Stipendi pubblici: insegnanti ultimi, magistrati al top

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La scuola è fanalino di coda nella classifica 2007 delle retribuzioni medie pro capite tra i lavoratori del pubblico impiego. I dati emergono dal conto annuale del personale diffuso dalla Ragioneria generale dello Stato, che ha dedicato un capitolo all’analisi delle buste paga dei 3,36 milioni di dipendenti pubblici a tempo indeterminato. Con 26.525 euro annui, il personale scolastico è quello con la media più bassa di tutto il comparto pubblico, settore che vede all’estremo opposto della classifica la magistratura, la cui media svetta con 119.879 euro. La busta paga più gonfia è quella che arriva ogni mese ai cinque dirigenti di prima fascia dei Monopoli di Stato, che nel 2007 hanno guadagnato in media 250mila euro all’anno. Guardando alla dinamica, però, a scoppiare di salute sono le retribuzioni dei dirigenti ministeriali, che tra 2005 e 2007 sono aumentate del 16,7 per cento nel caso dei vertici apicali (portando a un consuntivo medio di 173 mila euro) e addirittura del 23 per cento per i dirigenti di seconda fascia (giungendo a quota 80.500 euro l’anno).

Nel complesso, il valore medio degli stipendi pubblici del 2007 è di 31.594 euro. Si collocano sotto questa soglia i dipendenti delle regioni ed autonomie locali e i ministeriali che guadagnano poco di più dei colleghi della scuola: i primi con una media di 27.185 e i secondi con 27.997 euro, seguiti dai vigili del fuoco (28.025 euro), dagli impiegati delle Regioni a statuto speciale e province autonome (31.345), dai lavoratori delle accademie e conservatori dell’Afam, Alta formazione artistca e musicale (31.351).

La Ragioneria, che fornisce anche le retribuzioni medie del 2005 e del 2006, ha calcolato anche i tassi di crescita delle buste paga nel triennio. In questo caso lo scatto maggiore si registra nella carriera diplomatica (+18,5 per cento) e quello inferiore nella carriera prefettizia (+2,6 per cento) anche se c’è chi, come i lavoratori dell’Afam, che nel triennio hanno subito addirittura una variazione negativa dell’1,7 per cento. Mediamente il valore medio delle retribuzioni è cresciuto nel triennio del 6,2 per cento, ma aumenti inferiori si sono avuti per i vigili del fuoco (+3,6 per cento), nella scuola (+4 per cento), per i lavoratori dei Monopoli di Stato (+ 4,3 per cento), corpi di polizia (+4,8 per cento) e università (+5,8 per cento).

Il costo totale del personale nel 2007 si è attestato a 156 miliardi di euro, il 4 per cento in meno nel 2006. Su questa dinamica incide l’altalena degli arretrati contrattuali (rispetto al 2005, l’aumento è del 5,6 per cento), mentre le retribuzioni effettive, depurate da questo fattore, puntano tutte verso l’alto. E la fotografia arriva alla vigilia di una stagione fitta di rinnovi contrattuali, aperta mercoledì scorso proprio dai ministeriali e proseguita in questi giorni con gli atti di indirizzo che fanno seguito al Protocollo firmato due settimane fa a Palazzo Chigi. Da via XX Settembre spiegano che a influire sui valori della “retribuzione effettiva”, vale a dire sulle somme reali lorde percepite dai dipendenti pubblici, è anche “la variabilità di alcune componenti della remunerazione” (cioè la diffusione di voci accessorie) e la “movimentazione del personale” (turn over e tasso di generosità nelle promozioni). E a proposito di contratti, per il ministro Brunetta “entro Natale saranno chiusi tutti i comparti del pubblico impiego e ci sarà un aumento di almeno 70 euro al mese che, con questi chiari di luna, non sono pochissimi”. Nessuna speranza, invece, per la detassazione delle tredicesime: costa troppo. Si potrà arrivare, al massimo, ad una possibile riduzione degli acconti fiscali di fine anno per i quali i lavoratori sono chiamati a versare il 97 per cento dell’Irpef e le imprese il 100 dell’Ires.
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