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Prendendo spunto dai cugini di Hong Kong, un gruppo di nove studenti universitari cinesi è andato ad intervistare i dipendenti di cinque fabbriche della Coca-Cola nelle regioni del Guangdong e dello Zhejiang, scoprendo che, nonostante la legge lo proibisca, lì chi lavora alla catena di montaggio continua ad essere trattato come uno schiavo.
A conclusione della loro inchiesta sul campo, gli studenti di Pechino hanno presentato un rapporto di 28 pagine in cui chiedono alla multinazionale americana di intervenire per migliorare al più presto la situazione. A stare peggio, come sempre, sarebbero i salariati occasionali o assunti a tempo determinato, nella maggior parte dei casi con contratti irregolari. A detta degli studenti che li hanno incontrati, questi lavoratori oltre ad essere sfruttati con gli straordinari sarebbero anche sottopagati e malnutriti. Nondimeno, sarebbero loro ad occuparsi, in fabbrica, delle mansioni più dure, pericolose o noiose.
Per sensibilizzare il Paese alla gravità della questione, gli universitari hanno scritto una lettera aperta ai campioni Yao Ming e Liu Xiang, entrambi profumatamente sponsorizzati dalla multinazionale statunitense, invitandoli a smettere di rappresentare il marchio nel caso in cui non verranno presi provvedimenti seri per risolvere il problema.
Tuttavia, dall’altra sponda del Pacifico segnali incoraggianti stentano ad arrivare. Secondo il China Daily, la Coca-Cola si è difesa accusando i ragazzi di aver condotto una ricerca inaccurata e parziale, visto che “la multinazionale rispetta alla lettera le normative cinesi che regolamentano i contratti di lavoro”. Allo stesso tempo, gli americani si sono lamentati di un presunto appello al boicottaggio delle bevande del gruppo lanciato dagli studenti come ritorsione. Questi ultimi, al contrario, offesi per essere stati accusati ingiustamente, hanno chiesto oggi, rivela il South China Morning Post, che il quartier generale della Coca-Cola si scusi pubblicamente con loro.
Difficile prevedere come si chiuderà questa vicenda. Ad aprile, quando gli studenti di Hong Kong avevano denunciato alcuni stabilimenti industriali della Cina continentale per la violazione delle leggi sul lavoro, la Disney (che in quelle fabbriche produceva i gadgets venduti nei parchi giochi di tutto il mondo) fu costretta a cambiare fornitori. La Coca-Cola, invece, potrebbe cavarsela uniformando i contratti di lavoro dei suoi dipendenti.
- Mercoledì 17 Dicembre 2008
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