
di Antonio Castro
C’è un patrimonio, stimato in oltre 10 miliardi di euro, che nei prossimi mesi il ministero del Tesoro potrebbe mettere in vendita, o dare in affitto per un lungo periodo. Fra terreni, colline boschive e prati lo Stato, secondo le stime dell’Istat, ha in cassaforte quasi 3 milioni di ettari di terreni che interessano agli operatori del settore. Per il momento il presidente della Confagricoltura, il sanguigno Federico Vecchioni, ha soltanto lanciato una provocazione al ministro competente Luca Zaia: invece di continuare a colpire i coltivatori (1 miliardo di euro in maggiori prelievi tra Ici agricola, aumento dei contributi previdenziali e delle imposte sulle imprese), dice, è “giunto il momento di sostenere la crescita dimensionale delle aziende agricole ancora sottodimensionate” rispetto ai concorrenti stranieri (solo 5,8 ettari in media). “Visto che il governo è alla continua ricerca di risorse finanziarie” sostiene Vecchioni “potrebbe ipotizzare di vendere o di dare in affitto alle imprese agricole i terreni di proprietà pubblica”.
Un po’ come ha fatto nei mesi scorsi il demanio con grandi immobili pubblici abbandonati, ceduti per un periodo massimo di 50 anni a gestori privati in cambio di un ricco assegno anticipato per l’affitto pluriennale.
C’è però chi su questo patrimonio terriero pubblico ha fatto localmente la propria fortuna. E, infatti, la sola ipotesi di alienazione del patrimonio immobiliare agricolo ha fatto sorgere i primi problemi politici. I 3 milioni di ettari pubblici al momento sono affidati in gestione, o sono di proprietà, a 2.352 aziende agricole (su un totale di 1,7 milioni di imprese agricole private). Stato, regioni, province, comuni, istituzioni non a scopo di lucro, come ospedali, enti ecclesiastici, fondazioni, scuole di agraria, gestiscono oggi proprio questi terreni (”In maniera molto approssimativa e poco produttiva” sostiene Vecchioni) e non hanno alcuna intenzione di cederli o affittarli ai privati. Anche perché scomparirebbe con essi la ragion d’essere degli enti stessi.
Qualche contatto informale c’è già stato tra la Confederazione degli agricoltori e le singole amministrazioni locali (regioni e comuni in prevalenza), per vedere di gestire in ottica federale queste transazioni fondiarie. Resta da vedere cosa succederà da gennaio quando, anticipa Vecchioni, il vertice della Confagricoltura “tornerà alla carica” con il ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Probabilmente interessato a quel tesoretto da 10 miliardi nascosto sottoterra.
- Mercoledì 10 Dicembre 2008
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