Usa, la Fed apre al taglio dei tassi

La Fed, alla luce dei recenti sviluppi sui mercati finanziari, “è pronta a valutare se l’ attuale orientamento di politica monetaria può essere considerato ancora appropriato” dichiara il presidente della banca centrale Usa, Ben Bernanke. E di fatto apre la strada ad un nuovo taglio dei tassi. Dopo alcune telefonata con i leader europei, il presidente degli Stati Uniti George Bush ha dichiarato che “supereremo la crisi” dei mutui: sottolineando che “abbiamo già attraversato momenti difficili in passato, e supereremo anche questo”.

Le principali Borse mondiali si sono mosse in ordine sparso, senza riuscire a trovare una vera direzione dopo la tempesta di ieri. Per Wall Street la chiusura è stata in deciso calo, con una flessione del 5% per l’indice Dow Jones. La giornata, comunque, è stata piuttosto interlocutoria, in attesa di un segnale sui tassi d’interesse proveniente sia dalla Fed, sia dalla Bce che i mercati vogliono sia il più possibile concordato. E il Fondo monetario internazionale ha diffuso le stime sul saldo totale della crisi dei mutui, pari a 1.400 miliardi di dollari e sulla necessità di ricapitalizzare le banche per almeno 675 miliardi nei prossimi anni. Ancora penalizzate Asia e Pacifico, che hanno risentito anche oggi, per questioni di fuso orario, del terremoto che ha colpito l’Europa finanziaria nella giornata peggiore degli ultimi 20 anni, e l’America. In controtendenza Sidney, favorita dal taglio dei tassi deciso dalla Banca centrale australiana.

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Commenti

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Il 8 Ottobre 2008 alle 9:06 jw ha scritto:

Genesi della crisi dei mutui subprime negli USA e possibile evoluzione
Sono d’accordo sul fatto che i bassi tassi di interesse, le aspettative euforiche sui prezzi immobiliari e l’innovazione finanziaria mal regolata abbiano contribuito alla crisi del mercato dei mutui subprime, ma non capisco come sia possibile che le funzioni di risk management di tutti gli istituti finanziari americani coinvolti nella crisi, le agenzie di rating, e gli organi di vigilanza USA non si siano accorti di nulla. Le cartolarizzazioni dei mutui subprime ed il loro successivo placement sul mercato come derivati (CDS, ABS, MBS) hanno ricevuto comunque rating ai massimi livelli AAA (investment grade) dalle agenzie di rating, il che fa pensare a conflitti d’interesse. Che dire poi delle policy e procedure di tutte le banche emittenti coinvolte, da sempre esperte nel controllo preventivo e proattivo della rischiosità dei portafogli di credito ipotecario (mortgage loans) tramite indicatori di early warning come le vintage analysis, l’aging di portafoglio, il credit scoring, le centrali rischi, i roll rates, i classified accouts ed altri modelli. Impossibile pensare che tutte insieme abbiano perso la bussola e convinto anche le agenzie di rating della bontà dei loro portafogli di mutui trasformati poi in derivati e collocati nei portafogli dei fondi d’investimento di tutto il mondo come titoli a basso rischio. I deterioramenti dei portafogli di credito anche di profili subprime non si manifestano da un giorno all’altro. Tutto mi risulta molto strano e difficile da credere, specie per operatori del credito e della finanza esperti e “navigati” come quelli americani.

E dopo la crisi dei mutui subprime che cosa dovremo aspettarci magari un ricaduta negativa anche sul mercato delle carte di credito, dei prestiti personali ed altre forme di “lending”. Negli U.S.A. ed nel mercato U.K. il rapporto rata/reddito medio e quindi l’esposizione a rischio di insolvenza (default) delle persone che hanno acceso un mutuo o altre forme tecniche di credito/affidamenti è del 100%-130% contro il 40%-50% dell’Italia. L’effetto devastante di un doppio livello di “leverage” eccessivamente elevato negli U.S.A. delle banche e dei clienti delle banche, è dovuto ad una politica di “funding” delle banche limitata nelle attività di raccolta dei depositi e fortemente sbilanciata invece su strumenti e SPV di securitization e di financial engineering, ed al ricorso sistematico ai mercati monetari e di liquidità (come le commercial papers ed interbank offered rates), oltre all’alto grado d’indebitamento medio delle famiglie americane, sia dei segmenti non-subprime che sub-prime, incredibilmente elevato e difficile da sostenibile con un quadro marcoeconomico avverso. La mancanza inoltre di severi controlli delle agenzie di rating, degli organi di vigilanza, della corporate governance e delle unità di internal audit delle banche sulle procedure, processi e le valutazione del merito creditizio e del rischio del portafoglio crediti degli stessi Istituti ha provocato il resto del danno. Certamente un cliente ad alto rischio di insolvenza e di fallimento (individuale - previsto negli U.S.A.) che non può rimborsare un mutuo, che può perde la casa dove abita o che perde il posto di lavoro negli USA o altrove avrà prima o poi difficoltà a rimborsare qualsiasi forma di esposizione creditizia. Inoltre il calo generale dei consumi e dello spending potrà incidere ulteriormente sui portafogli del comparto banking ed in particolare del retail banking e consumer finance/credito al consumo non solo negli U.S.A.

Senior Professor of Marketing and Strategy at ESE

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