Russia: la campagna italiana per conquistare Mosca

Mosca, Russia
di Gianni Pintus
Crisi permettendo, è la Russia la «terra promessa» del made in Italy. Nel paese di Vladimir Putin le cifre parlano chiaro. In meno di dieci anni abbiamo scalato la hit parade degli scambi commerciali come in nessun’altra parte del mondo. In questi giorni l’Italia ha superato la Cina diventando il secondo partner economico dopo la Germania. E a portata di mano, ha detto Silvio Berlusconi durante la sua ultima visita a Mosca, c’è la possibilità di diventare primi.
La tendenza è positiva e può proseguire anche nella difficile congiuntura internazionale, che non risparmia la Russia, alle prese con un rallentamento economico preoccupante. Nel primo semestre del 2008 l’interscambio è aumentato del 17 per cento. L’export l’anno scorso ha toccato i 9,6 miliardi di euro con un incremento di oltre il 25 per cento diventando così il più cospicuo verso un paese extra Ue.
Qual è il segreto del successo italiano in Russia e, soprattutto, come si può immaginare di veder crescere i rapporti fino a insidiare il primato della potente macchina economica tedesca, che adesso ci sorpassa di oltre 10 miliardi di euro? Per capire i segreti di quella che può diventare una relazione speciale bisogna tornare indietro di qualche anno, ai primi mesi del 2000, quando il neopremier Vladimir Putin con sulle spalle il pesante fardello del default finanziario russo scelse Milano come meta del suo primo viaggio economico all’estero. A convincerlo dell’importanza di far tappa in Lombardia per incontrare la business-community fu il presidente della Camera di commercio italo-russa Rosario Alessandrello, che si è guadagnato il ruolo di nocchiero dell’interscambio fra le due nazioni. Da allora è stato un crescendo che si è invigorito con l’amicizia tra Berlusconi e Putin, l’amore russo per il made in Italy, la sintonia culturale fra i due popoli.
La comparsa sulla scena del presidente Dimitri Medvedev non ha certo scalfito la qualità e la quantità dei rapporti: il numero uno del Cremlino arriva sabato 6 dicembre in Puglia, per la cerimonia di cessione alla Federazione russa della chiesa ortodossa di Bari. In Russia l’Italia è riuscita in un’impresa che in altri paesi è fallita: fare sistema, cioè accompagnare alla capacità di esportare delle piccole e medie aziende la conquista di grandi lavori nelle infrastrutture, nell’alta tecnologia, in joint-venture.
Il successo dell’Italia è grande grazie ai criteri che accompagnano la modernizzazione russa: sembrano ritagliati sull’esempio dei distretti industriali di casa nostra e questo rappresenta un aiuto per il made in Italy. Vanno fortissimo i macchinari, molto bene l’arredamento, dove dominiamo il mercato, la tecnologia e l’abbigliamento. L’ottimismo regna e il record tocca alle imprese toscane, che in Russia vendono anzitutto arredamento e moda e contano di chiudere il 2008 con l’export in crescita del 53 per cento.
In forte ritardo invece il settore auto. I grandi accordi dell’epoca della Fiat a Togliattigrad sono archiviati da un pezzo, mentre i gruppi tedeschi si sono imposti. La Russia, per fare un esempio, è il secondo mercato dopo quello interno per l’Audi. Per l’auto le speranze italiane sono riposte nel nuovo contratto che la Fiat ha firmato con la Soller (ex Severstal-auto) per la produzione del modello Linea e di motori diesel. In Russia l’amministratore delegato Sergio Marchionne non ha intenzione di alzare bandiera bianca. Nel frattempo il presidente della Fiat Luca Cordero di Montezemolo è entrato nel consiglio di amministrazione della Norilsk, gigantesca holding industriale.
Quanto all’alimentare, la buona cucina italiana e i suoi prodotti, forti in mezzo mondo, in Russia ancora faticano. «Non perché non ne sia apprezzata la qualità» spiega Adolfo Urso, sottosegretario al Commercio estero, «ma solo a causa degli eccessivi dazi che scoraggiano il consumatore russo». Urso ha pronta la ricetta per superare l’impasse: far entrare la Russia nella Wto (l’organizzazione mondiale del commercio), ingresso che l’Italia sponsorizza proprio per abbassare le tasse sulle importazioni.
Come accrescere ancora il livello dell’interscambio con balzi capaci di spingerci a ridosso del made in Germany? Secondo Urso è possibile far lievitare in misura ancora considerevole le esportazioni di macchinari, di tecnologia e di arredamento. Nell’edilizia abitativa il mercato potenziale è enorme grazie all’imporsi anche in Russia di standard internazionali e al rapido deterioramento (anche per la manutenzione pessima o nulla) di quanto è stato costruito ai tempi del regime socialista. Stessa situazione per le infrastrutture: l’Italia è riuscita a conquistare importanti lavori nell’ammodernamento della rete ferroviaria, dove pure la concorrenza internazionale, in questo caso quella francese, è forte.
Molto promettenti sembrano anche gli accordi in campo aeronautico. C’è una robusta collaborazione della Finmeccanica con la Sukhoi per la costruzione di un jet per collegamenti regionali e per la produzione di componenti e la commercializzazione di elicotteri, tramite l’Agusta-Westland.
Oltre agli aspetti industriali c’è qualcosa di più profondo che giustifica l’ottimismo per i rapporti con la Russia. In parte è legato a ragioni politiche. Mosca ha bisogno dell’export tedesco ma al tempo stesso teme di esserne «colonizzata», come è accaduto ad altre repubbliche dell’ex impero sovietico. I russi vogliono pure limitare il peso economico cinese nella sterminata parte asiatica del paese.
Tutto ciò ha favorito e, probabilmente, continuerà ad aiutare il made in Italy. La prova del nove sulle possibilità di diventare primo partner economico della Federazione russa si terrà in primavera. «Il prossimo aprile» annuncia Urso «una delegazione economica italiana, della quale faranno parte 500 imprenditori guidati dal presidente della Confindustria Emma Marcegaglia, si recherà a Mosca per potenziare i rapporti industriali e commerciali». Sarà l’occasione per dare un’accelerata all’interscambio e tentare di avvicinarsi ai tedeschi. Sempre che la crisi non ci metta lo zampino. l

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rossi-spalla Viviana Da Busti
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