Calma, le pensioni sono al sicuro

Corteo sindacale

“Adelante con juicio”: l’esortazione che dai Promessi sposi in poi simboleggia la volontà di darsi una mossa, ma con accortezza, per non rompere le uova nel paniere, potrebbe essere anche il motto del nuovo presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua, un manager che in questa prima intervista fa di tutto per apparire decisionista, in omaggio ai tempi, ma all’insegna della moderazione e della prudenza in quanto “lettiano” nell’anima.
“Lettiano” nel senso di politicamente, umanamente e culturalmente contiguo, per sua esplicita rivendicazione, a Gianni Letta, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio portato in palmo di mano da Silvio Berlusconi, ma apprezzato anche dall’opposizione e definito, invece, con una punta di sarcasmo, l’”eminenza azzurrina” o il “gran ciambellano” da chi non lo ha molto in simpatia. Inutile dire che proprio Letta più di altri ha voluto Mastrapasqua su quella poltrona, forse anche per questo. Quando la nomina è arrivata al vaglio del Parlamento, hanno votato a favore pure le opposizioni, sia alla Camera sia al Senato.
Quarantanove anni da alcuni giorni, già consigliere dell’istituto pubblico di previdenza per poco meno di 5, il tempo sufficiente per conoscere fin nel dettaglio fatti e misfatti dell’ente, Mastrapasqua non è il classico commis d’état. Le sue esperienze manageriali sono soprattutto nel settore privato, con una propensione per i risanamenti d’azienda, come l’Ospedale israelitico di Roma, arrivato una decina d’anni fa sull’orlo della chiusura e riportato da Mastrapasqua a nuova vita.
L’Inps affidato al nuovo presidente è un gigante pubblico che ha poco a che spartire, per la verità, con le aziende decotte di cui il manager si è occupato in passato. Anzi, i suoi conti sono in netto miglioramento. Con 19 milioni di assicurati e 16 di pensionati, un bilancio gigantesco, secondo per entità solo a quello dello Stato, una struttura informatica di primo livello, l’Inps è il più grande ente previdenziale d’Europa. Un colosso che, però, soffre di una malattia subdola e nascosta: quella della scarsa credibilità. Provate a chiedere a un giovane o a un meno giovane se si sente sicuro per la pensione con i soldi in mano all’Inps e non saprà rispondere o si dimostrerà più che scettico. Il compito che Mastrapasqua si sta dando, quindi, non è quello del risanatore con la spada sguainata, ma del gradualista miglioratore che procede, appunto, “con juicio”.
Di fronte alla domanda delle domande, e cioè se il presidente dell’Inps, massima autorità in materia previdenziale, pur considerando che le riforme spettano al Parlamento, ritenga necessario rimettere le mani sul sistema delle pensioni, il decisionista-prudente dà il meglio di sé, elaborando una risposta della durata di circa un quarto d’ora, calibratissima e argomentata.
Riassumibile così: “Bisogna pensarci, perché non farlo sarebbe da irresponsabili nei confronti dei nostri figli e nipoti. Ma bisogna anche stare molto attenti. La gente non può essere stressata e disorientata con decisioni e messaggi contrapposti e a getto continuo tipo scalone, scalini, scalinetti, età da alzare e abbassare, previdenza complementare o no. La riflessione deve essere seria, non emotiva, perché in queste faccende non sono ammessi passi falsi e superficialità”.
Vuol dire che è meglio lasciare tutto così com’è?
In questo momento nel Paese serpeggia una sensazione di precarietà e il welfare è una materia delicatissima. Forse comincerei nel peggiore dei modi il mio lavoro di presidente se contribuissi ad aprire un dibattito a freddo, sopra le righe o fine a se stesso.
Non le sembra di eludere la domanda?
Al contrario, è un modo responsabile di affrontare l’argomento. Potrei sparare una risposta azzardata, forse le regalerei un titolo forte, ma non sarebbe serio.
Nel libro verde il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, ha ipotizzato un intervento sull’età pensionabile.
Sì, ma lo stesso ministro ha poi precisato che questa è una materia su cui non è opportuno intervenire una volta all’anno e di conseguenza ha annunciato l’istituzione di un osservatorio.
Se lei in questo momento fosse a una riunione di quell’osservatorio, che posizione prenderebbe?
Non ho una ricetta in tasca, mi interessa di più far capire ai giovani e a tutti gli italiani che l’Inps è una realtà solida, non fallisce e lavorerà bene per custodire al meglio i soldi ricevuti dai lavoratori e dalle aziende.
