Si chiama recessione. Ed è la vera paura delle borse

L'angolo tra Wall e Broad Streets

di Angelo Pergolini
Certo, la crisi dei mutui subprime. E poi quella delle banche d’affari e del sistema creditizio. E i “toxic asset” che hanno avvelenato i portafogli dei risparmiatori e dei fondi d’investimento. Ma quello che ormai spaventa gli operatori e ha portato al tracollo le borse mondiali è soprattutto il fattore R. Dove la lettera R sta per una parola che sui mercati finanziari suona come una bestemmia, che gli economisti non vorrebbero mai scrivere e che i ministri economici di qualsiasi governo non vorrebbero mai dover pronunciare: recessione.
Marco Annunziata, capo economista dellUnicredit, uno dei titoli più massacrati del listino italiano (rimasto nel mirino della speculazione anche dopo il varo di una manovra monstre sul capitale pari a 6,6 miliardi), osserva il terremoto globale della finanza da un osservatorio privilegiato, la City di Londra. Che cosa vede? “Che i mercati stanno scontando uno scenario recessivo e che la situazione è in rapido deterioramento. I dati macroeconomici sono brutti, preoccupanti. Ma le borse scontano anche un altro elemento: il blocco pressoché totale dei mercati finanziari. E se si chiude il rubinetto del credito alle imprese e ai consumatori la recessione diventerebbe profonda”.
C’è allora il rischio che scatti fra gli investitori il cosiddetto panic selling, la vendita di titoli azionari a qualsiasi prezzo, anche irragionevole? “Non ci siamo molto lontani” commenta Gregorio De Felice, presidente dell’Aiaf (l’associazione degli analisti finanziari): “Quindici minuti fa, quando è iniziata la nostra chiacchierata, Piazza Affari perdeva il 3 per cento. Adesso siamo già sopra il 6″.
Annunziata concorda: “Le vendite sono ormai indifferenziate. I fondamentali delle società non contano nulla. Non c’è più correlazione fra gli utili previsti dalle aziende e le quotazioni”.
Carlo Gentili, cofondatore della Nextam (fondi d’investimento), segue su un monitor il crollo dei listini. “In questo momento” spiega “non sono solo i piccoli risparmiatori a vendere. Gli hedge fund devono far fronte a una ondata di riscatti. E anche le grandi istituzioni finanziarie stanno smontando posizioni e portafogli. Non c’è alcun dubbio: ormai il mercato mette in conto una riduzione forte degli utili delle società quotate. Perciò reagisce con violenza”.
Che le previsioni siano cupe, del resto, l’ha appena certificato il Fondo monetario internazionale: la crisi del credito a livello globale rischia di tradursi in un conto astronomico, pari a 1.400 miliardi di dollari. Mentre l’economia italiana nel 2009 non resterà ferma, come prevedevano finora i più pessimisti: arretrerà dello 0,2 per cento. Entrerà insomma, anche tecnicamente, in recessione.
“È un rischio molto, ma molto concreto” secondo De Felice (Aiaf) “e per quanto riguarda l’Italia è possibile che la recessione inizi fin dal prossimo trimestre. Del resto, gli Usa ci sono già”.
E le borse? “Hanno sottovalutato i fondamentali dell’economia reale” commenta amaro Luca Paolazzi, direttore del centro studi Confindustria, che fin dalla scorsa estate aveva previsto la crescita zero dell’economia italiana. “E oggi” aggiunge “è impossibile fare qualsiasi previsione sull’andamento dei mercati e l’evoluzione della crisi”. Almeno fino a quando non si potrà valutare l’efficacia degli interventi dei governi e delle banche centrali. Che mercoledì 8 hanno ridotto d’intesa dello 0,50 per cento il costo primario del denaro.
Anche Antonio Cesarano, analista del Monte dei Paschi di Siena, vede un muro di nebbia: “Temo che solo a partire da gennaio o febbraio sarà possibile stimare quanto durerà, e che profondità avrà, la caduta delle borse”. L’unica certezza è che la crisi ha ormai azzannato l’economia reale. E questo significa non solo risparmi che vanno in fumo, ma soprattutto consumi che calano, utili societari che precipitano, posti di lavoro che scompaiono. E investimenti che si fermano.
È questo cortocircuito fra finanza, borse e imprese che terrorizza i mercati, come governi e banche centrali. Se i leader di paesi industrializzati del calibro di Italia, Gran Bretagna o Germania devono rassicurare i correntisti ripetendo quasi ogni giorno che i loro soldi in banca sono al sicuro, vuol dire che la situazione appare davvero pericolosa. E se una banca centrale come la americana Federal reserve è addirittura costretta a sostituirsi alle banche commerciali per garantire l’acquisto e l’emissione dei commercial paper (lo strumento con cui le imprese si finanziano a breve termine), ciò significa che il sistema del credito negli Usa è ormai alla paralisi. Se questo è il quadro, le borse, da Wall Street a Piazza Affari, da Mosca aTokyo, non fanno altro che prenderne atto. Crollando.

