
“Cosa vuole, il nostro è un settore voluttuario. E quando la gente diminuisce il consumo del pane non possiamo sperare che metta in tavola i pasticcini” dice, allargando le braccia, Giuseppe Condorelli, 42 anni, titolare dell’omonima azienda dolciaria di Belpasso (Catania). La sua azienda sforna 150 quintali di prelibatezze al giorno, ma questo Natale 2008 mette poca allegria: “Gli ordinativi da parte di negozi e grande distribuzione sono calati del 10 per cento. Ma poi bisogna vedere quello che verrà venduto davvero”. È proprio quel che cercano di capire un po’ tutti: economisti e sociologi, associazioni dei consumatori e dei commercianti. Il risultato è un vortice di cifre e previsioni, spesso contraddittorie, talvolta poco verosimili. La verità è che nemmeno i consumatori sanno quanto e che cosa compreranno realmente entro Natale. O quanto potranno permettersi di spendere quando partiranno i saldi. Per cercare di capire che cosa sta veramente succedendo fra bancarelle, negozi e megastore non resta che andarci e chiedere alla gente. È quello che ha fatto Panorama: non è un sondaggio né una statistica. Ma una fotografia dell’Italia vera. Con parecchie sorprese. (Angelo Pergolini)
Milano, Via Monte Napoleone: lo sconto si fa ma non si dice
Alle 11 del mattino nel cuore della Milano delle griffe c’è poco movimento. Per caso la crisi ha intaccato il superfluo? Il direttore di una nota gioielleria giura di no: “Gli affari stanno andando perfino meglio dell’anno scorso”. “Ah sì? Noi invece registriamo un calo del 40 per cento” ribatte la commessa di una gioielleria più piccola. “Che senso ha negare che il momento è difficile?”. La via più in di Milano si anima di persone solo intorno a mezzogiorno, quando il direttore di un negozio di calzature ammette: “Le commesse devono seguire molto di più gli indecisi per convincerli all’acquisto”. Pochi passi più in là, da Tiffany, c’è quasi la ressa, e una signora impellicciata spiega: “Sono venuta per gli argenti”.
“Noi vendiamo penne e orologi, da 500 euro in su, e abbiamo avuto un calo lievissimo” riferisce soddisfatto Lorenzo, che lavora in un negozio di oggettistica, mentre un po’ più in là una vetrina sfoggia un reggiseno d’oro da 1.000 euro. Troverà un acquirente? “Sono sicura di sì” annuisce la commessa. Intanto a metà pomeriggio un commercialista di Piacenza esce da Hermès: “Ho trovato la fila, la crisi è una balla”. Ma qualche trucco c’è: “Pur di vendere, fanno ribassi del 30 per cento” rivela Mauro, manager monzese. “Se ti vedono indeciso, ti propongono sottovoce lo sconto. Se no, basta chiederlo alla cassa”.
È intorno alle 5 che i negozi vengono presi d’assalto, ma quanto a comprare tutti restano allineati e coperti: “Un cliente abituale si è bloccato su un acquisto importante” confida Lorenzo. “Mi ha detto: ‘È immorale spendere così tanto in questo momento’. E così la crisi si propaga anche lì dove i soldi ci sono ancora”. (Eleonora Voltolina)
Bergamo, orio al serio: si spende solo se c’è l’offerta
Primo finesettimana natalizio: già alle 9 del mattino l’Orio Center vicino a Bergamo, uno dei centri commerciali più grandi del Nord Italia (200 negozi e 6 mila posti auto) accende le sue mille luci per attirare i clienti. La voglia di comprare c’è ma non tutti arrivano alla cassa. Crisi? Sì, ma non più degli altri anni. Almeno è quello che raccontano i pensionati, i giovani, le famiglie. “Sono più i media a parlarne e a farci venire la paura” commenta Giuseppina, 55 anni, casalinga e un marito in pensione. In realtà basta guardarsi intorno per capire che la recessione è come un virus che gira ma non colpisce tutti. Davanti alle casse del supermercato due signore hanno in mano due gratta e vinci da 10 euro: “Almeno tentiamo la fortuna” commentano Maria Rosa, 77 anni, e Gina, 69. Al centro commerciale vengono “quando ci sono le offerte” e le nipotine, quest’anno, dovranno rinunciare ai regali.
