Le aziende e la crisi, chi taglia e chi assume

Un operaio metalmeccanico
Di Raffaella Galvani

Un’azienda su due prevede nel 2009 di ridurre i dipendenti. A rischiare di più saranno impiegati e operai. Fin qui la notizia cattiva. Quella buona è che un’impresa su quattro conta di assumere, molte addirittura a tempo indeterminato. A rivelarlo è il sondaggio che l’Aidp, l’associazione italiana per la direzione del personale (3 mila iscritti), ha realizzato in esclusiva per Panorama per fotografare “l’impatto della crisi sulle organizzazioni aziendali”. Hanno risposto i responsabili delle risorse umane di 201 imprese, di cui più di metà con oltre 250 addetti: il 50 per cento ha dichiarato che la sua impresa quest’anno ridurrà l’organico, il 25 per cento invece lo potenzierà, mentre il restante 25 per cento si divide tra chi non ha ancora deciso e chi non prevede interventi sul personale. Precisa Roberto Savini, presidente dell’Aidp: “È vero che si taglia, ma nella grande maggioranza con interventi temporanei come la cassa integrazione, lasciando in ultima istanza i licenziamenti”. Il sondaggio rivela infatti che gli strumenti più utilizzati saranno il blocco del turnover, i prepensionamenti e la cassa integrazione. I licenziamenti sono previsti solo nel 18 per cento dei casi.

“In altri paesi non resta che licenziare, in Italia per fortuna c’è la cassa integrazione” conferma Raffaele Credidio, responsabile delle risorse umane della Micron di Avezzano, L’Aquila (memorie per cellulari e fotocamere). Un caso emblematico vissuto da molte filiali di multinazionali: la casamadre di Boise (Idaho) vuole un taglio del 15 per cento dei costi e la Micron dal 5 gennaio al 5 aprile ha messo in cassa integrazione per 13 settimane 1.650 lavoratori a rotazione su 2 mila. Basterà la cassa integrazione? “Non prevedo chiusure, c’è solo un eccesso temporaneo di produzione”. Anche chi taglia cerca soluzioni soft. La Michelin chiuderà lo stabilimento di Torino, uno dei quattro che ha in Italia. Una mossa che interessa 640 persone su 5.150 del gruppo. “Ma solo un centinaio saranno pensionati e prepensionati, altri verranno assorbiti dal nuovo polo logistico e per circa 300 c’è un posto a Cuneo, che potrebbe diventare lo stabilimento per gli pneumatici vettura più importante dell’Europa occidentale” dice il direttore del personale Lorenzo Rosso. C’è infatti un piano della società di Clermont-Ferrand che mette sul piatto 200 milioni per potenziare gli impianti. Ma Cuneo si dovrà giocare la partita con altre unità in Francia, Spagna e Germania. Vincerà chi sarà più produttivo.
Del resto, l’aumento di produttività è il leitmotiv sia di chi riduce il personale sia dei coraggiosi che assumono. “Nel 2008 abbiamo aumentato di cento persone la forza lavoro e cresceremo anche nel 2009, ma solo se aumenterà la flessibilità sui turni, sabato e domenica compresi” annuncia Carla Maria Tiburtini, direttore risorse umane della Microtecnica (componenti per aerospaziale).

Gli effetti della crisi. Certo, come rivela il sondaggio, di questi tempi chi assume è una minoranza che al 66 per cento privilegia le formule flessibili (contratti a tempo determinato di collaborazione e somministrazione, l’ex interinale), anche se nei casi fortunati, come alla Microtecnica, per lo più come fase di passaggio. “Usiamo i contratti atipici come periodo di prova o formazione, poi li trasformiamo in assunzioni”. Il drappello di chi rafforza gli organici è concentrato nelle poche aziende che operano nei settori meno toccati dalla crisi. Le aree aziendali che verranno potenziate sono le vendite, i servizi, la produzione. Alla Sisal per esempio, che gestisce tra l’altro in esclusiva il Superenalotto, i 900 dipendenti (al 90 per cento impiegati) non basteranno per sostenere i piani di sviluppo che puntano a far aumentare i 22 mila punti vendita oggi coperti. Anticipa il direttore risorse umane Andrea Orlandini: “Abbiamo deciso di assumere circa 50 persone, soprattutto nell’area commerciale e marketing e nei sistemi informativi”. Ma c’è anche chi sfida la congiuntura come la Fratelli Elia di Torino (leader nel trasporto e allestimento di veicoli), sulla base di una strategia di arricchimento del valore del servizio: “La crisi dell’auto ci colpisce direttamente, potevamo aumentare appaltatori e subvettori esterni, invece li abbiamo ridotti del 10 per cento e facciamo crescere i dipendenti fissi, operai e impiegati, in nuove aree ad alta specializzazione come il montaggio dei sistemi di gpl” racconta Marco Gusella, direttore personale e organizzazione.

