Dossier Alitalia: c’era una volta il sindacato

Epifani, Bonanni e Angeletti
L’indirizzo dello studio romano di Augusto Fantozzi, il commissario straordinario per l’Alitalia, segnala che il destino batte alla porta del sindacato. In quello stesso palazzo di via Sicilia negli anni Settanta c’era la sede della Federazione unitaria Cgil-Cisl-Uil, un appartamento al secondo piano dove si riunivano i segretari Luciano Lama, Bruno Storti e Raffaele Vanni, unico esempio da allora di una struttura comune fra le tre confederazioni. Quel palazzo rappresenta simbolicamente la lunga storia dei rapporti fra le tre confederazioni, dal massimo dell’unità alla divergenza più profonda.

Un contenzioso tra i sindacati. Al di là dell’esito della vicenda Alitalia, anche con la Cgil seduta al tavolo delle trattative, la vertenza sul salvataggio della compagnia è stata infatti solo l’occasione in cui è emersa l’esistenza di un contenzioso davvero serio tra Cgil, Cisl, Uil e adesso anche Ugl, a cominciare dal problema del collegamento diretto tra salario e produttività. Dice Susanna Camusso, segretario confederale che fa parte dell’ultima leva chiamata dal segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, al vertice della confederazione: “È in gioco la sostanza stessa del sindacato e cioè attraverso quali forme si debbano rappresentare i lavoratori”. Che cosa significa? Come si fanno i contratti, come si gestiscono trattative e conflitti, come si offrono servizi ai lavoratori e chi deve farlo, come si calcola la rappresentanza. Di fatto, sono i temi al centro del negoziato tra Confindustria e sindacati per la riforma dei contratti, come pure delle proposte del ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, per rinnovare lo stato sociale. E alla fine, sia pure in senso lato, riguardano il rapporto tra sindacato e politica. Al di là dei singoli episodi, insomma, è la diversa impostazione di fondo che sta facendo salire la tensione tra i sindacati, con critiche e accuse reciproche.

La Cgil. Nel mondo visto dalla parte della Cgil la democrazia sindacale è sotto attacco. Dice Camusso: “Ecco la sostanza del modello confindustriale: tempi limitati per il confronto; sempre prendere o lasciare; niente conflitti. È di fronte a questo dato che stanno emergendo le differenze vere con la Cisl e la Uil, perché non basta dire cambiamo questo o quel passaggio”. Ed è sulla Cisl che la sindacalista va più a fondo, richiamando l’idea degli enti bilaterali, cara anche al ministro Sacconi: “Pensare che si possano rappresentare gli interessi dei lavoratori attraverso la formazione di enti bilaterali con gli imprenditori per dare servizi ai dipendenti, come appare dalle dichiarazioni di rappresentanti della Cisl, è un’idea che ha pure un valore, ma così cambia il tipo di democrazia sindacale, la gerarchia d’importanza tra la contrattazione in rappresentanza dei lavoratori e l’offerta di servizi”.
La Cisl e la Uil. Nel mondo visto dalla parte della Uil e soprattutto della Cisl, invece, la possibilità di affrontare le novità economiche e sociali è legata proprio al cambiamento del metodo. Dice Paolo Pirani, dirigente di punta della segreteria Uil: “Non è più tempo di restare alle denunce, alla mobilitazione. Bisogna riformare le relazioni sindacali. Ho l’impressione che la Cgil abbia difficoltà ad affrontare il cambiamento”. E accusa, con il pensiero rivolto anche alla manifestazione contro la politica economica del governo decisa dalla Cgil senza gli altri per sabato 27 settembre: “La Cgil non ha voluto fare l’accordo sulla riforma dei contratti all’epoca di Montezemolo, non l’ha voluta fare durante il governo Prodi. Adesso con grande ritardo ha definito con noi e la Cisl una piattaforma unitaria. Ma fa fatica a passare dalle proposte all’accordo. Prevale il movimentismo”. Nello scontro sull’Alitalia la Cisl ha usato toni perfino più aspri. Il segretario Raffaele Bonanni si è sfogato in pubblico. “Lo dico francamente” ha dichiarato al Messaggero “sono stufo di un sindacato che crea sempre difficoltà, lento nell’azione, incerto nelle proposte, immobilizzato quando si tratta di decidere”. A complicare le cose ci sono poi i reciproci sospetti di collegamenti politici. In Cgil ricordano quando Bonanni, durante il governo Prodi, chiamava alla battaglia per ottenere sgravi fiscali sui salari e, di fronte all’ipotesi Air France per l’Alitalia, tifava Carlo Toto, patron dell’AirOne, e Lufthansa. Oggi i sospetti sono rovesciati su Epifani e la Cgil. “Troppe divergenze si stanno accumulando” ha detto Bonanni nei giorni più caldi della vertenza Alitalia. “Più che rafforzare il sindacato c’è chi pensa a creare un movimento”. Accordi e scontri su singoli aspetti ce ne saranno ancora. Ma una cosa è certa: non vi sono le condizioni perché il contenzioso sui temi di fondo possa durare ancora a lungo.

