Consumo patriottico: la ricetta cinese per uscire dalla crisi

la città più grande del mondo
“Spendete, spendete, spendete”: lo chiede il partito comunista cinese all’intero Paese. Il nuovo strumento di propaganda su cui sta puntando Pechino per uscire dalla crisi è infatti il consumo patriottico. “Compra un appartamento (possibilmente in contanti) ed avrai aiutato il Paese”; “cittadini e istituzioni devono spendere quello che hanno guadagnato in un anno in consumi”; “non servono le guerre per dimostrare la propria fedeltà al Paese, anche la crisi economica può servire a consolidare l’amore per la Patria: bisogna spendere di più, per aiutare la Cina a uscire dall’impasse“.Frasi di questo tipo si rincorrono sulla maggior parte dei quotidiani cinesi. La classe dirigente si rende conto che di fronte al calo drastico delle esportazioni, l’unica opportunità che ha la Cina per continuare a mantenere un tasso di crescita del prodotto interno lordo superiore all’8% (il valore necessario, a detta degli esperti, per mantenere la piena occupazione) è quello di stimolare i consumi interni. Infarcire la spesa individuale di patriottismo è sicuramente un’ottima strategia in Cina, ma nonostante l’appello venga dalla massima autorità del Paese, non è detto che ottenga l’effetto sperato.

In pochi mesi, la Repubblica Popolare ha visto il tasso di disoccupazione crescere vertiginosamente. Le statistiche ufficiali parlano di un +4,2%, ma quelle che includono anche i lavoratori non regolari stimano una disoccupazione dell’8%. D’altronde, da fine ottobre ad oggi hanno chiuso 670mila fabbriche, e con esse si sono volatilizzati 6,7 milioni di posti di lavoro. Tutti gli anni, in occasione del capodanno cinese, gli operai tornano a casa per festeggiare questa speciale ricorrenza con i familiari. In base al calendario lunare del 2009, il capodanno cade nell’ultima settimana di gennaio, ma ben dieci milioni di lavoratori sono stati rispediti a casa in netto anticipo poichè le fabbriche, rimaste senza ordini, non hanno avuto più bisogno nemmeno della manodopera, e a chi è rimasto le aziende hanno offerto un salario dimezzato.

Come faranno i milioni di disoccupati cinesi a rispondere all’appello patriottico lanciato da Pechino? Per non parlare dei contadini, la cui differenza salariale con gli operai urbani, stimata sui mille euro, continua ad aumentare. Rischiano forse di essere accusati di mancata fedeltà alla bandiera? Probabilmente no, visto che il governo ha pensato di sostenere la vendita di elettrodomestici nelle campagne per mezzo di sussidi. Secondo Pechino, la diffusione di lavatrici, frigoriferi e televisioni nelle zone rurali ne migliorerebbe anche la qualità della vita. Ma i più scettici si chiedono non tanto se i contadini potranno mai acquistarli, ma se la fornitura elettrica delle campagne sarà sufficiente a farli funzionare tutti.

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