Commenti

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Il 11 Ottobre 2008 alle 11:06 Corrado Buccieri ha scritto:

Era ora……La Borsa va chiusa o riservata a chi
ci crede ancora.

Il 11 Ottobre 2008 alle 11:20 vincenzo.m. ha scritto:

SIAMO DA TEMPO…

Chiunque abbia un minimo di conoscenza, nell’ambito dei bilanci delle aziende italiane, considera che da qualche mese si è piombati nella recessione: il rialzo dei prezzi ha regalato un aumento dei ricavi parallelamente ad un volume di prodotti venduti di gran lunga inferiore alle aspettative.

Ora, con l’avvicinarsi delle campagne natalizie la scelta è obbligata: non considerare gli accantonamenti effettuati in aderenza al piano previsionale e proseguire nella speranza che il gap già accertato possa diminuire ed eventualmente essere recuperato l’anno seguente.

Nessuna legge impedisce al management di operare nella salvaguardia del proprio “bonus” aziendale in relazione ai risultati raggiunti: siamo da tempo in recessione, aggiustamenti ed allineamenti alle scritture di chiusura consentono di proseguire senza drammi verso il raggiungimento dell’obiettivo.

Passato l’esercizio la verità si farà garante per l’annuncio delle riduzioni della forza lavoro: non ci sono solo le “stock options”, la catena lega i sottoposti di alto livello al “bonus aziendale”.

Il 11 Ottobre 2008 alle 11:36 biglucky ha scritto:

Strumenti di analisi finanziaria appartenenti all’era del jurassico come lo sono le medie mobili conclamavano la negatività dei trend fin da set./2007 per l’SP MIB e fin da gen./2008 per il Dow Jones I.A. Questo puzzava davvero tanto, ma tanto tanto tanto! Coloro che hanno scatenato questo “caos” mandando nel panico il pianeta finanziario stanno dettando le ricette a politici/governanti,
notoriamente disinformati. Provate a farli intervistare dalle “Jene” su alcuni concetti elementari di economia e finanza e scatenerete un altro panico! Sono queste le persone che ci “tranquillizzano”? Sono
certo che questi “geni della tecno-finanza” sono i soli privilegiati a vederci chiaro in questo caos finanziario e per questo ingrasseranno domani come ieri, in ogni caso come maiali. Quindi, cambierà qualcosa rispetto a qualche mese fa? Certo, i “geni della tecno-finanza” hanno vinto la guerra contro quelle Autorità che hanno osato tentare di sfidarli ed ostacolarli con il rialzo dei tassi di resse. E adesso propongono un armistizio – la chiusura delle Borse – per promulgare le nuove regole dettate dai roket scientists. M come dicono le mie amanti, “una borsa” che va solo su non dà nessun piacere! O siete così sprovveduti da pensare che chi ha sbagliato pagherà un cent?
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Il 11 Ottobre 2008 alle 12:54 ether.zooth ha scritto:

Il vero problema (che VERAMENTE POCHI SANNO) è solo 1:
La FAMOSA FEDERAL RESERVE, è una Compagnia Privata.
Il suo essere è SOLO DI STAMPARE CARTA STRACCIA, che a sua volta la ” VENDE ” Alle BANCHE dietro un compenso ” diciamo” economico.
Greenspan, Bernake,ecc…….., STAMPANO CARTA STRACCIA a non finire.
Il vero DOLLARO USA ( che non esiste piu tra l’altro), era “osmoticamente” collegato con l?oro e l’Argento:
In sintesi:
1 dollaro (carta o moneta), sino ai tempi di Kennedy poteva essere CAMBIATO in controvalore, in peso (grammi,ettogrammi,kilogrammi,quintali,tonnellate,ecc…)in una qualsiasi banca.
Con Reagan, questo venne ABBOLITO.
E’ tutta carta straccia………….
Sarà la CENTESIMA VOLTA CHE SPIEGO questo fenomeno.
Documentatevi sulla STORIA della FED e del Dollaro.
Logicamente, i mass-media NON DIRANNO MAI NIENTE SU QUESTO.
Kennedy, per esempio, che applicava VERAMENTE LA COSTITUZIONE DEGLI USA, fu AMMAZZATO PROPRIO PER QUESTO MOTIVO.
La FEDERAL RESERVE non GARANTISCE ASSOLUTAMENTE NIENTE.
Anzi, continua a ” sfornare ” CARTA STRACCIA DALLE SUE TIPOGRAFIE……..
Sin quando questo evento, non sarà EVIDENZIATO al MONDO INTERO…….
Un senatore chiamato Paul Ron (repubblicano), si auspica la ABOLIZIONE TOTALE di questa GLOBALE TRUFFA, che prosegue da decenni.
Se il Dollaro è CARTA STRACCIA, IMMAGINIAMO COSA E’ L’EURO.
A voi il DICERNIMENTO, lo studio di questa TRUFFA.
Indagare, studiare la storia, ecc……….

