“No! No! No!”. Davanti al sito internet della borsa italiana l’industriale che voleva portare a Piazza Affari due delle tre aziende che controlla regge a malapena la tensione. Sul video scorre il crollo degli indici: meno 7 per cento, meno 8 per cento, meno 9 per cento. Un delirio. “Il sistema è ingrippato: contavo di quotare le aziende per reperire i soldi per fare nuovi investimenti, ma con i mercati in questo stato è improponibile. Se vado in banca mi fanno pagare gli euro come fossero d’oro. Lasciamo stare…” dice mentre spegne il computer. Ecco spiegato come la crisi finanziaria blocca l’economia reale. Ma l’industriale milanese, che vuole restare anonimo, è solo uno nel mare degli imprenditori italiani che hanno fermato le macchine per mancanza di liquidi facendo così ingranare all’Italia la marcia indietro in direzione della recessione.
“Il fatto è che le banche sono in una tremenda difficoltà finanziaria e i soldi che hanno se li tengono stretti per tappare le falle nei loro bilanci, non certo per finanziare l’industria” si sfoga Michele Gualandi, presidente della Coswell (cosmetica, marchi Bionsen e L’Angelica). Quello che si ha perfino paura a pronunciare è il fatidico termine credit crunch, ovvero il blocco dei finanziamenti alle imprese. Per ora l’aria che si respira è quella di un forte restringimento del credito e un innalzamento spaventoso del costo del (poco) denaro che c’è. La riprova è l’Euribor, il tasso al quale le banche si prestano denaro tra loro e sul quale si calcola il prezzo a cui lo prestano a famiglie e imprese: questo indicatore è arrivato a sfiorare il 5,4 per cento, il punto più alto dal 1994. “Ci hanno prestato soldi a 60-70 punti sopra l’Euribor (cioè al 6-6,1 per cento, ndr)” racconta Giorgio Squinzi, presidente della Mapei e della Federchimica, “ma ci è stato anche detto che se ne chiediamo ancora ce li danno a 150-160 punti sopra. E pensare che fino ad agosto pagavamo solo 20-30 punti in più! Una follia”. “150-160 punti sopra l’Euribor? Magari!” esclama Giuseppe Recchi, capo italiano del colosso americano General Electric, a dimostrazione che la crisi del credito è un problema trasversale che tocca grandi e piccoli in qualsiasi settore essi lavorino. “I problemi sono due” spiega Recchi “da un lato c’è difficoltà da parte della banca a valutare il reale valore delle garanzie e dall’altra la mancanza di liquidità di queste ultime. Alla fine ci si va di mezzo tutti: chi chiede 1 milione e chi chiede 1 miliardo”.
In Confindustria è allarme rosso. Il presidente Emma Marcegaglia ha chiesto ai banchieri che “in questo momento così importante e delicato non facciano mancare il supporto alle imprese e all’economia reale”. Fiutando l’aria che tira anche l’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, è corso ai ripari frenando il programma di riacquisto di azioni proprie per 1,8 miliardi spiegando che “la mancanza di liquidità non blocca solo il sistema finanziario, ma anche quello industriale”. “La crisi, effettivamente, si sente. Le banche puntano a far rientrare dai crediti il maggior numero di imprese possibile. D’ora in poi i prestiti saranno molto più oculati” spiega Giancarlo Radice, amministratore delegato del gruppo Rinascente. Chi soffrirà di più? “I settori che hanno bisogno di grande liquidità con ritorni lunghi come l’immobiliare”.
Appunto, l’immobiliare: ovvero l’Alfa e l’Omega della crisi finanziaria. I costruttori della provincia di Milano hanno addirittura comprato una pagina intera del Sole 24 ore per denunciare il fenomeno. “Da giugno il problema è esploso” spiega Claudio De Albertis, presidente dell’Assimpredil lombarda e costruttore lui stesso. “Sono stati letteralmente chiusi i rubinetti, ci sbattono la porta in faccia”. È anche vero che nel passato, all’epoca dei “furbetti”, gli immobiliaristi sono quelli che hanno più goduto dei bassi tassi d’interesse. “Guardi che allora veniva finanziato chi comprava e vendeva palazzi, non chi li costruiva. Le do un dato che spiega tutto: secondo la Cassa edile, un ente bilaterale gestito da imprenditori e dipendenti, il numero degli operai edili a Milano, Monza e Lodi è calato dell’1,5 per cento nel 2007. Era da nove anni che aumentava!”.
“Il comportamento delle banche è a volte addirittura subdolo” spiega Claudia Torchietto, presidente dell’associazione piemontese delle piccole imprese e del consorzio Eurofidi, un ente che fornisce garanzie agli imprenditori che chiedono prestiti bancari. “Fino a un anno fa la banca erogava il finanziamento contestualmente alla delibera di Eurofidi a garanzia dell’imprenditore. Adesso registriamo ritardi imbarazzanti da parte di tutte le banche, nessuna esclusa”. Non dissimile la situazione in Sicilia dove il presidente degli industriali, Ivan Lo Bello, è presidente anche del Banco di Sicilia controllato dall’Unicredit: un ruolo un po’ contraddittorio. “Partiamo dal presupposto che le banche sono imprese” dice Lo Bello “e che se tagliano i finanziamenti non lo fanno per divertimento. Mi rendo conto che il credit crunch è una paura reale, ma ricordiamoci che la crisi è mondiale e che noi siamo le vittime”. Ma quando dice “noi” parla degli industriali o dei banchieri? Forse di tutti e due.
LEGGI ANCHE: Recessione, la vera paura delle borse
- Venerdì 10 Ottobre 2008
EURO SI O NO?
STRATEGIE E NUMERI DELLA BIG IPO
COME SI CALCOLA
LA CRISI IN CIFRE
FAME, DISOCCUPAZIONE, NUOVI POVERI
ECONOMIA 2.0
IL PIANO MONTI
LA RIFORMA: ARTICOLO 18, PROPOSTE, DIBATTITO
LA RIFORMA, I NUMERI, LE POLEMICHE
RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE
START UP E IL NETWORK ITALIA-USA
APPLE - LUCI E OMBRE
FOTOGRAFIA EUROPEA 2012
IL GRAFICO DELLA SETTIMANA
VITE STRAORDINARIE
DIETRO LE QUINTE
IL MADE IN ITALY DI SUCCESSO










IL MEGLIO DEL 2011
G20 di Cannes: i protagonisti e le loro sfide






Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 11 Ottobre 2008 alle 19:41 Si chiama recessione. Ed è la vera paura delle borse » Panorama.it - Economia ha scritto:
[...] LEGGI ANCHE: Cintura di sicurezza per i risparmi e Crisi dei mercati, le imprese senza credito [...]
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.