Firmato l’accordo quadro per i contratti. Dalla Cgil ancora un no

Guglielmo Epifani
“No”. Guglielmo Epifani è tornato a ripeterlo. “Se il testo non è modificabile la Cgil non firmerà”. Al contrario di Cisl, Uil e Ugl, da un lato, e Confindustria, Confcommercio e le altre associazioni imprenditoriali dall’altro. Che hanno firmato con il governo l‘accordo quadro per la riforma del modello contrattuale, valido sia per il settore privato che per quello pubblico.
Un “accordo storico” secondo il ministro del Welfare Maurizio Sacconi: “Abbiamo definito con la sottoscrizione di quasi tutte le organizzazioni presenti al tavolo, con la sola eccezione della Cgil, un accordo quadro che riformato il modello contrattazione quale fu codificato dall’accordo del luglio del ‘93 che così risulta integralmente sostituito”.

Anche il ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta è intervenuto, sostenendo che “Nessuno ha il diritto di veto. Anche i contratti del pubblico impiego li abbiamo fatti senza Cgil”. I sindacati che hanno firmato commentano in modo positivo il documento condiviso: “Siamo soddisfatti del lavoro svolto” ha detto Luigi Angeletti della Uil “è un’intesa che per la prima volta considera il salario non come la derivata di rapporti politici tra sindacati, imprese e Governo, ma come la derivata del lavoro”.
Ma la mancanza della firma del più grosso sindacato italiano sminuisce inevitabilmente l’accordo. Epifani ha incolpato il governo per l’esito della trattativa: “Il governo ha forzato in direzione di un accordo che sapeva non avrebbe avuto il consenso della Cgil”, ha detto il leader del sindacato di Corso Italia. “Un governo che non riesce a dare una risposta sugli ammortizzatori sociali, non mette in atto un sostegno a consumi, famiglie e imprese, non ha uno straccio di idea di politica industriale e non redistribuisce risorse fiscali ai pensionati e lavoratori dipendenti”, secondo il dirigente sindacale “forza verso questa direzione”.
“Avremmo preferito l’adesione della Cgil ma era necessario, come hanno ritenuto tutti gli altri attori sociali, mettere un punto fermo nella lunghissima vicenda negoziale che oggi si è conclusa” ha risposto il ministro Sacconi.

Commenti

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Il 23 Gennaio 2009 alle 3:02 pietroancona ha scritto:

sindacali in Italia.

