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Chrysler e il Lingotto confermano la firma di un accordo preliminare non vincolante che sarà completato, dopo essere stato sottoposto alle previste approvazioni, entro il mese di aprile. Il colosso dell’auto Usa metterà a disposizione di Fiat anche le sue piattaforme e fabbriche. Il gruppo Fiat, la Chrysler e Cerberus Capital Management (la società che detiene la maggioranza della casa automobilistica americana) hanno cioè firmato un accordo non vincolante per creare una “alleanza strategica globale” annuncia una nota congiunta.
Per l’ad di Fiat Sergio Marchionne è una “pietra miliare” del settore.
La casa torinese rileverà il 35% del costruttore americano in base ad un accordo preliminare che non prevede alcun esborso ‘cash’ e con un’opzione per salire fino al 55% del capitale da esercitare più avanti. L’intesa consentirà a Chrysler l’accesso alle piattaforme del Lingotto, dalla mini all’alto del medio di gamma, passando per i suoi motori e le trasmissioni. “Che ne stiamo parlando non è un mistero” ha detto in mattinata il vice presidente Fiat John Elkann. “Non abbiamo ancora comunicato, giovedì c’è il cda, aspettiamo i tempi”. Tempi che la Borsa non può rispettare e subito dopo l’annuncio ecco la sospensione del titolo del Lingotto dalle contrattazioni a Piazza Affari in attesa di un comunicato ufficiale. Poi il titolo ha vissuto una giornata sulle montagne russe, una volta tornato in negoziazione: ha fatto segnare un balzo del 5,58%, per poi chiudere in calo dell’1,34% (Piazza Affari ha ceduto l’1,21% nel Mibtel, e l’1,87% nell’S&P/Mib).
Per Fiat, oltre all’ingresso nel capitale del costruttore american, l’intesa si tradurrebbe nella possibilità di vendere negli Stati Uniti l’Alfa Romeo e la Fiat 500, anche grazie al taglio dei costi che si verrebbe a registrare con la condivisione dei siti produttivi con Chrysler. Con questo accordo - fanno inoltre sapere fonti interne a Chrysler - la Casa americana avràanche accesso alle piattaforme di prodotto Fiat e sarà supportata dalla casa torinese nella distribuzione in importanti mercati esteri dove Fiat è presente. Inoltre, Fiat darà il proprio supporto a Chrysler nell’ambito del Viability Plan con il ministero del Tesoro americano.
Secondo le stime del Wall Street Journal i risparmi derivanti dall’alleanza sarebbero compresi in una forchetta fra i 3 e i 4 miliardi di dollari. Chrysler ha in Nord America 14 impianti di assemblaggio. Torino non commenta i rumors rilanciati oggi da Automotive News Europe, mentre Chrysler si limita a comunicare:
“Nell’attuale contesto economico trattative sono in corso fra le società in tutte le industrie, e la nostra non è diversa”. Cerberus Capital Management, proprietario di Chrysler, sembrerebbe intenzionato a conservare un interesse nel costruttore americano, mentre ancora non appare chiaro, riporta il Wall Street Journal, se Daimler intenda mantenere o meno la propria partecipazione in Chrysler, pari al 19,9%.
Un eventuale accordo migliorerebbe, prosegue il Wall Street Journal, l’immagine della Chrysler agli occhi del Governo americano, che ha acconsentito a un prestito da 4 miliardi di dollari per il costruttore in difficoltà. Sia per Fiat sia per Chrysler l’allenza sarebbe “una mossa difensiva per la sopravvivenza di lungo termine”, prosegue il quotidiano, sottolineando come “Chrysler e Fiat sono simili e, in qualche modo, complementari. Chrysler opera prevalentemente in Nord America e i tre quarti delle sue vendite sono legati a camion, minivan e sport utility-vehicle. Fiat è specializzata in auto piccole e medie. Ambedue le società beneficerebbero di un maggiore volume di vendite globale”.
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- Martedì 20 Gennaio 2009
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Commenti
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Il 22 Gennaio 2009 alle 16:14 Auto, il governo in campo. Berlusconi: “Tavolo per gli aiuti” » Panorama.it - Economia ha scritto:
[...] Intanto Fiat rivede al ribasso le stime per il 2009 già annunciato mesi fa come anno difficile dall’ad Sergio Marchionne. Il gruppo prevede un calo del 20% della domanda globale dei suoi prodotti ed un utile netto superiore ai 300 milioni di euro. Inoltre conta di chiudere l’anno con un risultato di gestione ordinaria superiore ad un miliardo di euro, oneri di ristrutturazione pari a circa 300 milioni di euro e cash flow industriale netto del gruppo superiore a un miliardo di euro con un indebitamento netto industriale inferiore a 5 miliardi di euro. Fiat, si legge in un comunicato, “si attende un andamento disomogeneo dei risultati trimestre su trimestre con un primo che sarà particolarmente difficile. La società si attende invece miglioramenti nel resto dell’anno 2009 per effetto delle ristrutturazioni. Per l’anno prossimo gli oneri di ristrutturazione saranno pari a circa 300 milioni. Il gruppo torinese aggiunge nel comunicato che “continuerà a implementare la strategia di alleanze mirate al fine di ottimizzare gli impegni di capitale e ridurre i rischi”. Il titolo del Lingotto, a pochi giorni dall’annuncio dell’alleanza strategica con Chrysler, continua ad andare male in borsa. È stato sospeso quando cedeva il 14,55% e poi, riammesso agli scambi, ha ridotto le perdite a circa - 8%. Oggi il Lingotto ha smentito le ipotesi di stampa relative ad un possibile aumento di capitale. [...]
Il 27 Gennaio 2009 alle 13:36 E con la Chrysler, Fiat va alla riscoperta dell’America » Panorama.it - Economia ha scritto:
[...] Il caso ha voluto che Sergio Marchionne, amministratore delegato della Fiat, scegliesse il momento in cui tutti i riflettori erano puntati sugli Stati Uniti, con l’ingresso di Barack Obama alla Casa Bianca, per annunciare il ritorno della casa torinese in America attraverso la Chrysler. Un progetto esaminato da anni al Lingotto (Panorama ne aveva già parlato nel 2007) e che ha trovato nell’andamento negativo del settore il catalizzatore ideale per essere alla fine definito. Due gli elementi che hanno permesso di passare alla fase esecutiva: il forte deprezzamento della Chrysler e il contributo varato dal governo Usa a favore delle aziende che, negli Stati Uniti, si impegneranno a progettare e produrre auto a basso impatto ambientale e con consumi ridotti (circa 25 miliardi di dollari). Quest’ultimo aspetto chiarisce che, per il momento, non ci saranno ricadute positive sulla produzione di vetture complete in Europa o comunque fuori dagli Stati Uniti. Ma è anche evidente che questa joint-venture, ruotando attorno alla fornitura di tecnologie, motori, componentistica e pianali, influirà invece rapidamente sulla Fiat e sulle aziende del gruppo (come Fiat Powertrain Technologies e Magneti Marelli) che sono la merce di scambio più appetibile per il management di Detroit. [...]
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