Luca e Claudia, 42 e 41 anni, con un occhio alla qualità e un altro al prezzo fanno la spesa: “Ci siamo regalati una libreria, compreremo due doni ai bambini e basta” raccontano. A casa portano ogni mese 2.500 euro, ma con due bambini e un mutuo ne escono 2.300. Per Claudia la crisi c’è, ma non da oggi, “è da quando è arrivato l’euro che abbiamo iniziato a stringere”.
Anche la famiglia Castelli di Caravaggio (Bergamo) non fa spesso shopping, “ogni mese sforiamo di circa 200 euro” spiega Denise, 36 anni, madre di tre bimbe “e non viaggiamo, se c’è qualche soldo in più preferiamo comprare un televisore”. All’Orio Center il vero incasso lo fa però la macchinetta automatica del gratta e vinci. Nel tabaccaio di fronte al supermercato c’è la fila di bambini, adulti e anziani. Qui da una settimana ogni giorno c’è stata una vincita da almeno 500 euro. Perché la dea bendata non ha età e non è in crisi. (Antonietta Demurtas)
Roma, piazza Vittorio: il trucco della spesa last minute
La mattina di sabato 6 dicembre il mercato di piazza Vittorio a Roma, o Nuovo mercato Esquilino, come si chiama da quando è stato rinnovato e trasferito al coperto, è affollato nonostante il ponte dell’Immacolata. “Il sabato è sempre stato giorno di punta, ma anche se i prezzi sono più bassi c’è meno gente dell’anno scorso” racconta a Panorama Marco Di Grazia, titolare dell’ortofrutta 64, uno degli oltre 200 banchi dello storico mercato. Un lamento che lo accomuna a molti commercianti, inclusi quelli del Bangladesh che espongono a 3,50 euro ampalya e talong, sorta di zucchine bitorzolute e di minimelanzane verdi.
Aria di crisi e consumi ridotti, quindi? Meglio non generalizzare. Certo c’è chi come Luisa, pensionata al minimo, ha acquistato solo lattuga, un paio di chili fra arance e mele e dei petti di pollo, meno costosi, come spesa settimanale. Oppure chi come Angelica, casalinga croata, se l’è cavata con 5,90 euro dal salumiere, Natale Fermani, che conferma: “La clientela regge, solo che molti hanno ridotto le quantità. O magari prendono la mortadella invece che il crudo”.
Ma ci sono anche pensionati che se la passano meglio: “Spendiamo sui 250 euro a settimana solo per frutta e verdura. Non abbiamo modificato il nostro stile di vita e ci aguriamo di non doverlo fare” dichiarano Donatella e Costantino, ex impiegata lei, ex ingegnere lui. Idem per Alessandra, ricercatrice del Cnr: “Al massimo tento di razionalizzare le compere: fare la spesa sotto casa è più comodo, ma il mercato mi consente un risparmio medio di 50 centesimi al chilo”.
Piazza Vittorio è frequentata anche da professionisti. Francesco, 37 anni, agente di spettacolo, viene apposta fin qui da un quartiere periferico: “Ho preso 5 chili di frutta a 5 euro. Rispetto a prima sono molto più attento ai prezzi”. È invece al mercato per accompagnare la fidanzata, Andrea, 47 anni, dirigente: “Non ho molto tempo, in genere la spesa la faccio al supermercato, ma per non pagare il pane 4 euro al chilo ho preso da poco la macchina per farlo in casa”. Elda e Vittorio, medico e ingegnere, vivono in Prati, ma se sono in zona fanno tappa: “Tre etti di speck costano 3 euro, meglio che al nostro mercato rionale, il Trionfale”.
Dove Antonella, avvocato, ha adottato la tecnica della spesa last minute quando, prima della chiusura, tutto costa 1 euro. Bene dunque? Non proprio: “Io alla qualità degli alimenti certo non rinuncio, piuttosto bado ai prezzi e risparmio in altri settori, come l’abbigliamento”. Non stupisce allora se, in entrambi i mercati, dicono di soffrire di più la crisi proprio i venditori di questo comparto. E, a guardare bene, le bancarelle di scarpe, sia quelle d’importazione cinese, dai 15 ai 25 euro, sia quelle che espongono più costosi modelli in pelle sono quasi deserte. Non va meglio con gli accessori, come portafogli o borsette. (Donatella Marino)
- Domenica 14 Dicembre 2008
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Il 16 Dicembre 2008 alle 14:23 Confindustria: verso un biennio di recessione e disoccupazione » Panorama.it - Economia ha scritto:
[...] LEGGI ANCHE: Consumi, c’è davvero la frenata? [...]
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