Tempo di magra anche per lo sport: nel 2009 in calo ricavi e sponsor

Il pallone di una volta

Era questione di tempo: anche lo sport soffre della crisi economica e le previsioni per il 2009 sono tutt’altro che rosee. Dal calcio alla formula uno, passando per il mercato delle sponsorizzazioni fino al dorato, e fino adesso quasi intoccabile, “sport system” degli Stati Uniti. Per ora si percepisce appena, ma nel 2010 potrebbe arrivare davvero l’ondata di piena per il nostro campionato di calcio. Secondo StageUp – Sport & Leisure Business, la società di ricerca e consulenza nel business dello sport, gli effetti diretti sulle maggiori fonti di ricavo dei club, diritti media e sponsorizzazioni, saranno limitate nel breve periodo grazie alla anticiclicità degli introiti derivanti da diritti media e sponsor. Tali introiti valgono il 76 per cento dei ricavi complessivi della serie A. Sul fronte sponsor, le entrate sono principalmente garantite da contratti di lunga durata: le 18 sponsorizzazioni principali della stagione in corso hanno una durata media di 4,3 anni. Un periodo che si estende fino a 10,3 anni se si considera la durata media degli sponsor tecnici. “Se la crisi finanziaria dovesse protrarsi nel lungo periodo, fra 3 e 5 anni, gli incassi da botteghino potrebbero soffrirne”, sostiene Giovanni Palazzi, presidente e ad di StageUp. “Investimenti su stadi di terza generazione potrebbero essere utili al fine di aumentare la competitività per diversificare i ricavi”.

Che succederà dopo il 2009? La Infront, advisor della Lega, ha garantito 900 milioni di euro all’anno dai nuovi contratti collettivi televisivi, sia in chiaro che in criptato, e per 6 anni. Totale: 5 miliardi e 400 milioni. Per la verità, i presidenti speravano di portare in cassa un miliardo a stagione, ma dovranno accontentarsi del minimo garantito. Ma mancano gli sponsor: tolti quelli dei grossi club, Lazio e Palermo, per fare un esempio, già adesso sono prive di quello principale sulla maglia di gioco. E dopo cinque anni consecutivi di crescita, il mercato delle sponsorizzazioni in Italia nel 2009 segnerà il passo tornando ai livelli del 2004. Secondo le stime contenute nella settima edizione dell’indagine predittiva “Il futuro della sponsorizzazione” di StageUp - Sport & Leisure Business e Ipsos, gli investimenti raggiungeranno i 1.640 milioni di euro arretrando dell’8,6 per cento rispetto al 2008. Si tratta del peggior calo registrato dal mercato negli anni 2000. Nell’anno in corso sono stati investiti complessivamente in sponsorizzazioni sportive, in cultura e spettacolo e nel sociale 1.795 milioni di euro con un incremento dell’1,5 per cento rispetto al 2007. La fetta più grande spetta allo sport: 1.133 milioni di euro (+0,4 per cento rispetto all’anno precedente). Si tratta del valore più alto mai registrato dal comparto dello sponsoring.

Se la passa male anche la formula Uno. La Honda, storica scuderia presente nelle corse dal 1959 e ricordata per il connubio con la Mc Laren dell’indimenticato Ayrton Senna, chiude i battenti e offre al miglior offerente il proprio marchio. Acquirente che, al momento, ancora non è arrivato. Le scuderie hanno anche accettato un piano di drastica riduzione dei costi (almeno il 30 per cento), ma non il motore unico. Fota (l’associazione costruttori) e Fia (la federazione automobilistica hanno deciso di porre un limite ai test privati e hanno posto un tetto pari a otto motori per ogni pilota e un taglio al costo della ricerca per l’aerodinamica. Dal 2010 tutte le squadre dovranno ottenere i motori per meno di 5 milioni di euro per stagione, sia che provengano dalla casa costruttrice sia che provengano da un fornitore indipendente e verranno vietati rifornimenti in gara e termocoperte per pneumatici.

Non se la passano bene dall’altra parte dell’oceano, dove football americano, hockey sul ghiaccio e baseball continuano a lanciare segnali preoccupanti. Era l’inizio di settembre quando la prestigiosa rivista finanziaria Forbes definiva la Nfl, “la Lega più ricca e più forte dello sport mondiale”, grazie a ricavi annui pari a 6,5 miliardi di dollari (di cui circa 4,5 in ingaggi dei giocatori). Per questo l’annunciato taglio del 14 per cento del personale della Lega (che impiega circa 1100 addetti in totale) ha avuto un impatto soprattutto sotto il profilo simbolico. I tagli rientrano in un piano più ampio di riduzione dei costi, stimato in circa 50 milioni di dollari. Troppo alto costo del lavoro, cioè gli ingaggi dei giocatori, pari al 60 per cento degli introiti (non ha caso il contratto collettivo di lavoro verrà ridiscusso a fine 2010, e non dopo il 2012 come previsto). Poi la crisi dell’auto e di altri settori commerciali che sono tra i principali sponsor dei team fanno il resto e c’è anche il rischio di una significativa diminuzione di incassi al botteghino. Per questo, già lo scorso mese è stata annunciata la riduzione del costo dei biglietti per i playoff di circa il 10 per cento rispetto al 2007-08. Tagli annunciati anche nell’hockey e nel baseball, dove preoccupa la staticità dei giocatori cosiddetti “free agent”, cioè liberi da contratto, che trovano contratti al massimo di 2 anni (a 20 milioni di dollari) rispetto alla media di 6-8 degli anni passati, a cifre anche 10 volte maggiori.

E se in questo terremoto economico rischia di farne le spese una delle realtà più antiche e tradizionali, il torneo del 6 Nazioni di rugby, in quanto la Royal Bank of Scotland, main sponsor del torneo, è una delle banche più colpite dalla crisi di queste ultime settimane ed è a rischio la sponsorizzazione a partire dall’edizione 2010, la crisi non avrà effetti sul ciclismo che è “troppo un buon affare per gli sponsor”, come sostiene Pat McQuaid, il presidente dell’Unione ciclistica internazionale (Uci). “Forse gli organizzatori di corse avranno qualche difficoltà in più rispetto ai team, ma tutto andrà bene”, dice il numero uno del ciclismo mondiale. “La prossima stagione vedrà 18 squadre alla partenza del Pro Tour, lo stesso numero del 2008″.

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rossi-spalla Viviana Da Busti
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