Sciopero generale (e solitario) della Cgil, Epifani: “Obiettivo giusto”

Manifestanti della Cgil

Il maltempo non ha fermato lo sciopero generale (e solitario) della Cgil. Lo ha soltanto “alleggerito”.
Per non aggravare i disagi ai cittadini il sindacato guidato da Guglielmo Epifani ha deciso di revocare la protesta nei trasporti. E così treni e aerei funzionano oggi regolarmente in tutto il Paese, mentre in alcune zone - per ora il Lazio e Venezia - gli addetti del trasporto pubblico locale saranno esonerati dallo sciopero. Dopo il “pressante invito” a Cgil e sindacati di base (Cub, Cobas e Sdl) da parte del Garante degli scioperi, Corso Italia ha deciso così “per senso di responsabilità” di ammorbidire il programma della protesta, ma il significato politico del primo sciopero generale di Epifani senza Cisl e Uil resta intatto.
E se nonostante la pioggia e il freddo l’obiettivo del sindacato è portare in piazza contro il governo almeno un milione di persone, l’esecutivo - convinto dell’isolamento politico e sindacale della Cgil - assicura già che non ci saranno cambiamenti di rotta. L’obiettivo indicato dalla Cgil nel presentare lo sciopero generale è di almeno un milione di persone nelle 108 manifestazioni che ci saranno a livello regionale e provinciale.

Tutti in piazza, allora, perché lo sciopero di oggi ha un “obiettivo giusto” che è quello di chiedere al governo di affrontare una “crisi economica” di portata “eccezionale”, ha detto il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, che a Panorama del giorno su Canale 5 ha spiegato le ragioni della mobilitazione. “L’obiettivo” ha rimarcato “è chiedere al governo di affrontare la crisi che, come si vede giorno dopo giorno, sta avendo effetti molto pesanti sull’occupazione, sui giovani precari e sulla vita delle imprese, sui redditi dei dipendenti e dei pensionati, di intervenire come stanno facendo gli altri Paesi europei”.
Poi al suo arrivo a Bologna, alla testa del corteo diretto verso piazza Maggiore sotto una pioggia battente, parlando con i cronisti Epifani ha detto che “i primi dati dello sciopero sono molto buoni e confortanti, soprattutto nelle fabbriche del Nord e questo dà ragione alla domanda di cambiamento della politica del governo”. “Spero che il governo, come è avvenuto per la Gelmini, possa cambiare marcia” ha poi aggiunto “cambiare indirizzo e affrontare con più serietà e anche con più consapevolezza la portata di questa crisi”.

Commentando la mancata adesione di Cisl e Uil, Epifani ha detto di rammaricarsi di “non stare insieme, perché le ragioni di questo sciopero sono sacrosante e non è vero che non serve. Se non avessimo fatto la grande manifestazione sulla scuola il 30 ottobre, non avremmo avuto la retromarcia della Gelmini”. E ribadisce: “Non è vero che questo sciopero non serve, se non avessimo fatto la grande manifestazione sulla scuola il 30 ottobre non avremmo avuto oggi la retromarcia della Gelmini”.
In piazza a Milano, a proposito, c’è l’intero mondo della scuola e dei lavoratori per manifestare contro il governo e chiedere “diritti per tutti”. Sono tre i cortei distinti che invadono pacificamente le strade del centro: gli studenti sfilano in zona Missori, i rappresentanti della Cgil stanno raggiungendo piazza Castello mentre il corteo dei sindacati di base sta attraversando via Carducci. Tre manifestazioni che stanno mandando in tilt il traffico di Milano. “Mentre ingrassano i pescecani della finanza, tagliano salari, pensioni, scuola, sanità e servizi sociali” è uno degli striscioni firmati dal Cub, la Confederazione unitaria di base.

Alcune migliaia di persone sono scese in piazza anche a Torino per il corteo ‘Contro la valanga della crisi’. Così recita lo striscione che ha aperto la manifestazione che si sta muovendo da piazza Vittorio e che è preceduta da tre grosse palle di neve, a rappresentare appunto la valanga della crisi, con le scritte ‘Precari, Tagli, Disoccupazione, Rischio povertà, Cassa, Licenziamenti’. Un gruppo di studenti dell’assemblea no Gelmini di Torino ha ‘murato’ con tubi e assi di legno l’ingresso di una banca in via Po.
Sono previste oggi 108 manifestazioni in tutta Italia. A Napoli parlerà il segretario generale della Fiom, Gianni Rinaldini. A Milano sono partiti due cortei diversi, uno della Cgil e uno dei Cobas, che ha una piattaforma più radicale del primo sindacato italiano. Nella capitale il corteo della Cgil è partito dal piazza Santa Croce di Gerusalemme, diretto al Colosseo alla presenza dell’ex segretario di Rifondazione comunista ed ex presidente della Camera, Fausto Bertinotti.

