forte differenza per quanto riguarda le regole. Negli Usa è enormemente cresciuto un sistema a bassa regolamentazione, che Draghi definisce un “sistema bancario ombra”. Dove i privati possono stipulare contratti fra loro senza dover passare, come è obbligatorio in Italia, su mercati trasparenti e con precise regole. In questo modo si è creato un sistema opaco.
2) Una seconda radicale differenza riguarda il modello di business seguito dalle banche italiane rispetto a quelle Usa: “Nel mondo anglosassone” dice Masciandaro “s’è affermato il modello “origination & distribution”, che potremmo tradurre come crea e vendi. In sostanza la banca crea una operazione, come un prestito a un’azienda. Poi, tramite prodotti finanziari spesso ad alta sofisticazione, vende il rischio connesso al prestito, spezzettandolo, ad altri intermediari. In questo modo si creano piramidi finanziarie che somigliano molto a castelli di carte. In Italia, invece, questo modo di operare non si è diffuso”.
3) Infine, secondo il direttore del Centro Paolo Baffi, il sistema italiano è sostanzialmente “regionale e tradizionale”. In sostanza, sostiene Masciandaro, “le banche italiane sono rimaste a margine di questo circuito, che si è trasformato in una sorta di ottovolante, dove si crea molto valore e molto rapidamente, ma è anche altamente rischioso. Così facendo, le banche italiane hanno sicuramente perso opportunità di guadagno, in cambio sono molto più sicure”.

Commenti

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Il 22 Settembre 2008 alle 22:49 Dove ci portera’ questa crisi finanziaria? « Le cittá sono la ricchezza delle nazioni ha scritto:

[...] Il mercato azionario americano crollera’ di un ulteriore 40%. L’economia di paesi come l’Italia e la Spagna e di altri paesi che negli ultimi anni si sono arricchiti principalmente con il mattone, seguiranno il crollo Americano. Il prezzo del petrolio rimarra’ attorno ai 100 dollari al barile. [...]

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richard-branson




Giampiero Cantoni
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