Pasta cara vende di più

Voiello e la moda all'insegna dell'eccellenza e della qualità italiana

Di Angelo Pergolini

È un inizio d’anno tutto in salita quello che si profila per i pastai italiani. E non perché gli affari vadano male, anzi. Dopo anni di contrazione del consumo di pasta, nel 2008 si è registrata una inversione di tendenza con una crescita dell’ordine del 3 per cento. E vanno talmente bene gli affari del settore che un pastificio come la Divella ha deciso di regalare un mese di stipendio in più a tutti i suoi dipendenti a titolo di premio di produzione. E allora? Allora il problema è proprio questo, perché l’Antitrust sospetta che gli affari dei pastai vadano anche fin troppo bene. Grazie a un inghippo: un accordo di cartello fra i maggiori produttori per tenere artificialmente alto il prezzo della pasta.

L’indagine della commissione è ormai conclusa e ha prodotto un ponderoso fascicolo il cui succo è il seguente: quando nel 2007 la materia prima, ovvero la semola, è rincarata, i pastai hanno allineato all’unisono i prezzi verso l’alto; ma quando, nel 2008, il prezzo del grano, e quindi della semola, è crollato, quello della pasta non ha fatto altrettanto. Anzi è aumentato ancora. Ora l’Unipi, l’associazione dei pastai italiani (raggruppa la metà delle aziende del settore, che però rappresentano il 90 per cento della produzione nazionale) ha poco più di tre settimane di tempo per presentare le sue controdeduzioni. Poi, entro la fine di febbraio, arriveranno le decisioni dell’Antitrust. E se i pastai saranno riconosciuti colpevoli di avere costituito un cartello fioccheranno sanzioni.

“La verità è che la pasta è diventata uno strumento di demagogia. Ci mettono alla gogna” dice Massimo Menna, 51 anni, titolare del pastificio Garofalo di Gragnano (Napoli) e dallo scorso maggio presidente dell’Unipi. Scusi, ma chi vuol mettervi alla gogna? “Associazioni come la Coldiretti, le organizzazioni dei consumatori, strutture della grande distribuzione come la Coop… Tutti ad accusare: il prezzo del grano scende, quello della pasta no”. È un dato incontestabile: nel 2008 il prezzo al consumo della pasta ha fatto registrare aumenti intorno al 30 per cento, quello della materia prima cali fino al 50 per cento. Come si spiega? “È una faccenda complicata, per capirla bisognerebbe essere pastai” mette le mani avanti Menna. Che prova comunque a spiegarla: “Prima di tutto il prezzo del grano nel 2007 era cresciuto enormemente, fino a punte del 170 per cento. Poi è vero che nel 2008 è calato. Ma gli aumenti del 2007 si erano trasferiti solo in minima parte sui prezzi, quindi si sono riverberati anche sull’anno successivo”.

Nessuna speculazione? “Ma quale speculazione, i pastai hanno aumentato i prezzi per disperazione. Altrimenti si sarebbero chiusi i pastifici. Io credo nel libero mercato”. Ma il mercato ha delle regole… “Noi le abbiamo sempre rispettate”. Allora siete tranquilli? “Tranquillissimi e con la coscienza a posto. Se poi la sentenza dell’Antitrust è già stata scritta…”.

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Il 11 Gennaio 2009 alle 18:03 Crisi sì, no, forse. A sorpresa i consumi tengono » Panorama.it - Economia ha scritto:

[...] LEGGI ANCHE: Fare acquisti in tempo di crisi fa risparmiare - Pasta cara vende di più [...]

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rossi-spalla Viviana Da Busti
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