Brevetti in scadenza, un toccasana per la spesa sanitaria

Farmacisti
Un buco da 10 miliardi di euro in un anno. Il rischio della crescita della spesa sanitaria nazionale rispetto alle risorse del Pil è stato quantificato in questa cifra dal VI Rapporto Sanità del Ceis dell’Università Tor Vergata di Roma, presentato oggi nella capitale. Nel documento si sottolinea che gli italiani sono sempre più spesso costretti a pagare di tasca propria molte prestazioni mediche: “349mila famiglie nel 2006 si sono impoverite a causa di spese sanitarie impreviste delle quali si sono dovute far carico con risorse proprie”. Dal Rapporto emerge poi la forte diversificazione dei dati relativi alla spesa sanitaria tra Regioni. Se la media nazionale pro-capite è pari a 1.744 euro, “Trentino Alto Adige, Lazio e Valle d’Aosta hanno una spesa superiore a 1.970 euro pro-capite, mentre in Basilicata e Calabria la cifra scende a meno di 1.600 euro”.
Una “cura” all’obesità della spesa può venire dal ricorso sempre crescente ai farmaci generici. L’uso dei cosiddetti equivalenti (quelli il cui brevetto del principio attivo è scaduto e possono quindi essere commercializzati a prezzo inferiore) ha raggiunto a livello regionale il 20,3% della spesa farmaceutica a carico del Servizio sanitario nazionale (+48,18% rispetto al 2006) e il 30,7% delle quantità consumate (+ 21,34% rispetto al 2006). E per il 2009 sono in arrivo le scadenze dei brevetti di 75 prinipi attivi. Con effetti benefici per le casse dello Stato. E dei consumatori. Secondo le stime di Assogenerici, l’associazione che riunisce i produttori degli equivalenti, il risparmio per il Servizio sanitario nazionale, sarà di circa 450 milioni di euro. Una cifra che si compone dei 214 milioni che si risparmieranno con i farmaci in scadenza quest’anno, e dei 240 milioni derivanti dai principi attivi divenuti liberi negli ultimi mesi del 2008. L’anno scorso invece il risparmio è stato di circa 625 milioni di euro con una trentina di molecole senza più brevetto. ”Una cifra maggiore rispetto a quella stimata per il 2009 - spiega Michele Uda, responsabile del Centro studi dell’associazione - perché i generici del 2008 sono di maggiore impatto sulla spesa del Ssn. Diciamo che nel 2007-2008 si è avuto il picco più alto di scadenze dei brevetti principali. Negli anni futuri saranno in calo progressivo”. Ancora però sono lontane le cifre della media Ue, dove sempre per Assogenerici il risparmio supera i 13 miliardi di euro. Una cifra che potrebbe sanare il bilancio in rosso della sanità italiana.
In aumento (+22%), anche se inferiore, anche l’ utilizzo privato dei generici, anche a seguito delle liberalizzazioni del settore farmaceutico nel 2006. In media il prezzo con l’introduzione del generico scende di circa il 40%. Anche se la comunicazione in questo campo a volte non raggiunge gli anziani, i maggiori consumatori di farmaci, che restano legati ai marchi di fiducia. Ma se i brevetti scadono, le industrie farmaceutiche non stanno a guardare. Ne è un chiaro esempio la mossa di Pfizer, la casa produttrice del Viagra: l’atorvastatina, il principio attivo base del farmaco contro il colesterolo più venduto al mondo, il Lipitor, presto potrà essere prodotta da tutti, e non più solo dalla Pfizer, grazie alla scadenza del brevetto. Un fattore che, insieme ad altri, ha influito sulla scelta della casa farmaceutica di acquisire la concorrente Wyeth per 68 miliardi di dollari. La fusione, una delle operazioni più grandi di sempre nel settore, consentirà a Pfizer di produrre abbastanza nuovi farmaci da rimpiazzare quelli destinati a fronteggiare la concorrenza dei medicinali generici, a partire dal Lipitor.

Commenti

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Il 28 Gennaio 2009 alle 17:30 forgio ha scritto:

il risparmio potrebbe essere nettamente superiore se la politica di informazione sui generici verso il cittadino italiano da parte del Ministero della Salute fosse più incisiva, se i medici fossero più propensi a prescrivere il generico (ahimè, su questo non c’è alcun incentivo economico) al posto del prodotto di marca e se tutti i farmacisti proponessero sempre al paziente, come dovrebbero secondo una legge in vigore dal 2005, l’equivalente al posto del farmaco di marca.
Queste sono le ragioni per cui in Italia si risparmia solo qualche centinaio di milioni di Euro, invece che qualche miliardo, come si fa nel resto d’Europa.
E’ bene comunque puntualizzare che il buco di 10 miliardi nella spesa sanitaria fra due anni sarà da addebitarsi non alla spesa farmaceutica, che è solo il 13% del totale della spesa sanitaria, ma agli sprechi attuali e futuri di altri comparti della sanità (leggi:Ospedali, Medici, Asl e Dipendenti inutili, mal utilizzati e fanulloni)

Il 19 Febbraio 2009 alle 14:09 lidiar ha scritto:

Sono d’accordo con quanto sopra, il mio medico per esempio non mi prescrive mai il generico se non glielo chiedo io, e la farmacia mia di riferimento ugualmente non lo fa.
Credo ci vorrebbe sicuramente maggiore informazione perlomeno da parte di tutti i medici curanti, tanto per cominciare…

Il 6 Maggio 2009 alle 16:58 me.angela.1984 ha scritto:

Io penso che i fondi ci sono e potrebbero anche bastare se venissero eliminati gli sprechi!

—————————
http://www.renovar.it/chirurgi.....inale.html

Il 24 Gennaio 2010 alle 19:34 gmalatacca ha scritto:

Il rpoblema non sono i brevetti ma la lobby dei farmacisti.

Il 13 Maggio 2011 alle 12:42 I Brevetti Farmaceutici in scadenza fino al 2012 | CRAsecrets.com ha scritto:

[...] di questi farmaci porta dei risparmi notevoli non solo alla tasca di ciascuno di noi, ma anche allo stato italiano, che per esempio nel 2009 ha risparmiato ben 625 milioni di euro acquistando i relativi generici [...]

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richard-branson




Giampiero Cantoni
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