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Il nucleare in Italia slitta di sei mesi, ma avrà la sua Agenzia per la sicurezza e per lo sviluppo. Dopo un lungo tira e molla la commissione Attività produttive della Camera ha votato martedì notte l’ultima tranche del pacchetto energia del “ddl sviluppo”, uno dei collegati alla finanziaria. L’esame del provvedimento approderà oggi in Aula per la discussione, poi sarà il turno dei senatori. Il Governo, dunque, si prende sei mesi in più, da dicembre di quest’anno al 30 giugno 2009, per indicare i criteri di allocazione e di costruzione delle nuove centrali e del sito nazionale per lo smaltimento delle scorie. Il Governo potrà però superare le resistenze degli enti locali .
Inoltre, le aree per gli impianti nucleari saranno particolarmente protette. Facilitazioni sono poi fissate per le autorizzazioni per la costruzione, compresi gli espropri. Apposite norme dovranno poi essere previste sulle scorie.
Nasce invece la nuova Agenzia per la sicurezza: l’organizzazione e il funzionamento interni saranno stabiliti attraverso un decreto “del presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del ministero dell’Ambiente, d’intesa con lo Sviluppo economico”. Una formula che accontenta i due ministeri e che, stando a quanto apprende Panorama.it, era fortemente voluta da alcuni deputati per evitare che l’intera materia fosse gestita dal solo ministero dell’Ambiente. Secondo l’emendamento che è entrato in Commissione, “l’Agenzia per la sicurezza nucleare è la sola autorità nazionale responsabile per la sicurezza e la salvaguardia nucleare.
Avrà compiti di regolamentazione tecnica, controllo e autorizzazione ai fini della sicurezza delle attività concernenti gli impieghi pacifici dell’energia nucleare; gestione e sistemazione dei rifiuti radioattivi e dei materiali nucleari; protezione dalle radiazioni, nonché le funzioni e i compiti di salvaguardia degli impianti e dei materiali nucleari, comprese le loro infrastrutture e la logistica; ispezioni negli impianti nucleari nazionali e loro infrastrutture; potrà irrogare sanzioni pecuniarie tra 25 mila e 150 milioni di euro, sospendere o revocare le autorizzazioni”. L’agenzia avrà un presidente nominato dal Presidente del Consiglio e quattro componenti, due designati dal ministro dell’Ambiente e due designati dal ministro dello Sviluppo economico, sentite le competenti Commissioni parlamentari. I membri resteranno in carica per sette anni.
Tra i provvedimenti definitivi c’è quello che avvia la costituzione della Borsa del gas, che verrà assegnata all’attuale gestore del mercato elettrico (Gme). Rimane qualche dubbio sui reali benefici della Borsa del metano sui prezzi finali, in uno scenario caratterizzato dall’assoluta dominanza dell’Eni nella produzione, nelle reti e nella vendita. Uno degli emendamenti approvati prevede la nascita di una nuova Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile. Si chiamerà Enes e sostituirà l’Enea (l’attuale Ente per le nuove tecnologie, energia e ambiente) che viene soppresso. Inoltre, entro 30 giorni dall’approvazione del “ddl sviluppo” il premier dovrà nominare un commissario e due vice commissari per la Sogin, la società che si occupa della messa in sicurezza degli impianti nucleari italiani ancora in funzione e di quelli dismessi. Anche la Cassa depositi e prestiti, seppure con quote di minoranza, potrà entrare nella costituzione dei consorzi per lo sviluppo e l’utilizzo degli impianti nucleari, che saranno formati da produttori di energia e da industriali “utilizzatori intensi di elettricità”. Ogni anno, infine, il governo dovrà varare una legge per il mercato e la concorrenza.
Intervenendo all’Italia Energy Summit, il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, aveva annunciato “la costituzione di una cabina di regia Governo - amministrazioni locali sulle infrastrutture energetiche per la valorizzazione degli idrocarburi nazionali su cui sediamo: almeno un miliardo di barili”. Al Summit organizzato da Il Sole 24 Ore il ministro era parso particolarmente motivato sul nucleare. “Alcune scelte sono state già fatte nel decreto di luglio, ora stiamo rafforzando la semplificazione normativa, in modo tale che già entro la fine della legislatura si possa avere la prima pietra”, aveva affermato.