Il 11 Ottobre 2008 alle 13:12 ether.zooth ha scritto:

Ma lo sapete che la ricchezza di una NAZIONE é CALCOLATA IN BASE ALLE SUA RISERVE DI ORO?????????

Allora:
Calcoliamo quanti dollari ci sono in giro per il mondo.
Calcoliamo quanti Euro ci sono in giro per il mondo.
Ogni Dollaro ed ogni Euro, devono avere una corrispondenza in controvalore di ORO.

Credete che la FED o la BCE trasmetteranno questi dati???????????

La parola che sentiamo sempre: ” INIETTARE LIQUIDITA’” al sistema bancario-finanziario:
Cosa significa in pratica?
STAMPARE CARTA STRACCIA……………….
Piu CARTA STRACCIA HAI ( vendendola ad INTERESSE ), piu ORO avrai.
1+1=2

Shalom

Il 12 Ottobre 2008 alle 1:14 » Panorama.it - Economia ha scritto:

[...] ether.zooth su Crisi: il governo mette una cintura di sicurezza ai risparmiSi chiama recessione. Ed è la vera paura delle borse » Panorama.it - Economia su Crisi dei mercati: le imprese senza creditomarino.petrelli su Tempo di crisi economica e Mourinho se la rideether.zooth su Si chiama recessione. Ed è la vera paura delle borseether.zooth su Si chiama recessione. Ed è la vera paura delle borse [...]

Il 12 Ottobre 2008 alle 1:18 Crisi globale. E Bush chiede al G7 risposte globali. In cinque punti » Panorama.it - Economia ha scritto:

[...] Una ‘’seria risposta globale’’ per affrontare una crisi globale, che non si risolverà in una notte: alla Casa Bianca il presidente americano George W. Bush riceve i ministri finanziari del G7 per discutere le attuali turbolenze finanziarie che si stanno ripercuotendo sull’economia reale rallentando la crescita mondiale e spingendo gli Usa sull’orlo della recessione. [...]

Il 12 Ottobre 2008 alle 10:54 Crisi dei mercati: le imprese senza credito » Panorama.it - Economia ha scritto:

[...] LEGGI ANCHE: Recessione, la vera paura delle borse [...]

Il 24 Giugno 2010 alle 16:46 Notizie dai blog su Le previsioni di Confindustria ha scritto:

[...] Si chiama recessione. Ed è la vera paura delle borse di Angelo Pergolini Certo, la crisi dei mutui subprime. E poi quella delle banche d’affari e del sistema creditizio. E i “toxic asset” che hanno avvelenato i portafogli dei risparmiatori e dei fondi d’investimento. Ma quello che ormai spaventa gli operatori e ha portato al tracollo le borse mondiali è soprattutto il fattore R. blog: canale economia | leggi l’articolo [...]

Il 25 Giugno 2010 alle 13:15 Notizie dai blog su Confindustria: in Italia la recessione é finita ha scritto:

[...] Si chiama recessione. Ed è la vera paura delle borse di Angelo Pergolini Certo, la crisi dei mutui subprime. E poi quella delle banche d’affari e del sistema creditizio. E i “toxic asset” che hanno avvelenato i portafogli dei risparmiatori e dei fondi d’investimento. Ma quello che ormai spaventa gli operatori e ha portato al tracollo le borse mondiali è soprattutto il fattore R. blog: canale economia | leggi l’articolo [...]

Il 28 Giugno 2010 alle 12:15 Notizie dai blog su Economia: Nel 2011 Italia fuori dalla Recessione ha scritto:

[...] Si chiama recessione. Ed è la vera paura delle borse di Angelo Pergolini Certo, la crisi dei mutui subprime. E poi quella delle banche d’affari e del sistema creditizio. E i “toxic asset” che hanno avvelenato i portafogli dei risparmiatori e dei fondi d’investimento. Ma quello che ormai spaventa gli operatori e ha portato al tracollo le borse mondiali è soprattutto il fattore R. blog: canale economia | leggi l’articolo [...]

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