La Finanziaria di Tremonti: il nuovo bilancio a prova di scasso

Giulio Tremonti e Renato Brunetta

La parola magica è tabelle. Niente salsiccioni con migliaia di norme, commi, rinvii ad altre leggi. Mentre nel ministero dell’Economia, al Cnel e in diversi centri studi si lavora sulla riforma delle future procedure per il bilancio dello Stato, quest’anno il governo sfrutta il vantaggio ottenuto con i decreti varati a luglio e già approvati dalla Camera e dal Senato. Grazie ai provvedimenti estivi, il ministro Giulio Tremonti ha impostato nel modo più scarno possibile la redazione dei due disegni di legge sui conti pubblici da presentare entro settembre, e cioè il bilancio dello Stato e la Legge finanziaria. L’obiettivo è blindare i risultati già conseguiti ed evitare così il solito assalto alla spesa durante la discussione in Parlamento.
Riuscirà a vincere la battaglia? Il contenuto della Finanziaria lascia davvero pochi spazi agli agguati: solo tabelle e alcune, inevitabili cifre. Come il saldo netto da finanziare nel 2009, ovvero la differenza tra entrate e uscite sommata al risultato delle attività finanziarie pubbliche. O come il dato del ricorso massimo al mercato (di quanto può indebitarsi lo Stato per coprire il deficit) o la somma destinata ai contratti del pubblico impiego.
Anche per le tabelle nessun cambiamento: saranno quelle di sempre, contraddistinte dalle prime lettere dell’alfabeto. La A, che sarà quasi vuota, indica tradizionalmente quanti soldi si stanziano per le nuove leggi previste dai ministeri. La B gli investimenti. La C gli stanziamenti per alcune attività necessarie (i fondi per la presidenza del Consiglio, per esempio). La D e la E le variazioni in aumento e in diminuzione delle leggi pluriennali di spesa. La F fotografa le leggi in vigore. Tutto il resto ridotto al minimo.
Quanto al bilancio, il lavoro è impostato per missioni, programmi, macroaggregati, secondo la riforma fatta nell’ultima legislatura.
La novità è grossa. Ma le condizioni di quest’anno difficilmente potranno ripresentarsi in futuro. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, lo ha detto quando ha firmato i decreti con i quali a luglio, innovando di fatto le procedure, il ministro dell’Economia ha anticipato l’intervento del governo sui conti pubblici fino al 2011. “Non da ora” disse Napolitano “la presidenza ha pubblicamente rilevato l’assoluta necessità di una riforma organica della legge di contabilità generale dello Stato e delle procedure della decisione di bilancio, in modo da superare definitivamente una prassi legislativa che sfugge alle possibilità di comprensione dell’opinione pubblica; una prassi da cui sono derivati esiti che hanno mortificato il Parlamento e distorto la formazione delle decisioni in un campo essenziale”.
Insomma, nel 2009 e nel 2010 non si potrà seguire lo stesso schema, tanto più che il federalismo, riforma contenuta in un disegno di legge collegato alla Finanziaria, affiderà ancor più alle regioni e agli enti locali le responsabilità di spesa e di entrata.
Un punto, questo, richiamato anche da Mario Canzio, ragioniere generale dello Stato, nel corso di un’audizione alla Camera, giovedì 11 settembre, e sul quale concordano tutti gli studi. Dice Giorgio Macciotta, che è stato relatore su un documento del Cnel: “Con il federalismo bisognerà passare dal bilancio dello Stato al bilancio della Repubblica”.
Quest’anno, però, la partita è cominciata in un altro modo. E il ministro dell’Economia è intenzionato a sfruttare il vantaggio conquistato con il blitz di luglio. Finora ci è riuscito, gli altri ministri hanno ubbidito: ciascuno ha presentato la rimodulazione delle spese del proprio dicastero secondo i tagli indicati nei decreti per il 2009, il 2010 e il 2011.
Alcuni indizi segnalano però che la battaglia non è finita. Pochi ministri hanno rinunciato a presentare, “fuori sacco” e senza squilli di tromba, alcune esigenze aggiuntive: dal costo delle missioni di pace al fondo di solidarietà dell’agricoltura. Il cambiamento del quadro macroeconomico non è stato considerato. E soprattutto, come un fiume carsico, si stanno gonfiando le aspettative dei parlamentari della maggioranza e dell’opposizione.
Come dire: nonostante i provvedimenti asciutti, le decisioni prese e l’occasione creata da Tremonti con la propria determinazione, il percorso parlamentare del bilancio potrebbe rivelarsi, ancora una volta, un duro banco di prova.

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richard-branson




Giampiero Cantoni
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