- Giovedì 16 Ottobre 2008
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Il 10 Luglio 2009 alle 18:59 Torna il nucleare in Italia. Che smantella le vecchie centrali » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Entro sei mesi sarà decisa la normativa per la localizzazione delle nuove centrali nucleari e per i sistemi di deposito e stoccaggio dei rifiuti radioattivi: a gestire il ritorno dell’atomo sarà l’Agenzia per la sicurezza nucleare (Asn) e soprattutto per cominciare a piazzare le bandierine dei possibili siti sulla carta geografica. Sarà una fase di intenso mercanteggiamento con le autorità e le comunità locali, ma i margini di manovra sono ristretti anche dalla particolare conformazione geologica e costiera italiana. Si può partire dalla mappa dei possibili siti che il Cnen (poi diventato Enea) disegnò negli anni ‘70. Anche se, anuncia il ministro dello Sviluppo Claudio Scajola: “Una commissione di dieci autorevoli esperti è al lavoro da dieci mesi e sta producendo buoni risultati. Ho ricevuto numerose richieste di amministrazioni locali che hanno dato disponibilità all’insediamento di centrali nucleari”. Nomi? Per ora nessuno. A parte le candidature abbozzate ma poi nei fatti ritirate, come quella del Governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo. Se ne può parlare – aveva poi precisato Lombardo – solo se i siciliani “esprimeranno il loro consenso con un referendum», se la costruzione «conviene dal punto di vista costi-benefici” e se si tratterà di “una centrale assolutamente sicura”. Da tempo si parla anche della Sardegna, dalle parti di S. Margherita di Pula a sud. O della costa orientale, fra S. Lucia e Capo Comino. O più giù, davanti a Lanusei, alla foce del Rio Mannu. In Puglia, sulla costa di Ostuni. Lungo il Po, dal vercellese fino al mantovano, dove già esistevano le centrali di Trino e di Caorso.L’obiettivo del governo è di arrivare a coprire il 25 per cento del fabbisogno nazionale, allentando la fame di petrolio della penisola: l’Italia è il settimo importatore al mondo di petrolio (qui i dati in pdf). Secondo il memorandum d’intesa tra Enel e la francese Edf, la prima centrale nucleare nazionale diventerà operativa per il 2030: è prevista, inoltre, la costruzione di altri tre impianti. Per quella data si stima che la spesa nel mondo per i reattori arriverà a mille miliardi di dollari: un affare d’oro, quello della corsa verso il nucleare civile. [...]
Il 10 Luglio 2009 alle 19:03 Torna il nucleare in Italia. Che smantella le vecchie centrali - GREG NOTIZIE ha scritto:
[...] Entro sei mesi sarà decisa la normativa per la localizzazione delle nuove centrali nucleari e per i sistemi di deposito e stoccaggio dei rifiuti radioattivi: a gestire il ritorno dell’atomo sarà l’Agenzia per la sicurezza nucleare (Asn) e soprattutto per cominciare a piazzare le bandierine dei possibili siti sulla carta geografica. Sarà una fase di intenso mercanteggiamento con le autorità e le comunità locali, ma i margini di manovra sono ristretti anche dalla particolare conformazione geologica e costiera italiana. Si può partire dalla mappa dei possibili siti che il Cnen (poi diventato Enea) disegnò negli anni ‘70. Anche se, anuncia il ministro dello Sviluppo Claudio Scajola: “Una commissione di dieci autorevoli esperti è al lavoro da dieci mesi e sta producendo buoni risultati. Ho ricevuto numerose richieste di amministrazioni locali che hanno dato disponibilità all’insediamento di centrali nucleari”. Nomi? Per ora nessuno. A parte le candidature abbozzate ma poi nei fatti ritirate, come quella del Governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo. Se ne può parlare – aveva poi precisato Lombardo – solo se i siciliani “esprimeranno il loro consenso con un referendum», se la costruzione «conviene dal punto di vista costi-benefici” e se si tratterà di “una centrale assolutamente sicura”. Da tempo si parla anche della Sardegna, dalle parti di S. Margherita di Pula a sud. O della costa orientale, fra S. Lucia e Capo Comino. O più giù, davanti a Lanusei, alla foce del Rio Mannu. In Puglia, sulla costa di Ostuni. Lungo il Po, dal vercellese fino al mantovano, dove già esistevano le centrali di Trino e di Caorso.L’obiettivo del governo è di arrivare a coprire il 25 per cento del fabbisogno nazionale, allentando la fame di petrolio della penisola: l’Italia è il settimo importatore al mondo di petrolio (qui i dati in pdf). Secondo il memorandum d’intesa tra Enel e la francese Edf, la prima centrale nucleare nazionale diventerà … Per leggere tutto l’articolo vai al sito ufficale » Notizie, Settimanali [...]
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