Panico in Borsa, l’allarme di Micheli: “Non è il ‘29, è peggio”

Un operatore di borsa

di Angelo Pergolini

Ha trascorso l’estate veleggiando nelle acque delle Antille olandesi. Ma le tempeste più dure Francesco Micheli, finanziere di lungo corso, le ha incrociate quando è rientrato nella sua casa di Milano affacciata sul Castello Sforzesco. Prima quella dell’Alitalia (Micheli sta entrando nella cordata guidata da Roberto Colaninno). Poi quella dei mercati finanziari, innescata un anno fa dalla crisi dei mutui americani ed esplosa ora in maniera devastante. È proprio per parlare di questa sorta di tsunami, che sta sconvolgendo borse ed economia mondiali, che Micheli ha accettato di incontrare Panorama per una lunga chiacchierata.
Molti osservatori hanno paragonato la crisi attuale a quella che nel 1929 innescò la Grande depressione. Per Micheli però il paragone non regge: “La mia generazione è cresciuta con tre incubi: la terza guerra mondiale, la bomba atomica e il ‘29. Ma quella di oggi è una crisi ancora più grande, anche se gli effetti sono meno dirompenti, per i cittadini americani e del mondo, rispetto a 80 anni fa. Charlie Chaplin oggi non avrebbe stimoli per riscrivere Monsieur Verdoux”.
Il cortocircuito che ha portato all’esplodere della tempesta ha una causa precisa, sostiene il finanziere: “Da una quindicina di anni si è impedito che questa crisi scoppiasse applicando all’economia sempre più ammalata un vero e proprio accanimento terapeutico, aggravando e ingigantendo il malanno del paziente, pur di tenerlo in vita”. È stata la politica seguita da Alan Greenspan, l’ex presidente della Federal reserve… “Certo” osserva Micheli “Greenspan era considerato un “resuscettologo“ perché con tempestive iniezioni di liquidità riusciva a impedire il collasso: ma l’atterraggio morbido ha avvelenato i pozzi. E ha ingenerato, anche a livello politico, un’aspettativa molto simile alla famosa battuta di John Maynard Keynes sulla necessità di prevedere i comportamenti dei giocatori di borsa per decidere come operare con successo, al di là dei parametri fondamentali delle aziende quotate. Di fatto si tratta di una “self fullfilling prophecy” (una profezia che si autorealizza, ndr) che ha spinto a esportare anche nel resto del mondo comportamenti e prodotti finanziari indecenti, con il sostegno di teorie molto ben congegnate ma fondate su un’attesa di crescita economica tendente all’infinito”.
Ora negli Usa, dopo avere salvato Fannie & Freddie per evitare la catastrofe del settore immobiliare, e la compagnia di assicurazioni Aig che è la più grande e ramificata del mondo, si sta combattendo una lotta politica per gettare sul piatto altri 700 miliardi di dollari nel tentativo di scongiurare il fallimento a catena del sistema creditizio. Mossa saggia? “Dalla Grande depressione si venne fuori inventando un nuovo modello capitalistico, il New deal, grazie alla decisione di mettere intorno a un tavolo le migliori teste economiche dell’epoca. Il presidente Franklin Delano Roosevelt si prese anche l’accusa di filocomunismo, perché qualcuno di quegli economisti aveva troppa indulgenza verso il modello socialista. Ma quel progetto ha retto una settantina d’anni, ha reso grande l’America e ha anche sconfitto il comunismo. Negli ultimi vent’anni però non c’è stata la capacità di reinventarsi. I provvedimenti oggi in discussione sono una scelta da pronto soccorso, non un nuovo modello capitalistico”.
Potrebbero funzionare? “In prima battuta certamente sì. Tuttavia le conseguenze di un così forte aumento della base monetaria sarebbero molto gravi per l’economia americana e per il resto del mondo”. In che senso? “Indebolirebbero fortemente il dollaro, vi sarebbe un temporaneo rilancio interno dei consumi ma anche, necessariamente, una forte stretta fiscale. Aggiungo che lascia perplessi constatare che proprio coloro che hanno permesso che questa enorme bolla monetaria si gonfiasse sono gli stessi che oggi intervengono per sanarla. E saranno probabilmente gli stessi che consiglieranno il futuro presidente degli Stati Uniti. La vera domanda è: il governo americano come finanzierà questi megainterventi, con un rapporto fra debito e prodotto lordo peggiore di quello italiano?”.
Ora la crisi ha raggiunto l’Europa. “Gli Stati Uniti, fin dai tempi della guerra di Corea, scaricano sul resto del mondo un onere rilevante, anche perché il resto del mondo lo accetta continuando a investire in dollari”. Si è anche detto che questa crisi comporta la fine di un mondo. È così? “Sì. E auguriamoci soprattutto che questa sia la fine di quel mondo avido e ingordo che ha consentito a troppi manager di realizzare guadagni eccezionali attraverso stock option e bonus da loro stessi inventati, legati a risultati illusori senza sopportare il rischio dell’imprenditore, con la complicità di organi di controllo e di revisori da loro scelti e incaricati, col sostegno di consiglieri d’amministrazione indipendenti da loro indicati ed eletti. Una smisurata crescita di potere e di autoreferenzialità”.
Il finanziere Francesco Micheli in barca

Oltre che un esperto finanziere, Micheli è anche un raffinato melomane.
Che colonna sonora sceglierebbe per il film di questa crisi? “Lei si aspetta certo un Dies irae. No, meglio, parafrasando Bach, auspicare un mercato ben temperato”.