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Il no della CGIL che non abbandona il tavolo operatorio
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L’accordo firmato stasera dalle organizzazioni sindacali con quelle padronali e con il governo supera gli storici accordi di concertazione del 1993 che hanno finora presieduto alle relazioni contrattuali e di fatto nel mondo del lavoro ed apre una nuova fase, definita storica da Sacconi, in cui alla conflittualità, cioè al naturale rapporto dialettico capitale-lavoro, si sostituisce la “collaborazione” e si introducono elementi del tutto nuovi, corporativistici legati agli enti bilaterali, marchingegni che finora hanno gestito una parte limitata del salario (massimo 1%) ed hanno dato vita ad una burocrazia espressione dei firmatari dei contratti, e che diventeranno vere e proprie controparti dei lavoratori ai quali erogheranno parti del salario o dei finanziamenti governativi o altro. Non a caso la destra ha esultato alla firma degli accordi e la stessa Marcegaglia arriva addirittura a presentarli come migliorativi e più favorevoli ai lavoratori (sicc!!) e forse per questo suo spirito di amore per i lavoratori li ha firmati mentre i cattivoni della CGIL non hanno apprezzato ed hanno detto di no.
Non voglio sottovalutare l’importanza del no della CGIL ad una “riforma” che fa quasi carta straccia del diritto sindacale a cominciare dalla triennalizzazione della durata dei contratti e
alla destrutturazione a livello regionale della contrattazione e della stessa erogazione dei benefici previsti dalle leggi vigenti. Debbo però osservare che è un no di una Confedera-zione rimasta al tavolo della trattativa, partecipe di tutte le sue fasi e di tutti i suoi passaggi. Un no che somiglia molto alla astensione in Senato del PD sul federalismo fiscale. Un no
di chi non approva ma non rompe e sta dentro il negoziato fino alla fine. Il risultato è che la CISL e UIL hanno i vantaggi del collaborazionismo aperto e dichiarato, vantaggi che certamente fanno valere nelle relazioni con i poteri forti del Padronato e del Governo. Dei lavoratori importa assai poco. La CGIL viene lo stesso duramente attaccata dai falchi della Confindustria e del Governo ma il quadro politico apprezza il suo senso di “responsabilità”ma lo stesso non può dirsi dei lavoratori e dei loro sindacati di categoria che
tuttavia registrano una nuova involuzione, una sconfitta storica ben più grave di quella del 1993 alla quale l’opposizione che si manifesterà con uno sciopero ad aprile sarà sicuramente inefficace ed un modo per mettersi le carte apposto. Non abbiamo firmato ed abbiamo scioperato. Che volete di più? E’ davvero strano che una frattura sociale cosi grave si compia in un clima di farplay in cui il tono della voce è sempre educato e basso nelle stanze dei palazzi sempre più lontani dai posti dove la gente lavora e spesso muore per un salario indecente e con sempre minori diritti.
Oramai tutta la contrattazione crea problemi e difficoltà soltanto ai lavoratori, non li tutela e li obbliga ad accettare condizioni sempre più pesanti sempre più umilianti. Non si scandalizzi nessuno se affermo che a fronte di accordi di questo genere forse sarebbe preferibile un regime assolutamente privo di sindacati confederali con poteri cosi estesi e stringenti. Quattro potenti Confederazioni che firmano accordi che diventano subito norme e leggi ed ingabbiano per sempre i lavoratori in una rete dalla quale sarà difficile liberarsi.
Pietro Ancona
sindacalista CGIL in pensione
http://medioevosociale-pietro......gspot.com/
http://www.spazioamico.it

Il 23 Gennaio 2009 alle 16:10 fercas ha scritto:

Caro Pietro Ancona, sindacalista CGIL in pensione, hai scritto molto ma, scusami, ho capito punto.Allora spiegami: 1) qual’è la rete in cui i lavoratori sono stati ingabbiati; 2) com’è possibile che chi ha firmato l’accordo faccia l’interesse del padrone anzichè di chi rappresenta; 3) perchè la triennalizzazione della durata del contratto farebbe carta straccia del diritto sindacale? Forse che il rinnovo biennale portava più benefici economici ai sindacalisti? 4) ma chi ha firmato perchè l’ha fatto? per ingraziarsi il governo? Oppure ha capito che la lotta dura e pura, fatta col pugno alzato contro “il padrone” non ha più senso nel contesto attuale? Domando. Cordialità.

Il 23 Gennaio 2009 alle 16:36 vincenzoaliascontadino ha scritto:

