
di Alessandra Gerli
È il re dei formaggi italiani, il più conosciuto all’estero e in patria. Il simbolo del made in Italy più contraffatto e il più rubato nei supermercati. Ma il parmigiano reggiano, come sostengono gli economisti della Banca d’Italia di Bologna, è anche uno dei più sensibili termometri dell’economia: “I segnali di crisi si sentono subito, perché il grana padano (che costa dal 20 al 30 per cento meno, ndr) diventa immediatamente il sostituto”. “Sì, il nostro prodotto può funzionare da indicatore economico” conferma Giuseppe Alai, presidente del Consorzio parmigiano, che traduce in numeri il fenomeno: “Il 25 per cento dei nostri consumatori è fedelissimo. L’altro 75 decide se comprare reggiano o padano a seconda della congiuntura”.
Oggi, però, le grane del parmigiano non stanno nei consumi, che “tengono”. Piuttosto nel “prezzo all’origine, che non copre i costi di produzione”. Una situazione che si trascina da 4 anni e ora si è fatta allarmante: per produrre un chilo di formaggio i caseifici spendono 8 euro almeno, ma ne incassano solo poco più di 7, contro 9,5 del 1995.
Lo scorso autunno, per la prima volta nella storia, il Consorzio parmigiano ha chiesto lo stato di crisi. Il ministro delle Politiche agricole Luca Zaia non l’ha concesso, ma è intervenuto con un piano da 50 milioni di euro che sta andando in porto in questi giorni e ha suscitato qualche ironia nei due quotidiani finanziari internazionali. “Il mondo soccorre con soldi pubblici banche e industrie automobilistiche, l’Italia salva il parmigiano” ha punzecchiato il Wall Street Journal. Mentre il Financial Times ha paventato “un mondo senza re dei formaggi”, nel quale “un’altra magnifica arte andrebbe perduta”.
Il rischio non è prossimo, ma neanche immaginario. Per la Confederazione agricoltori, un terzo dei produttori rischia il fallimento. Colpa della debolezza commerciale di tanti, troppo piccoli caseifici (429), che non possono tenere testa ai cinque gruppi di acquisto della grande distribuzione, così forti da determinare i prezzi.
Fatti sedere allo stesso tavolo reggiano e padano, il ministro Zaia ha messo sul piatto 50 milioni di fondi europei per comprare 100 mila forme dell’uno e 100 mila dell’altro e distribuirle ai poveri attraverso Caritas, Croce Rossa e Banco Alimentare. I due consorzi acquisteranno dai loro associati 120 mila forme aggiuntive. Altri 7 milioni per la promozione all’estero potrebbe metterceli la società pubblica Buonitalia. Bene nel breve, ma secondo Alai per uscire dal tunnel “bisogna puntare su mercati innovativi extra domestici”.
L’aiuto lanciato dai Mc Donald’s ha dimostrato che si può fare: “Pensavamo di vendere 2,5 milioni di panini al parmigiano in 3 mesi. Ne abbiamo dovuti preparare 5,5 milioni in più”.
- Domenica 25 Gennaio 2009
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