Commenti

Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.

Il 6 Ottobre 2008 alle 18:31 Lunedì nero della finanza mondiale: crolla Wall Street, Milano a -8,24% » Panorama.it - Economia ha scritto:

[...] LEGGI ANCHE: Risparmi, se salta il banco - L’allarme di Micheli: “Non è il ‘29, è peggio” [...]

Il 6 Ottobre 2008 alle 18:54 squitty ha scritto:

abbiamo capito che il finanziere é un obamista…. :D :D :D :D :D

Il 6 Ottobre 2008 alle 19:55 ether.zooth ha scritto:

Condivido pienamente.
Tanti anni fa, il Dollaro era legato anche al valore dell’Oro, dell’Argento.
Da quando i famosi ” biglietti verdi “, hanno addirittura cambiato denominazione ( vedere storia della banconota DOLLARO USA ), è solo carta STRACCIA…
Esiste anche un sentenza di una Suprema Corte Federale, che punta il dito alle nuove banconote MONOPOLIZZATE dalla Federal reserve……., ma questo è solo storia……

La FED in pratica funziona così:
il Governo ha garantito il potere di emettere moneta alle banche della FED. Queste creano moneta, poi la prestano al governo caricando gli interessi. Il governo preleva la tassa sul reddito per pagare gli interessi sul debito.
Su questo punto è interessante notare che sia il ‘Federal Reserve Act” che il sedicesimo emendamento, che dava al Congresso il potere di raccogliere la tassa sul reddito, vennero promulgati assieme nel 1913. L ‘incredibile potere che la FED ha sull’economia viene universalmente riconosciuto. Alcune persone, specialmente nell’ambiente bancario ed accademico, addirittura lo appoggiano.

Tuttavia vi sono quanti, sia in passato che oggi, lo denunciano. Uno di questi uomini era il presidente Kennedy.
I suoi sforzi vennero elencati in dettaglio nel libro Crossfire di Jim Marrs, del 1990:

“Un altro aspetto tralasciato del tentativo di Kennedy di riformare la società americana riguarda la moneta. Plausibilmente Kennedy riteneva che, ritornando alla Costituzione, la quale afferma che solamente il Congresso può coniare e regolare la moneta, il crescente debito nazionale poteva essere ridotto smettendo di pagare interessi ai banchieri del sistema della Federal Reserve, che stampava cartamoneta e la prestava al governo contro interessi. Egli si mosse in questo campo il 4 giugno 1963, firmando l’Ordine Esecutivo 11110 che chiedeva l’emissione di 4.292.893.815 dollari in banconote statunitensi attraverso il Tesoro anziché usando il tradizionale sistema della Federal Reserve. Quello stesso giorno, Kennedy firmò una legge che cambiava la garanzia dei biglietti da 1 e 2 dollari - da argento in oro - aggiungendo forza all’indebolita valuta statunitense.”

Il “Comptroller of the currency” di Kennedy, James J. Saxon, venne in contrasto con gli organi della Federal Reserve per qualche tempo, incoraggiando poteri di maggior investimento e di credito per le banche che non erano parte della FED. Saxon aveva anche stabilito che queste banche potessero sottoscrivere titoli statali e locali, indebolendo così maggiormente il potere delle banche legate alla FED.

Come abbiamo già accennato, nel 1963, in base al decreto Kennedy, venne emessa una nuova serie di banconote con l’iscrizione “United States Note” invece di “Federal Reserve Note”.

Queste banconote riproducevano in rosso il sigillo ed il numero di serie, invece che in verde come quelle della Fed (i cosiddetti “verdoni”), ma vennero presto ritirate dalla circolazione dopo la morte di Kennedy. Secondo informazioni reperibili nella libreria del Comptroller of the Currency, la legge 11110 è ancor oggi in corso di validità legale, anche se le amministrazioni successive, ad iniziare con quella del presidente Lyndon B. Johnson, l’hanno semplicemente ignorata tornando alla pratica di pagare interessi sulle banconote della FED. Tuttavia, nel 1966, il Dipartimento del Tesoro USA emise una ultima serie di “United States Note” da 100 dollari, ma queste banconote non vennero distribuite al pubblico. Esse vennero accantonate segretamente in una stanza, considerandole - de jure - come se fossero state effettivamente messe in circolazione. Oggi gli americani continuano ad usare le banconote della Federal Reserve, ed il deficit USA a raggiunto il suo massimo storico.