PCI-BE RLINGUER LAMA-EPIFANI CGIL, IERI COME OGGI
Epifani prigioniero e nostalgico di un passato o forse pensa ad una manifestazione come quella organizzata nel 1984 da PCI - Berlinguer, CGIL- Lama contro il decreto sulla scala mobile? E lui disse: “ Io non ci sto! “ Oggi, avrà foto con cartello su L‘Unità di Soru: “ ECCOCI! Siamo 500.000 “ e, al posto di Lama chi lo sostituirà Di Pietro che era Kompagnuzzo del leader dell’Anpac, Fabio Berti, che percepisce oltre 10.000 il mese per soli 4 ore di volo? Con quali operai urlare: “ Tutti uniti contro Berlusconi visto che le tute blu sono in pensione, Cipputi è morto dopo Bettino! Evocherà i fantasmi? Craxi venne evocato nel corteo dei Cipputi con icone per lo più demoniache: Craxi-mannaro o un Craxi dipinto con i missili in tasca. “ Rex-Dux-Craxi “ Berlinguer parlò anche di “ rischi di regime “. Allora il PCI aveva il 37% alle Politiche motivo di chiedere di tagliare le rendite finanziarie ( solito motivetto ). Su cartelli di quella manifestazione si poteva già leggere: “ Craxi i garofani li ha, costruiamogli la tomba “. La CGIL dell’Umbria aveva distribuito adesivi con Cipputi e in Umbria s‘è visto il cambiamento! Poi furono trucidati Marco Biagi, Ezio Tarantelli, Massimo D’Antona. Altri non lavorare, come il giuslavorista ed economista Pietro Ichino, sotto scorta, poiché minacciato per il quale ammisi: “ Odiano le riforme! “ Credo che chi sbaglia paghi non protetto da Casta, ma scioperare per un licenziamento è cosa grave! Risolvibile però in tribunale non con scioperi danneggiando i cittadini e l‘economia con quale deve essere reato penale visto che si crea disservizi!
vincenzoaliasilcontadino@gmail.com Matera

Il 26 Gennaio 2009 alle 7:13 bruno1946 ha scritto:

Pietro Ancona, sindacalista in pensione, permettimi la franchezza. Voi siete fermi agli anni 60 quando il lavoro c’era e cosi’ la crescita economica. Se c’e’ una parte della popolazione attiva che ha bisogno di protezione sono i disoccupati, per questo prova a leggerti il primo articolo della Costituzione, i sotto-occupati e i lavoratori in nero. Di loro voi ve ne fregate perche’ a voi interessa il pagamento della tessera da chi ha un lavoro, cosi’ vi fate la vostra busta paga.
Siamo nel 2009 e tante cose sono cambiate in economia e in politica, e questa nozione forse a te sembra una novita’.
Voi siete ancora imbevuti della lotta di classe, dove e’ importante sabotare il paese economicamente, anche se la classe operaia in Italia e’ tra quelle piu’ tutelate al mondo, e te lo dice uno che vive all’estero da 30 anni.
Come sindacato e come forza poitica siete un fallimento, perche’ per la vostre miopi strategie, fate dirottare gli investimenti verso altri paesi, e questo non favorisce la crescita del paese.

Il 28 Gennaio 2009 alle 9:15 pietroancona ha scritto:

