Petrolio: l’Opec vara un taglio record, ma potrebbe non bastare

Economia

Due milioni di barili al giorno pari al 7% della produzione dei paesi del cartello del petrolio: è il più grande taglio dal 1982, quando fu introdotto il sistema delle quote. Una mossa necessaria, per contenere la discesa del prezzo del petrolio che è calato intorno ai 45 dollari, giù del 70% rispetto al livello record del luglio scorso. L’accordo è stato raggiunto stamattina a Orano in Algeria, in uno dei vertici straordinari più importanti della storia dell’Opec (l’organizzazione che raggruppa i 14 maggiori paesi produttori nel mondo).

La conferma è arrivata per bocca del ministro del Petrolio saudita, Ali al-Nuaimi: “C’è il consenso per tagliare la produzione di due milioni di barili”. Alla fine l’hanno spuntata i falchi, Iran e Venezuela, che più volte avevano chiesto un deciso stop alla produzione oltre i 2 milioni di barili al giorno. Per frenare la discesa del prezzo del greggio, a ottobre, l’Opec aveva deciso una riduzione dell’output di 1,5 milioni di barili, che però è servita a ben poco.

Con il taglio di oggi, la produzione Opec scende di due milioni di barili dagli attuali 27,3 milioni di barili al giorno. E seguono la decisione di Orano anche alcuni paesi che non fanno parte del cartello, cui è stato chiesto un taglio fino a 600mila barili al giorno. “Se i prezzi correnti si manterranno sul mercato le imprese russe potrebbero tagliare le loro esportazioni petrolifere fino a 320 mila barili al giorno”, ha detto il vice premier russo Igor Sachin, presente a Orano come osservatore al vertice Opec con una folta delegazione. Nessun negoziato oggi per un ingresso della Russia nel cartello, smentendo voci che erano girate nei giorni scorsi sulla stampa internazionale. Comunque Sechin ha fatto sapere che la Russia intende avere nell’Opec un ruolo di osservatore permanente. Per ora solo l’Azerbaijan è pronto a tagliare la sua produzione di greggio di 300 mila barili al giorno, come ha ribadito il ministro dell’Energia di Baku in Algeria, mentre Messico e Norvegia, altri due grandi produttori non Opec di petrolio, avevano escluso prima ancora del vertice algerino accordi nell’immediato per tagliare la loro produzione.

La mannaia sulla produzione dovrebbe provocare il rialzo del prezzo del petrolio sceso lo scorso mese sotto i 50 dollari al barile e che secondo l’Aie (Agenzia internazionale dell’energia) tornerà a 100 dollari al barile, non appena l’economia tornerà a crescere, e salirà a 200 dollari entro il 2030. Il re saudita, Abdallah, ha più volte ripetuto invece che il prezzo equo è di 75 dollari al barile.

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Il 23 Dicembre 2008 alle 13:49 Che 2009 sarà. Le previsioni del Wall Street Journal » Panorama.it - Economia ha scritto:

[...] La seconda previsione riguarda Bernard Madoff, l’ex presidente del Nasdaq Stock Market autore di una colossale frode da 50 miliardi di dollari. “Chiederà l’infermità nel corso del processo”, azzarda Newmark. Alti e bassi invece sul mercato borsistico, prevede il Wst. Prima di rialzarsi negli ultimi mesi del 2009, fino a recuperare i miliardi andati in fumo nell’ultima parte di quest’anno, Wall Street calerà un altro 25%. Insomma: montagne russe nella prima parte dell’anno prima di una (relativa) stabilizzazione borsistica verso la fone del 2009. Altra previsione: Goldman Sachs acquisterà Etrade, la finanziaria newyorkese guidata da Donald Layton, ex vice di JPMorgan. La lunga battaglia per il controllo di Apple si risolverà invece con l’uscita di scena del fondatore Steve Jobs, su cui si fanno incessanti le voci di una presunta malattia e che non parteciperà all’ultimo MacWorld di gennaio. Grandi rivolgimenti, prevede ancora Newmark, sul mercato dell’editoria, con http://en.wikipedia.org/wiki/Michael_Blo…, il finanziere indipendente di Manahattan, che acquisterà il New York Times. Il petrolio, invece, costerà circa 30 dollari al barile per gran parte dell’anno. Una previsione forse al ribasso ma non lontana dalle quotazioni a picco raggiunte negli ultimi mesi. Momenti bui anche sul mercato globale dell’arte contemporanea dove il Wst prevede un crollo simile a quello subito dalla borsa negli ultimi mesi di quest’anno. Lo S&P 500 chiuderà il 2009 a 1.200 punti, in rialzo del 30%. L’ultima previsione è facile facile: il presidente eletto Barack Obama avrà la cerimonia di insediamento di maggior successo nella storia. [...]

Il 24 Dicembre 2008 alle 14:33 Il pieno costa 13 euro meno. Dietro il calo lo spettro della recessione » Panorama.it - Economia ha scritto:

[...] La recessione degli Stati Uniti e una serie pressoché ininterrotta di dati nefasti sulla situazione economica mondiale ha fatto scendere i prezzi dai livelli record toccati in luglio, quando il greggio arrivò a 147,27 dollari al barile. Da allora i prezzi sono scesi del 73%, sull’onda di centinaia di migliaia di licenziamenti e un crollo delle spese dei consumatori, che hanno trascinato con sé il consumo di energia. Il dipartimento del Commercio americano ha detto che il prodotto interno lordo, la somma totale dei beni e dei servizi prodotti da un’economia, nel periodo tra luglio e settembre è diminuito negli Stati Uniti dello 0,5 per cento. Si e’ trattato della flessione peggiore dal terzo trimestre 2001, quando la contrazione registrata fu dell’1,4 per cento. Ad affiancare le notizie sul Pil sono arrivate poi quelle sul settore immobiliare, il cui crollo e’ alla base della crisi finanziaria. Le vendite di case nuove negli Stati Uniti nel mese di novembre sono calate arrivando al livello minimo in quasi 18 anni, mentre le vendite di case esistenti hanno riportato un tonfo dell’8,6 per cento. Ma il peggio sembra dover ancora arrivare, e per molti l’attuale trimestre potrebbe essere il punto più basso di tutta la recessione, iniziata ufficialmente nel dicembre 2007. Alcuni analisti prevedono un crollo del Pil fino al 6% nel quarto trimestre, che ne farebbe il peggiore dal -6,4% dell’ultimo trimestre del 1982. Se la recessione terminerà nel giugno 2009, come molti economisti prevedono, sarà durata 18 mesi, il periodo più lungo dal termine della Seconda Guerra Mondiale. E i prezzi del greggio continuano così a crollare nonostante la settimana scorsa l’Opec, l’organizzazione dei paesi produttori di petrolio, abbia deciso di ridurre la produzione giornaliera di 2,2 milioni di barili, il più grande taglio di sempre. Il crollo dei prezzi del petrolio ha fatto calare decisamente il prezzo della benzina, fornendo ai consumatori uno dei pochi aspetti positivi in un’economia che soffre della crisi peggiore in almeno 25 anni. [...]

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richard-branson




Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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