Crolla il tenore di vita: indebitato un italiano su 3. E per il futuro vince il pessimismo

Banconote da 100 euro

Il tenore di vita degli italiani continua a peggiorare. I due terzi delle famiglie dichiara uno stato di difficoltà, è aumentata la percentuale di coloro che hanno dovuto ricorrere all’indebitamento e netta è stata la frenata dei consumi. La conseguenza, secondo il sondaggio Acri - Ipsos (qui il documento in .pdf) per la Giornata mondiale del risparmio, è che diminuisce la capacità di accantonare parte del reddito anche se la propensione al risparmio resta alta. E infatti solo un italiano su tre riesce a risparmiare. Gli altri o consumano tutto quello che guadagnano o intaccano i vecchi risparmi (18%) o ricorrono ai prestiti (9%).

Presto per misurare la crisi
I dati del 2008, secondo l’Acri, non si discostano molto da quelli del 2007: il numero di quelli che riescono a risparmiare (34%, l’1% in piu’ rispetto all’anno scorso) e quello di coloro che hanno consumato tutto il reddito (38%, l’1% in meno rispetto a un anno fa) rimane grossomodo costante, come pure il numero di persone che consumano piu’ di quanto incassano (27%).

Chiediamo più prestiti ma li temiamo
Tra i cittadini che consumano più di quanto guadagnano c’è una riduzione di quelli che ricorrono ai risparmi accumulati (forse già usati in passato) e un incremento di chi ha dovuto ricorrere a prestiti (sono il 9%)). Dal 2001 sono triplicati gli italiani che sono ricorsi a prestiti, e dal 2004 sono più che raddoppiati. Nonostante questo, molti vivono il prestito con timore: per la maggior parte degli intervistati anche forme leggere di prestito, come il credito al consumo e le carte revolving, sono strumenti da “maneggiare con cura” perché potenzialmente pericolosi.

Insoddisfazione e pessimismo
La metà degli italiani (49%) non è soddisfatta della propria situazione economica e, più in
generale, vede nero sul futuro dell’economia. anche qui, poche novità rispetto all’anno scorso: “è come se gli italiani avessero già introiettata la percezione della crisi e le preoccupazioni degli ultimi giorni non stiano aggiungendo nuovi elementi di negatività”. La percentuale dei soddisfatti della propria situazione economica “rimane attestata al 51% -
aggiunge l’Acri - ma ciò non vuole dire che la crisi internazionale non abbia determinato effetti negativi”. Pensando al futuro, “rispetto alla propria situazione personale gli ottimisti (28%) prevalgono sui pessimisti (21%)”. C’è invece pessimismo sulla situazione economica dell’Italia (49% contro il
24% di ottimisti, ma nel 2007 la situazione era peggiore e il saldo negativo ammontava a 35 punti percentuali). Peraltro, spiega la ricerca, “la percezione dei problemi che sul fronte di questa crisi finanziaria stanno avendo gli altri paesi ha portato a un miglioramento dell’opinione riguardo alle regole e ai controlli presenti in Italia, anche se la maggioranza delle
persone rimane critica (il 56% contro il 69% del 2007)”.

Ci piacerebbe fare le formiche, ma…
Il 42% degli italiani non vive tranquillo senza risparmi, mentre il 45% vorrebbe risparmiare
ma senza eccessive rinunce. Solamente 1 italiano su 10 preferisce godersi la vita, piuttosto che mettere da parte risorse per il futuro. La preferenza per la liquidità rimane il tratto che
caratterizza gli Italiani: il 60% tiene o terrebbe i risparmi liquidi, mentre il 35% (un punto percentuale in più rispetto al 2007) li investe o li investirebbe. L’anno scorso i risparmiatori che manifestavano una preferenza per la liquidità erano il 64%: i 4 punti percentuali in meno di
quest’anno sono da assegnare - secondo l’Ipsos - a coloro che non sanno bene cosa fare in una situazione come l’attuale, con incertezze che hanno toccato anche i conti
correnti e con il rischio di inflazione (gli indecisi sono in totale il 5%).

Commenti

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Il 30 Ottobre 2008 alle 22:57 vincenzo.m. ha scritto:

IL PESSIMISMO E L’OTTIMISMO.

Si assiste ad un esponenziale incremento delle indagini che delineano le tendenze sullo stato economico italiano ed è nell’ambito stesso delle indagini che la classe dirigente tende prepotentemente a tranquillizzare l’opinione pubblica. Un’opinione pubblica che, sebbene formata da cittadini ossequiosi e rispettosi, inizia a percepire di essere ricompresa in una sorta di partita di gioco; percepisce, senz’altro in termini distorti, che la classe dirigente tende a consolidare la propria condizione sminuendo le necessità del popolo: se occorre un caloroso apporto alle banche, ecco pronto il decreto, se occorre non discutere delle responsabilità del “top management” al vertice di banche ed aziende, ecco pronto il salva “management”. Se occorre supportare chi ha contratto mutui onerosi ecco l’offerta di stornare in favore della banca una quota della rata del t.f.r.

Nell’affrontare le ragioni e le tendenze di un tessuto economico si desidera configurare una indagine a supporto della quale si paventa la suddivisione in percentuale tra pessimisti ed ottimisti.

Il pessimismo e l’ottimismo nulla hanno a che fare con la realtà, le sensazioni o le percezioni sono tendenze personali , anche se scientificamente inoculate, che purtroppo non hanno il potere di riempire il portafoglio né il conto in banca; la tendenza alla catalogazione in base alla suddivisione in relazione all’umore delle persone conduce alla irresponsabilità generale: lo stato delle cose è quello che è ed è nella ricerca delle responsabilità e nella comprensione delle ragioni delle stesse che nasce la presa di coscienza e la conseguente decisione sulle azioni da intraprendere.

Gli elementi distonici che non configurano i fondamenti di appartenenza ad una classe dirigente appartengono a coloro che escludono la valutazione positiva dell’ottimismo o la valutazione negativa del pessimismo, sono coloro che ritengono di valutare la condizione nei termini più scientifici e realistici possibili, avocando a sé quella sufficiente capacità di astrazione che consenta una valutazione oggettiva di9 ciò che stanno osservando.

Un individuo che percepisce un salario minimo che non gli consente di giungere alla fine della terza settimana non modificherà il suo stato se verrà convinto ad osservare il presente ed il futuro in termini ottomistici: in parole povere se non ha da spendere non spenderà, salvo il fatto di convincerlo ad indebitarsi senza alcun fondamento a garanzia del debito che verrebbe a contrarre.

Il 7 Maggio 2009 alle 12:48 me.angela.1984 ha scritto:

Purtroppo siamo avvolti da un clima di insoddisfazione e di pessimismo dal quale non sapiamo come uscirne.

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http://www.renovar.it/chirurgi.....inale.html

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richard-branson




Giampiero Cantoni
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