IL Partito Democratico lavora per fare firmare la CGIL con impegno degno di
miglior causa
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Il Partito Democratico si è guardato bene dall’esprimere un giudizio
sull’accordo separato che praticamente fa fuori il contratto collettivo
nazionale di lavoro. La retribuzione avrà negli accordi locali, che
potrebbero anche essere individuali, la sua sostanza. Non c’è niente di
nuovo sotto il sole: si tratta di cottimo, di staglio, chiamiamolo come
vogliamo ma è lavoro pagato a misura di quanto produce. E’ difficile che la
contrattazione di questi cottimi avverra’ con un intervento bilaterale
paritario. Nella stragrande maggioranza delle aziende sarà il datore di
lavoro a stabilire come ed in che misura pagare. Dal momento che il ccnl
diventa sempre più insignificante per il salario avremo un generalizzato
prolungamento degli orari di lavoro. Naturalmente le aziende meno forti
avranno più difficoltà delle altre a reggere ad un regime di produttività
spinta. Reagiranno costringendo i dipendenti a lavorare molto di più per
“tariffe” inferiori a quelle delle aziende più
dotate.
Il Partito Democratico ha costituito un gruppo composto da Letta, Damiano e
Treu. Trattasi di tre esponenti della stessa scuola giuslavorista della
destra. Non la pensano molto diversamente da Sacconi, Boeri, Cazzola,lo
stesso Ichino è bipartisan ed è ossessionato dall’art.18 che vuole
eliminare. Insomma lo scopo è quello di costringere la CGIL alla firma come
è stato fatto per gli accordi di welfare con il governo Prodi, per
l’Alitalia. Il tutto potrebbe avvenire nel corso dei prossimi due mesi,
subito dopo gli scioperi, magari come risposta “positiva” agli stessi. Ma il
pitone CGIL dovrà inghiottire il prodotto più indigesto della storia sociale
italiana: un prodotto che sostanzialmente trasforma il Sindacato, come ha
detto Sacconi, da conflittuale a collaborativo. Si sta creando la base
materiale di questa trasformazione con il maggiore peso attribuito agli enti
bilaterali che hanno dato vita già ad una burocrazia bipartisan che ha una
cultura “nuova”.
L’accordo già firmato da Confindustria CIsl UIL ed altre associazioni è
impregnato da una forte ideologia di suprematismo degli interessi aziendali
su tutto. Sarà ancora più difficile scioperare e sapienti conoscitori del
diritto hanno aperto la strada per impedire qualsiasi difesa al lavoratore o
al gruppo di lavoratori che si ritenesse leso nei propri diritti. Insomma è
stato studiato per armare di una pesante corazza di titanio il padronato e
denudare completamente il dipendente che avrà le mani legate, sarà solo,
dovrà o prendere o lasciare senza discutere. Una legislazione che sta
facendo piazza pulita del potere di intervento della magistratura e che
riduce a zero le possibilità di conciliazione. Lo Statuto dei Diritti dei
Lavoratori ha avuto il suo funerale e l’Italia diventa il Paese europeo con
meno tutele per le persone che lavorano che, non dimentichiamo, sono sempre
oltre venti milioni.
La crisi venuta dagli USa e che ha già travolto l’Europa sarà usata con
molto cinismo per portare la CGIL a Canossa. E’ molto ipocrita e falso
ritenere che i diritti dei lavoratori possano essere di ostacolo alla lotta
alla crisi che si combatte su piani in cui il costo del lavoro non è
certamente il fattore più importante. Ma insomma rischiamo di avere l’accusa
ai lavoratori financo di essere poco patriottici meno patriottici dei
lavoratori americani che, sottomessi a sindacati che già da molto tempo
“collaborano” con le imprese. Potrebbe essere vero, come io penso, il
contrario: stabilità, salari decenti, pensioni decenti, potrebbero aiutare
in modo potente la ripresa dal momento che nessuno compra una macchina nuova
o cambia un mobile o il vestito se deve pensare a come sfamarsi fino alla
fine del mese.
Pietro Ancona
http://medioevosociale-pietro......gspot.com/
http://www.spazioamico.it

Il 30 Marzo 2009 alle 18:16 Contratti, no all’accordo separato. La Cgil: “Il 96,2% lo ha bocciato” » Panorama.it - Economia ha scritto:

[...] Un risultato destinato a fare discutere. E non solo in ambito sindacale. Tre milioni e 400mila lavoratori (pari al 96,27%) hanno bocciato l’intesa di riforma del modello contrattuale, siglata alla fine di gennaio da Cisl e Uil, e non firmata dalla Cgil. Complessivamente hanno partecipato al referendum 3,6 milioni di persone. E il 96,27% ha detto no alla riforma. [...]

Il 30 Marzo 2009 alle 18:20 Contratti, no all’accordo separato. La Cgil: “Il 96,2% lo ha bocciato” - GREG NOTIZIE ha scritto:

[...] Un risultato destinato a fare discutere. E non solo in ambito sindacale. Tre milioni e 400mila lavoratori (pari al 96,27%) hanno bocciato l’intesa di riforma del modello contrattuale, siglata alla fine di gennaio da Cisl e Uil, e non firmata dalla Cgil. Complessivamente hanno partecipato al referendum 3,6 milioni di persone. E il 96,27% ha detto no alla riforma. [...]

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