
Lorenzo Sassoli De Bianchi darà il buon esempio con la sua Valsoia: “Pensare al futuro significa confermare i budget pubblicitari per il 2009, anche a costo di ridurre i profitti. Le aziende che riusciranno a farlo saranno le prime a superare questa fase di recessione”.
A dare ragione al presidente dell’Upa, l’associazione che riunisce 500 aziende utenti pubblicitarie, c’è una ricerca della McKinsey sugli effetti della crisi del 1991: chi non ridusse gli investimenti ha poi rafforzato le quote di mercato. Il problema è trovare risorse e coraggio. “Stiamo vivendo una crisi a 360 gradi e le aziende guardano al mercato con estrema prudenza. I primi sei mesi saranno difficili, ma si può pensare a una ripresa già in primavera”.
Il sondaggio condotto fra gli associati dell’Upa in occasione della presentazione del Summit internazionale della comunicazione, che si terrà in marzo a Roma, è abbastanza confortante: “Settantadue aziende su 100 affermano di considerare ancora la pubblicità una leva irrinunciabile per il proprio business. E anche se metà degli intervistati sarà costretta a limare i budget, c’è sempre un 25 per cento di imprese che aumenterà la spesa e una percentuale equivalente che la manterrà inalterata”.
Detto questo, il settore si interroga su come ottimizzare gli investimenti. E il summit stesso si apre con un interrogativo: “Comunicare oggi: tutto cambia, cambiamo tutto?”.
Sullo sfondo ci sono le variabili legate all’avvento del digitale terrestre, al ruolo della stampa, alla crescita della pubblicità online e delle tv satellitari o a pagamento. “Il 70 per cento delle aziende investirà in tv, ma il 50 per cento degli intervistati è intenzionato a pianificare anche su web e stampa”. Questo vuol dire che la tv resta il mezzo preferito, ma pure che il ruolo della stampa va rivalutato: “Ogni testata oggi ha un suo sito. Continuare a considerare la stampa come un medium distinto da internet sarebbe un errore”.
- Mercoledì 21 Gennaio 2009
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