La crisi economica tocca anche i consumi di Natale in tutta Europa. Più del 90 per cento degli europei, infatti, prevede di non sborsare un centesimo in più dell’anno scorso per lo shopping natalizio. Buona parte, anzi, ha già fatto i conti e pianificato tagli agli acquisti. E l’Italia è in testa alla classifica dei risparmiatori forzati. È il Natale al tempo della crisi, fotografato dal primo «European Christmas survey» della banca svizzera UBS, che Panorama pubblica in esclusiva.
L’indagine, condotta nei cinque principali mercati europei (Germania, Francia, Regno Unito, Italia e Spagna) su un campione di 2.543 consumatori con diverso reddito, e quindi diversa capacità di acquisto, ha misurato le intenzioni di spesa per la tradizionale strenna e per il nuovo anno. Stando ai risultati, a tirare di più il freno sono proprio gli italiani. Seguono, quasi alla pari, gli spagnoli; poi inglesi e francesi. Mentre i tedeschi risultano i più ottimisti di tutti.
Più in dettaglio, quasi la metà del campione prevede di ridurre le uscite complessive di Natale per alimenti, regali e vacanze. Più o meno un quarto di loro confessa che questo taglio sarà «significativo» (sempre con l’eccezione della Germania). Un altro 40 per cento di consumatori, invece, intende spendere quanto l’anno prima. Poco meno del 10 per cento dei consumatori, infine, è pronto ad aprire di più i cordoni della borsa. Fra le ragioni di questo brusco ridimensionamento c’è, per tutti i Paesi, il minore reddito a disposizione. Ma sono gli italiani a lamentarsi di più della perdita di potere d’acquisto: 58,8 per cento contro una media del 51,8. La seconda ragione è l’incertezza economica, quindi l’insicurezza del posto di lavoro e la difficoltà di accesso al credito.
Gli unici fuori dal coro sono, come detto, i tedeschi: solo il 23 per cento annuncia tagli alla spesa natalizia. Come mai? «Per noi è stata una sorpresa perché eravamo abituati a vedere i consumatori tedeschi come soggetti molto scettici», commenta Stephane Deo, uno degli autori della ricerca, economista di UBS Investment Bank. «Ma questo diventa più chiaro se si considera che la loro spesa era stata già piuttosto contenuta a Natale 2007».
Il budget natalizio dei tedeschi è, in effetti, morigerato. Le stime in circolazione parlano di una media, per gli anni passati, di 420 euro a famiglia: meno di quanto spendono i francesi con 556 euro, gli italiani con 700, gli inglesi con 700 sterline (pari a 825 euro) e gli spagnoli arrivati al record di 900 euro. «Finora, poi, il mercato del lavoro tedesco ha tenuto abbastanza bene, proteggendo i consumatori dai reali effetti della recessione. Infine, delle cinque grandi economie, la Germania è l’unica che rende più facile l’accesso per ulteriori prestiti», conclude Deo.
Ma in quali settori si risparmia di più? Sempre secondo le intenzioni di spesa raccolte dallo studio UBS, il settore più stabile resta quello alimentare: prevede sensibili tagli a cibi e bevande solo il 5 per cento dei consumatori. Resistono molto bene anche i prodotti di bellezza, che si consolidano nel paniere dei regali più gettonati. Un dono che riguarda almeno l’80 per cento degli intervistati. Soprattutto profumi. Metà dei consumatori deciderà quale marca comprare una volta dentro il negozio, per lo più sulla base del prezzo e delle promozioni. Non così per gli italiani, che si lasciano piuttosto sedurre dalle novità. Non a caso, in un solo anno sono state lanciate 46 fragranze nuove e nel 2008 se ne contano ben 953 (dieci anni fa erano appena 255).
Al contrario, i beni di lusso e l’elettronica appaiono a rischio un po’ ovunque. E così pure le attività di svago come ristoranti, locali notturni, viaggi. Anche in questo caso è l’Italia, quasi appaiata con la Spagna, ad apparire più timorosa. Il 46 degli italiani (la percentuale più alta fra i cinque Paesi) dice che questo Natale rinuncerà a comprare oggetti di lusso. Che, per il nostro mercato, significa soprattutto borse, occhiali, scarpe griffate. Un altro 40 per cento di italiani farà a meno di apparecchi elettronici come dvd, lettori musicali, televisori e pc. Ma regge ancora, seppure meno brillante rispetto al passato, il cellulare.
C’è poi chi ha decisio di evitare cene fuori (33 per cento) e l’acquisto di abiti nuovi (27 per cento), rimandando al periodo post-natalizio dei saldi. «Il quadro è coerente: in tempi di crisi, le spese voluttuarie sono le prime a essere tagliate», commenta Arnaldo Abruzzini segretario generale di Eurochambres, l’associazione delle Camere di commercio europee. «Ma ora bisogna pensare piuttosto a come affrontare il 2009, altrimenti l’effetto psicologico negativo supera la realtà: i piani di salvataggio sono buoni ma evidentemente la percezione no».
E i commercianti? «Rappresentiamo i big del retail in Europa e con un giro d’affari annuo di 350 miliardi di euro, trattiamo 259 milioni di clienti a settimana» spiega Paul Skehan, direttore dello European Retail Round Table che riunisce big come Carrefour, H&M, Inditex (Zara), Asda, Ikea, Tesco. «Per noi Natale è un momento interessante ma è inutile nasconderci: quest’anno è molto difficile e siamo preoccupati per le previsioni del 2009». Ci si aspetta che a risentirne di più siano i prodotti di qualità e di prezzo alto. In base ai dati di Ubs, il 41 per cento degli europei afferma che nel 2009 sarà costretto a risparmiare anche su viaggi e vacanze. Le previsioni dell’anno segnano il meno anche per elettrodomestici, apparecchiature elettroniche, arredamento, libri.
Sarà davvero così? «È soprattutto il grado di fiducia condizionato dall’incertezza del futuro, a determinare la scarsa propensione all’acquisto» spiega Sandro Castaldo, responsabile del dipartimento Marketing dello SDA Bocconi. «C’è però una considerazione da fare: le crisi hanno anche qualche aspetto salutare, riportano tutti con i piedi per terra». l
- Domenica 7 Dicembre 2008
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