Gli italiani sono stakanovisti, non vogliono andare in pensione e, una volta raggiunta l’età per il ritiro, preferiscono continuare a lavorare piuttosto che stare a casa. Ma secondo il sociologo del lavoro Domenico De Masi, sociologo del lavoro, interpellato da Panorama.it, “Preferire il lavoro alla famiglia è una malattia. E stare dieci ore in ufficio non migliora la qualità del lavoro anzi a volte è peggio”.
L’immagine degli italiani sgobboni emerge questa volta da un sondaggio condotto da Kelly Services, azienda attiva nel campo delle risorse umane, su un campione di 115mila lavoratori in 33 Paesi, di cui 17 mila italiani. Secondo l’indagine, infatti, 5 italiani su 10 non hanno intenzione di andare in pensione prima dei 65 anni e, con il loro 50 per cento di stakanovisti, gli italiani sono i primi della classifica insieme agli Usa. Alla base della scelta, soprattutto motivi economici (solo l’11 per cento degli intervistati pensa che potra’ godere di un reddito da previdenza in grado di garantire una vecchiaia senza pensieri), ma anche la volonta’ di mantenersi attivi (per il 50 per cento degli intervistati). Per alcuni conta anche il senso di lealtà verso il proprio principale (18 per cento).
Analizzando i dati delle regioni italiane, i più preoccupati dal dopo pensione sono i valdostani, che nel 60 per cento dei casi credono di non disporre di sufficienti risparmi, seguiti dai sardi (56 per cento) e dai friulani (52 per cento). A dispetto dei luoghi comuni, inoltre, una larga maggioranza della popolazione attiva italiana è convinta che, una volta raggiunta l’età pensionabile, non smetterà completamente di lavorare. In molti dichiarano infatti la volontà di proseguire nella propria professione, ma con tipologie contrattuali diverse, come rapporti di lavoro part-time o in qualità di consulenti, e c’è anche chi pensa di reinventarsi un futuro lavorativo, magari come imprenditore.
“Il fatto di essere stakanovisti per motivi economici lo giustifico, ma lavorare perché non si è in grado di fare altro è una sorta di malattia: si sta in ufficio perché si odia la famiglia o magari si preferisce stare con il capo, sperando in un aumento che spesso non arriva”, ha spiegato a Panorama.it il professor De Masi. “In Italia è vero si lavora per più ore ed è colpa di una prassi che io definisco imbecille: rimanere in ufficio fino alle dieci di sera, una cosa che un manager americano o nordeuropeo non si sognerebbe mai di fare”.
Secondo il sociologo “l’impiegato italiano pensa che stare molte ore in ufficio, magari senza fare niente, sia meglio che starci meno ore, ma producendo più idee. È una prassi diffusa in tutti i paesi latini, come la Spagna e il Brasile, ma anche in paesi emergenti come la Cina, che hanno raggiunto lo sviluppo capitalistico più tardi”. Alla fine per De Masi lo stakanovismo è “controproducente anche per le imprese: distrugge la creatività dei dipendenti e fa aumentare i costi. Meglio avere impiegati che lavorano meno e meglio che sgobboni affaticati e annoiati”.
- Venerdì 17 Ottobre 2008
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Commenti
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Il 17 Ottobre 2008 alle 20:53 fercas ha scritto:
Condivido pienamente; quando sei in pensione sei considerato un ramo secco della società e cosa fai dopo? Ti curi i tuoi hobby? Bella fregatura, visto che li puoi coltivare anche lavorando! E poi, parliamoci chiaro, due soldini in più in famiglia non guastano, no? Mia moglie ha chiesto all’Ente per cui lavora di prolungare il rapporto lavorativo sino ai 65 anni, come gli uomini, in base alla legge 198/2006 sulle pari opportunità ma l’Ente sonnecchia; pensavo di fargli causa alla scadenza dell’attuale rapporto ma, in base all’art. 72 della finanziaria 2008, ho paura che gli mandino il preavviso di sei mesi e poi a casa. Cose all’italiana! Visto che una legge tutela le pari opportunità uomo/donna ed un’altra che, raggiunti i 40 anni contributivi, il tuo datore di lavoro ti può legalmente licenziare! Bella roba.
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