Commenti

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Il 28 Settembre 2008 alle 23:09 lupo.rex ha scritto:

Va bene, tuttavia io correggerei il titolo.

In ogni caso le stesse cose le avevo scritte prima sul forum. Insomma, un po’ di banalità non guasta. Basta non farci l’abitudine.

So long.

Il 29 Settembre 2008 alle 12:51 vincenzo.m. ha scritto:

FUSIONI E SCISSIONI.

Le fusioni comportano di per sé più vantaggi delle scissioni: una fusione costringe la struttura ad allinearsi alle nuove esigenze avocando a sé lo snellimento dell’organizzazione. L’analisi delle posizioni delle due o più società fusesi comporta un “match” dal quale si evince il deletamento delle funzioni eccedenti. Le scissioni si allineano all’esatto contrario.

Le maggiori piattaforme sindacali si erano accomunate ad un patto il quale considerava la fusione di tre sigle in una sola: a far data dal 2002 la citata fusione si sarebbe dovuta realizzare. Nel recente passato si sono osservate interessanti evoluzioni : l’uscita dei funzionari dai vertici sindacali comportava, del tutto casualmente, la generazione di opportunità tali da consentire accessi a funzione di servizio pubblico, talvolta in agglomerati urbani di notevole interesse, talvolta di assurgere a posizioni governative o similari. Sotto l’egida di tali opportunità, di fatto, la sopraccitata “fusione” addiveniva a dispiegare una maggiore comprensione nei confronti di una mentalità di imperante rischio di “scissione” la quale, priva di azioni meditate e valutate, delineava maggiori opportunità.

Moltitudini di discussioni, talvolta di pseudo-discussioni, hanno interagito nei vertici delle sigle, tutelando ed assumendo la necessità di proseguire il cammino senza perorare l’obiettivo di un sindacato unico, unicità di un sindacato perorata per anni da grandi manovre, ampiamente sollecitate, da una pubblicizzazione magistralmente governata: l’unità sindacale era valutata dal popolo quale porto inderogabile e foriero di grandi novità.

Posto che i giovani non possono concedersi l’arroganza della memoria che non gli appartiene, ciò che vedono risulta essere quello che è.

La crisi economica porterà un vento che avrà l’appellativo di “vento del risveglio”, improvviso quanto gelido, un vento che arrecherà soddisfazione in relazione ad uno sfoltimento gerarchico, sicuramente doloroso ma altrettanto necessario.

La riduzione dei costi nella politica, la privatizzazione delle istituzioni pubbliche che comporteranno l’azzeramento delle entrate dello Stato, adottati a malincuore ma via obbligata perché rafforzata e soprattutto controllata dalla voce europea, impedirà di agguantare e spaziare verso opportunità che nel passato sono state allegramente elargite.

Nel privato, qualcuno potrebbe riparare in quell’oasi, i segnali negativi saranno oltremodo chiari poiché potrebbe essere che le imprese già sin d’ora non sappiano dove parcheggiare i loro dirigenti.

Il 29 Settembre 2008 alle 14:07 nhico ha scritto:

Una galassia sindacale sempre pronta a difendere gli scioperati e sempre lontana dai lavatori onesti. Secondo cui ogni azienda, pubblica o privata, grande, media o piccola, deve essere sempre un terreno di conquista. Una casella su cui piantare la propria bandiera ed imporre il proprio dominio. Con un solo obiettivo: creare l’inefficienza e l’appiattimento da terzo mondo. Per imbrigliare a piacimento i lavoratori e i management. Fino a dire no agli aumenti salariali che spontaneamente i capi azienda vorrebbero dare.

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