A trent’anni dalle riforme economiche, la Cina festeggia la modernità

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A dispetto dell’ondata di crisi che sta travolgendo tutto il mondo, la Repubblica popolare cinese festeggerà nel mese di dicembre il trentesimo anniversario dell’affermazione nel Paese del capitalismo in versione cinese, delle riforme economiche, e della creazione delle prime zone economiche esclusive.

Per cercare di capire cosa è cambiato in questi trent’anni, Panorama.it ha fatto un salto a Shenzhen, la metropoli che confina con Hong Kong che, nel 1980, entrò nel primo gruppo di villaggi che il partito decise di trasformare in zone economiche esclusive, in avamposti della modernità, con l’obiettivo da un lato di riprodurre l’esperienza di Hong Kong e delle altre tigri asiatiche sul continente, dall’altro di rilanciare l’economia di un Paese che usciva stremato dalla Rivoluzione culturale.

Le differenze tra la Shenzhen di oggi e quella di allora sono enormi: nel 1978 era un villaggeto di pescatori abitato da non più di 30 mila persone. Oggi una metropoli ultra moderna che ospita 14 milioni di abitanti. Trent’anni fa i contadini locali vivevano commerciando sale, tè, riso e spezie, e il nome della città deriva appunto da zhen e chong, i caratteri cinesi utilizzate per identificare gli scarichi costruiti in mezzo alle risaie. Oggi, i settori di punta dell’industria locale sono nuove tecnologie, logistica e servizi finanziari.

Un cambiamento di tale portata è stato favorito senz’altro dalla scelta del governo di concedere agevolazioni fiscali agli imprenditori intenzionati a spostare i propri impianti industriali nella neonanta zona economica esclusiva. Allo stesso tempo, non va dimenticato che nel 1982 Pechino trasferì a Shenzhen anche 20 mila soldati dell’Esercito di Liberazione Popolare (PLA). Gli ufficiali del genio vennero mandati a Shenzhen per creare “le condizioni che permettessero alle riforme economiche di avere successo”. Come ricorda Zhou Shunbin, che nel 1982 di anni ne aveva 27, “una vota arrivati a Shenzhen molti soldati rimasero sorpresi per il fatto di non trovarvi né strade né edifici”. Al South China Morning Post, il soldato racconta anche che molti commilitoni si convinsero di essere giunti nel villaggio sbagliato. “All’inizio vivevamo e lavoravamo in condizioni pessime. Non c’erano posti dove stare, quindi abbiamo costruito capanne di bambù, ma mosche, zanzare, serpenti, topi e lucertole si annidavano ovunque”. Tra i primissimi progetti affidati al genio dell’esercito vi furono la pulizia dei canali e dei fiumi da fango e carcasse di animali morti e la distruzione di intere colline per fare posto ai futuri edifici. All’epoca, però, i colleghi di Zhou Shunbin non avevano nessuna nozione di ingegneria edile, così a piccoli gruppi i soldati vennero spediti a Hong Kong per imparare a progettare grattacieli. Il primo, il Guomao Plaza, venne inaugurato alla fine del 1982. Da allora, i palazzi sono cresciuti come funghi, e il villaggio è diventato una metropoli di oppotunità e benessere diffuso. In realtà, già nei primissimi anni ’80 i militari della PLA si erano resi conto che il futuro di Shenzhen, anche grazie al loro lavoro, sarebbe stato roseo. Per questa ragione, quasi tutti a fine missione abbandonarono l’esercito e si stabilirono in una città ormai moderna di cui oggi, da anziani, apprezzano comodità e vantaggi.
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