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Con 15 miliardi di dollari la politica americana metterà le mani sui giganti dell’ auto di Detroit. General Motors e Chrysler (la Ford al momento sembra auto-escludersi dal piano perché in condizioni migliori), con l’acqua alla gola, non hanno alternative: accettare i soldi d’emergenza (e le condizioni) del Congresso o chiudere bottega. Era il doppio il denaro pubblico chiesto dai “big three” dell’auto una settimana fa. Ma 15 miliardi sono comunque una cifra considerevole. L’accordo tra i leader del parlamento e la Casa Bianca è stato raggiunto nella notte: l’ha annunciato il senatore democratico del Michigan Carl Levin, uno dei parlamentari più attivi nel giungere ad un accordo perché i tre giganti dell’auto sono nel suo stato. Il piano prevede garanzie a favore del governo sulle ristrutturazioni delle case automobilistiche necessarie per una sopravvivenza a lungo termine. Lo Stato non si limiterà a firmare assegni in bianco ma entrerà direttamente nel capitale azionario di Gm e Chrysler. Non solo: una specie di “Zar dell’Auto”, di nomina presidenziale, sarà incaricato di controllare i piani delle compagnie e avrà il potere, se entro il 31 marzo non verificherà le buone intenzioni delle due società, di chiedere indietro i finanziamenti. Per questa figura, che dovrebbe essere nominata da un George Bush con autorità in scadenza e sempre minore anche sul suo partito, la speaker democratica Nancy Pelosi ha fatto il nome dell’ ex segretario della Fed Paul Volcker. Il pacchetto potrebbe essere messo ai voti mercoledì alla Camera, una volta messi a punto tutti i dettagli, mentre potrebbe avere vita più difficile al Senato, dove la minoranza repubblicana potrebbe bloccare la sua approvazione con manovre ostruzionistiche: per l’approvazione sono infatti necessari i 60 voti favorevoli che i democratici, da soli, non possono garantire: la situazione è di 50 a 49 per il partito di Barack Obama, ma né lui né Hillary Clinton né Joe Biden potranno votare. Molti senatori del partito del presidente Bush si sono mostrati molto critici sul piano. Alcuni hanno mosso l’accusa di “socialismo strisciante”. La sensazione, comunque è che il piano verrà approvato in fretta: dopo aver concesso 700 miliardi a finanza e banche, sarebbe un controsenso lasciare fallire un’industria che occupa milioni di lavoratori negli Usa. Le borse europee hanno reagito bene alle notizie dagli Usa: General Motors guadagna il 6% e Ford il 4% negli scambi a Francoforte secondo le quotazioni Bloomberg.
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- Mercoledì 10 Dicembre 2008
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Commenti
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Il 12 Dicembre 2008 alle 12:13 Bocciati dal Senato Usa gli aiuti all’auto. Borse in forte ribasso » Panorama.it - Economia ha scritto:
[...] “Un sacco di americani in questo momento si stanno chiedendo dove sia il loro piano di salvataggio, e perché dovrebbero rimediare agli sbagli di altri”. Quando il senatore repubblicano Mitch Mc Connell ha detto queste parole in un’intervista televisiva, gli impiegati delle “big three”, le tre grandi compagnie automobilistiche americane, hanno sentito un brivido lungo la schiena. Il piano di salvataggio messo a punto dai leader del Congresso e dalla Casa Bianca non è stato approvato al Senato. Servivano 60 voti, ne sono arrivati 52. Solo 10 senatori repubblicani si sono aggiunti ai democratici. Si tratta dell’ultimo smacco per George W. Bush, ormai apertamente sconfessato dal proprio partito. Ma anche a Barack Obama la decisione del Senato crea più di un grattacapo. Ora per Chrysler e General Motors lo spettro del fallimento assume contorni sempre più reali. Ma anche la terza sorella, la Ford che si era autoesclusa dall’assegnazione di fondi di emergenza (15 miliardi di dollari), non si tratta di un buon segnale. Il piano, approvato dalla Casa Bianca, prevedeva l’ingresso dello Stato nel capitale azionario e la nomina di uno “Zar” dell’auto che avrebbe dovuto sovrintendere all’utilizzo del denaro pubblico e ai piani di ristrutturazione delle industrie. Un’impostazione troppo “statalista” per i repubblicani, che non hanno ascoltato gli appelli di vecchio e nuovo presidente. “Il piano semplicemente non avrebbe funzionato, anche se è fatto in buona fede” ha detto Mc Connell. La speaker della Camera Nancy Pelosi ha scaricato sui rivali politici la colpa del fallimento degli accordi: “Sono degli irresponsabili” ha detto, invitando il Tesoro a “trovare i fondi all’interno di quelli stanziati per il settore finanziario (oltre 700 miliardi) e non ancora utilizzati”. Ma per il ministro in scadenza Henry Paulson non sarà un compito facile. Le borse asiatiche, intanto, hanno reagito negativamente alle notizie dagli Usa: Tokyo chiude con un -5,6%. Ma il vero sconquasso si attende a Wall Street: “Ho paura di guardare le quotazioni oggi” ha detto il leader democratico al Senato Harry Reid. [...]
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