Disastro Borse, ancora in calo quelle asiatiche

Un operatore di borsa

Resta tesa la situazione sulle principali Borse asiatiche. L’Msci Asia-Pacifico, indicatore che sintetizza l’andamento dei listini dell’area, cede l’1,1%. Un andamento negativo ma in recupero rispetto al minimo di seduta che ha visto l’indice scendere sotto i tre punti percentuali. Tokyo ha chiuso in pesante ribasso, gli indici cinesi sono in calo ma altri listini, come Seul e Sydney, sono riusciti a portarsi sopra la parità dopo che la Banca Centrale australiana ha abbassato il suo tasso ‘overnight’ (quello per i prestiti a un giorno alle banche) dal 7% al 6%, il doppio di quanto previsto dagli analisti. Una mossa che ha riacceso le speranze per una riduzione del costo del denaro anche da parte di altre Banche Centrali. “Ci sono voci nel mercato su un possibile taglio globale e coordinato dei tassi di interesse e la Banca Centrale australiana lo starebbe anticipando” ha commentato all’agenzia Bloomberg un gestore australiano. Anche in India la la Banca Centrale ha agito per allentare gli effetti della crisi creditizia riducendo la quantità di capitale che le banche devono accantonare a riserva così da liberare liquidità. Tirano il fiato in Australia e India i bancari con Commonwealth Bank Of Australia che inverte la rotta e sale del 2,6% e Icici Bank che balza del 6,1%. Male invece le auto con Toyota (-4,6%), Honda (-3,9%) e Nissan (-3,8%), alla nona seduta consecutiva di ribassi. L’avanzare della crisi economica continua a pesare sui gruppi delle materie prime: Mitsui Mining ha ceduto l’1,9% mentre Aliminium of China scivola del 4%.
A Mosca, l’agenzia federale per il controllo dei mercati finanziari ha sospeso fino alle 13 (le 11 in Italia) il principale indice della Borsa di Mosca l’Rts (denominato in dollari) e bloccato l’apertura dell’indice Micex (in rubli). Entrambi gli indici ieri avevano registrato un crollo record, rispettivamente del 19% e 18%. Negli ultimi tre mesi l’Rts ha perso il 64%. Il presidente russo Medvedev, in un video sul sito del Cremlino, ha chiuso urgenti misure comuni contro la crisi finanziaria e i problemi di politica internazionale.
Sul fronte cambi, Euro debole, 1,36 dollari, all’apertura dei mercati valutari europei. Petrolio in recupero nell’After Hour ma ancora sotto il 90 dollari al barile.
E continua il trend negativo che ieri ha fatto bruciare alle borse europee 450 miliardi di euro.
I mutui subprime fanno più paura alle Borse dell’11 Settembre: sui listini del Vecchio Continente, sotto pressione per la crisi del credito e l’avanzare della recessione economica, entra in scena il ‘panic selling’ e l’Europa conosce così la sua peggior seduta dal ‘Lunedi’ Nerò del 1987. Così in un nuovo ‘Lunedi’ nero’ l’indice Dj Stoxx 600 ha perso il 7,23%, più di quanto ceduto nelle drammatiche giornate seguite agli attentati terroristici alle Twin Towers.
L’Europa sta pagando l’approdo dello tsunami del credito nel Vecchio Continente, come testimoniano il susseguirsi di salvataggi bancari e il declino dell’euro sia verso il dollaro (la moneta unica è scesa sotto la soglia di 1,35, non accadeva dall’agosto 2007) sia verso lo yen (verso cui ha toccato i 135,7, il minimo da marzo 2006). Ma tutte le Borse mondiali sono ormai preda del panico per una crisi finanziaria ed economica che la gran parte dei banchieri, economisti e politici definisce peggiore di quella del ‘29.