Il VIDEO servizio:

Commenti

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Il 12 Dicembre 2008 alle 14:40 cini ha scritto:

Lo sciopero generale della Cgil ” servirà ” per alleviare gli effetti dovuti dalla grande crisi per la quale il Governo non avrebbe preso sufficienti provvedimenti.
Qualcuno è impazzito oppure è un completo idiota nato.
Cos´altro dire!!!

Il 12 Dicembre 2008 alle 16:02 Falsi miti di piazza: se gli scioperanti non risultano in sciopero » Panorama.it - Economia ha scritto:

[...] Scioperi o bluff? Astensioni vere dal lavoro, con sacrificio della busta paga, oppure assenze retribuite, malattie, ferie, permessi, se non autentiche furbate? I dati appena resi noti dal ministero della Funzione pubblica sul “novembre rosso” che ha coinvolto tutti i settori del pubblico impiego, fino a culminare, venerdì 14, nel blocco delle università e della ricerca, sembrano autorizzare la seconda ipotesi: solo il 10,96 per cento di docenti e ricercatori in servizio quel giorno, esclusi dunque gli assenti per motivi vari, ha aderito all’agitazione. Rimettendoci cioè lo stipendio. I dati diffusi dagli uffici del ministro Renato Brunetta parlano chiaro. Il 14 novembre tutte le confederazioni, a eccezione della Cisl, hanno proclamato lo sciopero nelle università, negli enti di ricerca, nonché nel comparto Afam (Alta formazione artistica e musicale) e, a opera della sola Cgil, nell’Enac, l’ente per l’aviazione civile. Queste le cifre: su 141.182 dipendenti totali, quel giorno dovevano figurarne ufficialmente in servizio solo 20.305, tolte le molte assenze per ferie richieste, permessi e malattia. Altri 2.231 erano assenti per “altri motivi”. E 4.694 sono stati gli scioperanti in tutta Italia: poco più di un quarto di quanti avrebbero dovuto essere presenti. Il calcolo, confermato dalle trattenute sulle retribuzioni (57.169 euro complessivi), rivela altri paradossi. Nelle università, il fulcro della protesta contro i decreti del ministro Mariastella Gelmini, le adesioni allo sciopero sono state del 27,44 per cento, appena superiori alla media. Ma tra docenti e ricercatori il numero di scioperanti effettivi crolla a picco: 614 docenti su 5.244 previsti in cattedra quel giorno (l’11,7 per cento) e 32 ricercatori su 652 (4,91 per cento). Totale partecipazione allo sciopero nel corpo docente: appunto quel misero 10,96 per cento. Eppure, la Cgil ha fatto del 14 novembre una bandiera (così come per un altro “venerdì rosso”, lo sciopero generale di oggi, venerdì 12 dicembre), annunciando un corteo a Roma di 200 mila persone, tra cui i dirigenti della sinistra e del Pd, compreso Walter Veltroni. Sulla gente in piazza le cifre sono da sempre elastiche, ma sul calcolo delle assenze dal lavoro è più difficile barare. E dunque, in base alle retribuzioni di novembre, si scopre che se in alcune regioni l’astensione ha superato o sfiorato il 50 per cento (come in Veneto e Friuli-Venezia Giulia), in Lombardia è stata del 5,5 per cento, nel Lazio del 16,15, in Toscana del 27 per cento, in Puglia del 17. E altrove non si è scioperato affatto, o si è preferito programmare gli orari in modo da tenere le aule chiuse. Più alta la partecipazione tra gli enti di ricerca, ma sempre molto inferiore al 50 per cento: per l’esattezza il 39,02, con punte all’Istituto di radioastronomia di Bologna, all’Istituto nazionale di statistica di Palermo, all’Osservatorio astrofisico di Arcetri (Firenze) e a quello astronomico di Roma, ma anche con il 13 per cento di scioperanti all’Istituto nazionale di astrofisica di Roma e all’Osservatorio astrofisico di Catania. E zero scioperanti all’Istituto nazionale di alta matematica Francesco Severi di Roma e alla Stazione sperimentale per l’industria di Milano. Dice un sindacalista della Cgil: “Il successo di uno sciopero non si misura dalle sole astensioni dal lavoro, ma dalla mobilitazione e dalla visibilità mediatica. Per di più, con l’autonomia accademica, molte università possono programmare