Paesi produttori di petrolio ai ferri corti

Barili di petrolio
I paesi produttori di petrolio sono ai ferri corti. Una lite tutta in famiglia, quella all’interno dell’Opec (l’organizzazione che raggruppa 14 stati che detengono il 78% delle riserve mondiali di petrolio), dovuta al drastico calo del prezzo del greggio, sceso sotto la quota di 50 dollari la scorsa settimana. Da una parte i “falchi” dell’Opec, Iran e Venezuela, che chiedono un taglio alla produzione di greggio fino a un altro milione di barili al giorno. Dall’altra le “colombe”, guidate dall’Arabia Saudita, favorevole al mantenimento dell’attuale livello di produzione e fiancheggiata oltre che dal Kwait e dal Qatar anche dalla Nigeria, che ha fissato però il prezzo di riferimento del greggio a 68 dollari. E le dichiarazioni dei ministri dei paesi Opec, che ha sede a Vienna, vengono tutte alla vigilia del summit straordinario dei paesi produttori in programma sabato 29 novembre a El Cairo, cui seguirà a breve distanza, il 17 dicembre in Algeria, una regolare riunione dell’organizzazione. E il primo a lanciare il sasso, giovedì scorso, è stato proprio il ministro dell’energia algerino e presidente dell’Opec, Chadid Khelil, spiegando alla France presse che l’organizzazione deve prendere “una decisione importante” per fermare il crollo del greggio. Domenica la dichiarazione di “guerra” di Caracas: “L’Opec dovrebbe tagliare la produzione di greggio di un altro milione di barili al giorno” ha detto il ministro venezuelano del petrolio, Rafael Ramirez, secondo cui i mercati del greggio sono ormai sovraforniti. Una posizione che ha trovato subito il sostegno da Teheran: il rappresentante iraniano in seno all’Opec, Mohammad Ali Khatibi, ha giudicato “necessario” un nuovo taglio alla produzione in un’intervista pubblicata oggi sul quotidiano Ressalat. Khatibi ha aggiunto, inoltre, che “i Paesi dell’Opec e quelli non-Opec devono cooperare per impedire la caduta dei prezzi”. Dei paesi fuori dall’area del Golfo Persico, solo la Nigeria, per bocca del ministro per l’Energia Odein Ajumogobia, si è espressa favorevole al mantenimento dell’attuale livello di produzione, ma alzando il prezzo di riferimento di circa venti dollari. Gli altri paesi si sono mostrati più prudenti: lo scorso 24 ottobre, infatti, in un altro vertice straordinario l’organizzazione decise un taglio netto all’offerta, 1,5 milioni di barili al giorno, dopo che i prezzi erano scesi sotto i 70 dollari al barile. Ma non è servito, visto che da allora il calo è proseguito, seguendo la debolezza delle borse e le prospettive non certo rosee per l’economia reale. Intanto, a inizio settimana il prezzo del greggio dopo aver toccato i minimi di tre anni e mezzo la settimana scorsa, a quota 48,25 dollari al barile, è risalito sopra quota 50 dollari sulle attese di un nuovo taglio della produzione.

Commenti

Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.

Devi aver fatto log-in per inserire un commento.


richard-branson
richard-branson



rossi-spalla Viviana Da Busti
segui panorama su twitter

 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 
  • Panorama Unplugged
  • Bruce Springsteen
  • Meteo
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Le uscite al cinema
  • Scopri il nuovo Panorama
  • Abbonati subito a Panorama!
    Immobiliare.it
    Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

    Provincia
    Tipologia
  • R101