
Non è il 31 dicembre, come ritenuto da molti, ma il 12 gennaio il termine entro il quale dovrebbe essere sciolto il nodo della proprietà della Banca d’Italia.
E a ben vedere neppure quella data potrebbe risultare ultimativa. Tutto dipende dall’interpretazione che verrà data della legge di tutela del risparmio di tre anni fa, nella quale era espressamente stabilito che la mano pubblica avrebbe dovuto assumere il controllo di Bankitalia entro la fine del terzo anno dall’approvazione del testo, acquistando le quote di capitale oggi detenute dai privati, in prevalenza banche. Se con uno specifico regolamento il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, stabilisse che quella norma ha un valore perentorio, il termine del 12 gennaio dovrebbe essere rispettato senza dilazioni.
Se, invece, dovesse prendere il sopravvento l’idea che quella legge ha un contenuto meramente ordinatorio, la scadenza di inizio d’anno potrebbe essere ignorata.
Chi propende per il carattere ordinatorio della norma fa notare che essa non è assistita dalla previsione di una sanzione specifica. Al ministro potrebbe non dispiacere un rinvio del termine di statalizzazione dell’istituto guidato da Mario Draghi, mentre molte banche premono perché le loro quote siano comprate non dal Tesoro ma dalla stessa Banca d’Italia, che ha già disponibili le risorse.
- Martedì 6 Gennaio 2009
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Commenti
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Il 8 Gennaio 2009 alle 16:13 vincenzo.m. ha scritto:
E IL CUSTODE…
L’oro ( pubblico ), giacente presso l’eminentissima Banca D’Italia, è fuor di dubbio che sia premurosamente e gelosamente custodito poiché è a tutti noto che un assillante custode provvede ad essere garante che valenza e luccichio non venga ad essere deteriorato né improvvisamente depauperato.
Perfetto ma….chi controlla il custode?..
Forse, anzi, è certamente inopportuna questa domanda inopportuna.
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