Dicono che lei si sia presentato a dirigenti e sindacalisti con il piglio del decisionista.
Conosco bene l’istituto, sono stato consigliere per 4 anni, mi trovo nelle condizioni ideali per intervenire subito sull’organizzazione e la risposta mi sembra lusinghiera.
C’è bisogno di un intervento repentino?
In 4 anni ci sono state tre consultazioni elettorali e si sono avvicendati tre ministri. Negli ultimi 36 mesi l’istituto è stato scosso dal tormentone Superinps sì o no. E poi le voci: viene Enrico Bondi, no inviano Matteo Arpe, si fa la holding, ci massacrano con i tagli… Un marasma. Ho voluto dare l’impressione che si cambiava registro e ho la sensazione che la maggioranza di dirigenti e dipendenti non aspettasse altro.
Come vanno i conti?
Bene. A fine agosto abbiamo già riscosso 89,2 miliardi di euro, quasi 5 più di quanto avevamo previsto, mentre il totale dei pagamenti è stato sostanzialmente in linea con quanto preventivato: 127,6 miliardi rispetto ai quasi 127 della previsione. Questi risultati consentono allo Stato una riduzione dei trasferimenti di 4,2 miliardi di euro che a fine anno, in base all’andamento tendenziale, potrebbero diventare 6 o anche 7.
A che cosa si devono questi miglioramenti?
A un mix di fattori. C’è stato soprattutto un recupero di evasione contributiva e hanno influito anche norme e direttive approvate dal governo precedente e dall’attuale.
Parliamo del recupero di evasione.
È stato possibile grazie soprattutto al buon lavoro degli uffici che hanno incrementato sia la parte della riscossione sia quella del recupero dei crediti. In particolare è stato importante il lavoro svolto dalla società Equitalia.
Mentre per quanto riguarda la normativa che cosa è successo?
Il precedente ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, decise un aumento delle aliquote contributive che ha favorito i conti. Nel frattempo sono aumentate moltissimo le ispezioni in base a una direttiva del ministro Sacconi. Grazie a essa gli ispettori possono concentrarsi sugli aspetti sostanziali, tipo la lotta al lavoro nero, rispetto a quelli formali, come la virgola fuori posto.
Il governo precedente aveva previsto un risparmio di 3 miliardi e mezzo in 10 anni con le sinergie fra i vari enti previdenziali per finanziare in parte l’eliminazione dello scalone. A che punto siamo?
La preparazione di un piano comune di risparmi per 350 milioni all’anno attraverso una collaborazione tra gli enti è uno dei miei primi compiti.
Nel concreto come si possono ottenere questi risparmi?
Già da alcuni anni, per esempio, Inps e Inail hanno un call center in comune, che ovviamente costa meno che averne due; ritengo sia possibile allargare questa esperienza agli altri enti previdenziali. Sinergie sono possibili con una centrale acquisti comune e una migliore gestione del patrimonio immobiliare e delle apparecchiature informatiche.
E se questi progetti non dovessero dare i risultati sperati?
Mi auguro non succeda, ma a quel punto dal 1° gennaio 2011 scatterebbe un aumento delle aliquote contributive dello 0,09 per cento. A questo proposito vorrei fare una riflessione. Sono tenuto al rispetto della legge, ma mi faccio due domande. Perché a carico degli enti previdenziali i risparmi per l’eliminazione dello scalone? E perché, se anch’io devo partecipare, non posso scegliere le modalità che ritengo più opportune?
E che risposta si dà?
Avanzo un’ipotesi: se devo recuperare quattrini, invece di tagli e restrizioni forse è più opportuno che punti sull’efficienza attraverso l’aumento delle riscossioni. Il risultato per le finanze statali sarebbe identico, ma per l’istituto l’approccio cambierebbe in meglio.
L’Inps ha 900 organismi a livello nazionale e locale con 6 mila poltrone. Sembrano troppe? Va riformata la governance dell’istituto?
L’esistenza dei comitati locali è prevista dalla legge; noi ci limitiamo a pagare. Per quanto riguarda la governance, l’organizzazione attuale sta dando ottimi risultati di bilancio. Questa non è una società per azioni, va trovato il giusto equilibrio tra le esigenze manageriali e quelle di sorveglianza affidate alle parti sociali attraverso i Civ, consigli di indirizzo e vigilanza.

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Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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