A New York il Dow Jones e’ sceso per la prima volta in quattro anni sotto i 10.000 punti. L’ondata di vendite ha imposto la sospensione delle contrattazioni a Mosca e a San Paolo mentre l’indice Msci per i Paesi emergenti ha messo a segno il più calo più pesante dell’ultimo ventennio. I rimedi messi a punto dai governi - dal piano Paulson da 850 miliardi di dollari ai salvataggi delle banche in Europa - non sono dunque bastati a ripristinare la fiducia sui mercati anche perché il Vecchio Continente, rilevano gli analisti, stenta a trovare rapidamente una risposta unitaria e si muove in ordine sparso. L’agenzia Bloomberg stima che sui listini mondiali siano andati in fumo solo 2.500 miliardi di dollari (444 miliardi di euro nel Vecchio Continente). Nel mirino degli investitori, oltre a banche e assicurazioni, i titoli minerari e petroliferi, bersagliati sulla base della convinzione che l’avanzata della recessione economica ridurrà anche la domanda mondiale di petrolio, materie prime e metalli.
Il greggio è sceso sotto i 90 dollari al barile, mentre la ricerca di investimenti sicuri ha spinto la liquidità verso i titoli di Stato spingendone verso il basso i rendimenti. Bp che ha ceduto l’8,2% (mai così male dal 1992) e ArcelorMittal é scivolata del 15% mentre il rame accusava il calo più consistente nell’ultimo anno. Le prime fosche nubi di questo nuovo ‘Lunedi’ Nerò si sono addensate in mattinata con la chiusura delle Borse asiatiche (Tokyo -4,2%, Hong Kong -4,9% e Shanghai -5,2%), a picco per la delusione seguita agli interventi dei governi mondiali per arginare la crisi. Il crollo si è trasformato in frana dopo l’apertura dei mercati in Europa: l’andamento degli indici si è rapidamente deteriorato con perdite tra i cinque e i sei punti percentuali. Nel Vecchio Continente non sono bastati a ripristinare la fiducia il piano di salvataggio da 50 miliardi di euro per Hypo Real Estate, né la garanzia sui depositi assicurata dal cancelliere tedesco Angela Merkel, né l’acquisizione delle attività delle attività di Fortis in Belgio e Lussemburgo da parte di Bnp Paribas, né l’aumento di capitale promosso da Unicredit. Pioggia di vendite sui bancari di tutto il mondo da Goldman Sachs a Bank of America, da Unicredit a Royal Bank Of Scotland.
La Federal Reserve, nel tentativo dai dare ossigeno alle banche, ha raddoppiato a 900 miliardi di dollari la liquidità assegnata agli istituti commerciali. Il presidente di turno dell’Unione europea, Nicolas Sarkozy, ha assicurato che i governi dell’Unione europea prenderanno “tutte le misure necessarie per assicurare la stabilità del sistema finanziario”. Ma a dominare sui mercati è la sfiducia: l’Euribor, il tasso che le banche si applicano reciprocamente per prestarsi denaro, termometro dell’autostima del sistema bancario, ha toccato un un nuovo record salendo al 5,35%.

In questa situazione, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è convinto della necessità di un fondo europeo. “Ho proposto, e ancora oggi sono convinto che sarebbe la cosa migliore, un fondo comune europeo. È difficile arrivarci ed ancora oggi non siamo a questa soluzione, ma è importante aver acquisito intanto un metodo comune”, ha detto il premier parlando della crisi mutui mondiale in conferenza stampa con il Cancelliere tedesco Angela Merkel, durante l’incontro alla Cancelleria Federale.

Commenti

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Il 7 Ottobre 2008 alle 10:49 nhico ha scritto:

La peste bubbonica del subprime si aggira per i mercati mondiali e travolge tutte le borse del pianeta terra. Ma mentre questo virus infettava le banche, i banchieri e le agenzie di rating che facevano? Con molta probabilità si ritrovavano insieme a brindare ai lauti guadagni del momento, senza rendersi conto, o poco importandogli visto che si arricchivano a dismisura, che la bolla edilizia che giornalmente alimentavano al momento dello scoppio avrebbe causato una depressione economica epocale. Portarsi ora le mani ai capelli e recitare il mea culpa non basta. Questa gente deve essere cacciata via dalle loro poltrone, perché si sono dimostrati incapaci e, soprattutto, perché hanno perso la fiducia dei risparmiatori. Del resto, chi ha minato la terra tutt’intono alla propria banca, mettendo in pericolo l’economia nazionale, merita questo e dell’altro.

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Giampiero Cantoni
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