- Tags: crisi, inchiesta, interviste, mutuo, recessione
- Un commento

Di Cristina Bassi e Antonella Palmieri - Foto e video di Alberto Roveri
Prestiti “revolving”, “rating”, tassi di sconto, “board”, “passivity rule”… Mentre il mondo della finanza si barcamena tra Borse a picco e soluzioni d’emergenza, gli italiani cercano di capire se anche la loro vita quotidiana verrà investita dalla crisi. Un venerdì nel centro di Milano, Panorama ha fermato per strada 100 persone e ha rivolto loro 10 domande (vedere riquadro qui sotto) per capire quanto sono preoccupate per lavoro e futuro, se hanno cambiato abitudini, tagliato le spese, strappando qualche confidenza sul conto in banca. Le stesse domande le ha fatte a Londra il quotidiano Guardian, scoprendo che gli inglesi sono già corsi ai ripari: meno taxi e vacanze, il pranzo portato da casa.
E gli italiani? C’è preoccupazione, certo, ma la gente dimostra di avere lo spirito per cavarsela anche nelle situazioni peggiori. “Le spese in famiglia le conteniamo da un po’, non è una novità. In quanto mamma ho imparato a pensare da scout: pragmatismo e niente sprechi” spiega Marina, 55 anni e due figli. In mancanza di altri appigli, ci si affida al Superenalotto. “Se vinco il jackpot” dice Celeste, studentessa 20enne, “mi pago i contributi”.
Già, la pensione. Un’incognita: tutti i giovani ci pensano con ansia. Chi risponde di non esserne “affatto preoccupato”, lo fa allargando le braccia: “Tanto non ce l’avrò mai”. Chi invece si dichiara “molto preoccupato” è perché, anche se sta facendo di tutto per ritrovarsi in vecchiaia un piccolo gruzzolo, vive con l’incubo di vederselo divorato da un’imprevista recessione. E molti ragazzi valutano l’ipotesi di una pensione integrativa.
Alla sola idea di vedere minacciati lavoro e pensione, considerati l’eterna ancora di salvezza, gli italiani rischiano il panico. A differenza dei londinesi, che avendo la flessibilità nel sangue, sono meno timorosi. Solo 8 dei 100 inglesi intervistati hanno molta paura per il proprio lavoro, contro i 20 italiani. Se poi si parla di pensione, le differenze sono ancora più evidenti: a Milano 45 interpellati su 100 si dichiarano “molto preoccupati” contro i 15 d’Oltremanica. Nonostante ciò la gente da noi rimane fedele alle vecchie abitudini, rimandando tagli alle spese e rinunce a un futuro, se sarà il caso, più nero.
Chi non ha cambiato stile di vita nelle ultime settimane però non necessariamente è una cicala imprevidente: molti di loro sono alle prese con carovita e “quarta settimana” già da qualche anno. “Non gioco in borsa e non ho soldi investiti in fondi” afferma Raffaele, padre di famiglia 43enne. “Ho qualche risparmio da parte e in casa entrano due stipendi. Per questo mi spaventano di più la benzina troppo cara o l’aumento dei prezzi piuttosto che il fallimento di una banca d’affari”.
Gli italiani sono meno indebitati rispetto agli inglesi (23 contro 42 per cento), ma il mutuo è un pensiero costante. Chi ha un tasso variabile, ammette di avere qualche timore di non poter più pagare le rate. Al contrario chi anni fa ha stipulato un contratto a tasso fisso ora è più ottimista. Fortuna o intuito? “Le banche mi proponevano le rate variabili” dice soddisfatto un assicuratore 50enne “ma sono stato abbastanza furbo da non farmi fregare. Mi sono detto: “E se poi i tassi diventano sfavorevoli?”, ho preferito non rischiare”.
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Commenti
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Il 29 Ottobre 2008 alle 13:42 Corrado Buccieri ha scritto:
Tutto ciò che emerge dall’informazione e dalle belle
parole dei politici…..sembra solo una pubblicità
ingannevole.
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