Il fatto è che la tassa sul reddito che i cittadini americani stanno pagando (tramite l’IRS), non viene usata per pagare i servizi governativi: serve per pagare gli interessi ai banchieri privati che si nascondono dietro ai soci della Fed. Questa tassa potrebbe essere eliminata semplicemente ristabilendo le “United States Note”.

In sintesi:
La attuale FED, conta come il 2 di picche, in quanto è una COMPAGNIA PRIVATA che stampa banconote quando le pare, senza tener conto di una vera base di garanzia!!!

Il 6 Ottobre 2008 alle 20:08 Panico in Borsa, l’allarme di Micheli: “Non è il ‘29, è peggio” (Panorama.it) ha scritto:

[...] Continua [...]

Il 6 Ottobre 2008 alle 20:45 ether.zooth ha scritto:

Questo è quello che è la FED. Nessun uomo denunciò maggiormente il potere della FED quanto Louis T., Presidente della Commissione Camerale Bancaria negli anni ‘30. Egli puntualizzava costantemente che le questioni sull’emissione monetaria non dovevano essere partigiane, e criticava le amministrazioni sia di Herbert Hoover che di Franklin Roosevelt.
Ecco come McFadden descriveva la FED , il 10 giugno 1932 (Verbale del Congresso, Camera, pagine 1295 e 1296):

“Signor Presidente, in questo paese abbiamo una delle istituzioni più corrotte che il mondo abbia mai conosciuto. Mi riferisco al consiglio d’amministrazione della Federal Reserve ed alle banche Federal Reserve. Il consiglio d’amministrazione della Federal Reserve, un consiglio d’amministrazione di Governo, ha fregato al Governo degli Stati Uniti ed al popolo statunitense abbastanza soldi da estinguere il debito pubblico. Le predazioni e le ingiustizie del consiglio d’amministrazione della Federal Reserve e delle banche Federal Reserve, sono costate a questo paese soldi a sufficienza per ripagare numerose volte il debito nazionale. Questa maligna istituzione ha impoverito e rovinato il popolo degli Stati Uniti, è andata in bancarotta ed ha portato alla bancarotta il Governo. Qualcuno pensa che le banche Federal Reserve siano istituzioni degli Stati Uniti. Non sono istituzioni statunitensi. Sono monopoli di credito privati che si basano sul popolo statunitense per arricchire sè stessi ed i loro clienti stranieri. gli speculatori e predatori interni e stranieri, e i ricchi predatori usurai. In questa oscura cricca di pirati finanziari ci sono quelli che taglierebbero la gola di chiunque per sottrargli un dollaro dalle tasche, vi sono quelli che mandano soldi negli stati per comprare i voti per controllare la nostra legislazione, e ci sono quelli che mantengono una propaganda internazionale allo scopo di ingannarci e di spingerci a fornire nuove concessioni che gli permetteranno di insabbiare le loro malefatte precedenti e di rimettere in moto il loro gigantesco treno criminale. Questi 12 monopoli privati vennero slealmente ed ingannevolmente imposti a questo paese da banchieri che venivano dall’Europa e che hanno ripagato la nostra ospitalità minando alla base le istituzioni americane.”

Il 7 Ottobre 2008 alle 12:51 nhico ha scritto:

“Una smisurata crescita di potere e di autoreferenzialità”. Appunto. Questo mi fa tornare in mente i tanti banchieri messi in fila per andare a votare Prodi nelle primarie alla vaccinara. Poiché tra questi vi era anche Alessandro Profumo, è male pensare che gli attuali dolori di pancia dell’Unicredito siano dovuti alla carta straccia che si trova in pancia su pressione di Prodi? Perché a lui, per quanto mi è capito di leggere e che riporto con il classico copia ed incolla, l’esperienza non gli sarebbe dovuta mancare: “…L’esposizione complessiva dei clienti di Unicredito nei confronti dei default piu’ clamorosi degli ultimi anni (Argentina, Cirio e Parmalat) e’ di 1.170 milioni di euro…Nel dettaglio l’esposizione e’ di 750 milioni di euro in titoli dello stato argentino, 350 milioni di euro in obbligazioni Parmalat, e 70 milioni in obbligazioni Cirio.”

Devi aver fatto log-in per inserire un commento.


richard-branson




Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
segui panorama su twitter

 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Meteo
  • Le uscite al cinema
  • Viaggio nell'antico Egitto
    Immobiliare.it
    Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

    Provincia
    Tipologia
  • R101
  • Promozione

  • Abbonati subito a Panorama!