le lezioni in modo da non farle coincidere con le agitazioni. È uno dei motivi per cui gli scioperi avvengono quasi sempre di venerdì o lunedì, a ridosso dei finesettimana”. Ma che dire degli scioperi che quel 14 novembre hanno coinvolto altri settori del pubblico impiego, dalle agenzie fiscali agli enti locali, dagli enti pubblici non economici come l’Aci, l’Inps e l’Istat fino ai ministeri e al Servizio sanitario nazionale? Era la terza giornata di cosiddetto blocco, riservata al Sud Italia e alle Isole, dopo quelle di lunedì 3 (Centro Italia) e di venerdì 7 (Nord). Risultato: su 108.588 dipendenti in servizio, 9.277 hanno fatto sciopero. Neppure il 10 per cento. Percentuale che precipita al 5 negli enti locali. La Cgil ha preferito non fornire cifre precise sull’astensione dal lavoro nel pubblico impiego il 14 novembre. Scegliendo invece di parlare di manifestanti nelle piazze: “Cinquantamila a Palermo” ha dichiarato il sindacato di Guglielmo Epifani “30 mila a Napoli, 10 mila a Cagliari, 3 mila a Potenza”. E così via. Totale, sempre secondo la Cgil, “102.750 lavoratrici e lavoratori che hanno partecipato alle manifestazioni nelle regioni del Sud e nelle Isole”. Mentre in tutto il Paese, “sommando le piazze delle tre giornate di lotta, hanno manifestato oltre 300 mila persone. Un numero enorme”. I conti non tornano neppure al Nord. Tra persone in piazza e dipendenti in sciopero c’è già una bella differenza. E per questi ultimi parlare di successo della protesta appare difficile. Il 3 novembre, allo sciopero indetto in Toscana, Lazio, Marche e Umbria, l’adesione effettiva allo sciopero è stata di 21.196 dipendenti su 151.005 in servizio al netto di ferie e malattie: il 14 per cento. Appena meglio il 7 novembre, al Nord: 55.373 in sciopero su 389.736 previsti in servizio, circa il 15 per cento. Tuttavia, un comunicato ufficiale della Cgil di quel 7 novembre affermava che “a Milano e Sesto San Giovanni per il comparto autonomie locali ha scioperato il 95 per cento dei lavoratori, al Comune di Milano una media del 50 per cento con oltre il 70 per cento dei servizi chiusi”. In base ai dati della Funzione pubblica risulta però che al Comune di Milano le trattenute per sciopero abbiano riguardato il 29,9 per cento dei dipendenti e a Sesto San Giovanni il 52,2. Non solo, dichiarava ancora la Cgil: “Nella sanità, all’ospedale Niguarda di Milano ha scioperato il 70 per cento, alle Molinette di Torino il 40. Le adesioni allo sciopero in Liguria registrano punte del 45 per cento all’ospedale genovese di San Martino e del 70 per cento al Gaslini”. Cifre che il ministero, sempre sulla base delle trattenute in busta paga, ridimensiona in misura imbarazzante: l’adesione effettiva allo sciopero sarebbe stata del 5,7 per cento al Niguarda, del 5,65 alle Molinette, del 17,2 al San Martino di Genova e del 32,5 al Gaslini. Viene da chiedersi: come è possibile tanta disparità di numeri? “Semplice” afferma malignamente un dirigente di una confederazione concorrente. “Intanto la Cgil riempe le piazze per mascherare il calo di iscritti veri. E del resto i telegiornali e i talk-show sono abituati a presentare le notizie così: “Domani si fermano 1 milione di lavoratori di qua, 2 milioni di là”. La gente la dà per buona. E si crea comunque un clima da autunno caldo”. La confederazione di Epifani non elude il problema, ma lo fa a modo suo. Nel comunicato del 7 novembre consiglia a Brunetta “di guardare le foto delle manifestazioni”. Mentre il 14 una nota dello staff del segretario chiede al ministro “se ha scomputato dai suoi dati il numero dei partecipanti alle assemblee in sede e fuori sede indette per l’intera giornata dalle altre organizzazioni sindacali e avallate da dirigenti compiacenti”. Che significa? Mistero. Ma, dopo lo sciopero del 12 dicembre, aspettiamoci un’altra guerra di percentuali. [...]

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Giampiero Cantoni
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