Operaio al lavoro

Operaio al lavoro

Tagli per impiegati e operai. I più, invece, seguono l’onda della crisi e tagliano. Nel mirino delle aziende che hanno la scure in mano ci sono in testa gli impiegati (30 per cento) seguiti dagli operai (18). Il motivo? Secondo Savini dell’Aidp gli impiegati in particolare sono la popolazione più numerosa, quindi il punto inevitabile da toccare se si vuole incidere davvero sui grandi numeri. Né deve stupire che siano anche primi nella classifica dei più assunti. “Le aziende sanno che la crisi sarà lunga e così ai più costosi quadri preferiscono giovani impiegati, magari neolaureati, sapendo che hanno il tempo di farli crescere all’interno”. Quanto ai dirigenti, dicono alla Aidp, le previsioni di tagli sono relativamente più basse (11 per cento) perché la “pulizia” è continua e, crisi o non crisi, non avendo tutela del posto, la tendenza è di eliminarli appena non funzionano. Ma per i manager sono ancora più basse le percentuali (4 per cento) quando si parla di assunzioni. Così aumentano i casi di dirigenti a spasso che accettano di riposizionarsi come quadri a stipendio ridotto. E anche di quadri che, pur avendo funzioni che porterebbero a salire di grado, in nome della maggiore sicurezza del posto preferiscono restare nell’orto protetto del dipendente medio.

I settori a rischio. Nell’ordine prevedono di ridurre gli organici soprattutto le aziende del settore auto (come testimonia l’allarme lanciato da Sergio Marchionne, numero uno della Fiat), le metalmeccaniche e manifatturiere e quelle di telecomunicazioni e informatica, mentre porti più sicuri si rivelano l’energia, la consulenza, il turismo e commercio, la logistica e banche e assicurazioni. Sostiene Paolo Iacci, responsabile risorse umane della holding del gruppo Iccrea (banche di credito cooperativo): “I grandi gruppi sono ormai a buon punto con le riorganizzazioni postfusioni mentre crescono le piccole banche locali, meno colpite dalla crisi della finanza creativa”. Eccesso di ottimismo? Di certo negli ultimi 5 anni oltre 20 mila dipendenti sono usciti dal settore bancario con i prepensionamenti e ora i sindacati temono una nuova ondata sui precari. Ma alla Iccrea fanno notare come i dipendenti dell’intero sistema del credito cooperativo nel 2008 sono cresciuti del 3,6 per cento a oltre 30 mila. E gli ingressi continueranno nel 2009.
Di sicuro, oggi più che mai si naviga a vista, e i budget annuali stanno diventando mensili. “Per ora ci siamo limitati a cassa integrazione ordinaria, ferie, lunga chiusura natalizia, ma ci sono due fiere importanti a febbraio, vedremo che ordini arriveranno” conferma Luca Vignaga, direttore risorse umane del gruppo Marzotto (4 mila dipendenti). E se le cose dovessero peggiorare? Prima di pensare ai licenziamenti, qualche direttore del personale studia i contratti di solidarietà e la riduzione della settimana. “Ma soprattutto” conclude Vignaga “tutti cerchiamo di capire se siamo di fronte a una recessione o a una crisi di sistema. Nel secondo caso cambia tutto”. Comunque, se anche si riuscirà a conservare il posto, meglio non farsi illusioni sui quattrini. Si parla tanto di merito ma dal sondaggio emerge che il 40 per cento delle aziende nel 2009 interverrà sulle politiche retributive con tagli della parte variabile. Insomma, pagheranno quanto previsto dai contratti collettivi nazionali e dagli integrativi già sottoscritti. Quanto al resto, si arriverà anche a uno zero totale.

Commenti

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Il 2 Febbraio 2009 alle 12:47 Lavoro: in Italia in 10 anni più occupati, ma cresce il rischio del sommerso » Panorama.it - Economia ha scritto:

[...] LEGGI ANCHE: Le aziende e la crisi, chi taglie e chi assume [...]

Il 2 Febbraio 2009 alle 19:47 Carlalberto Iacobucci ha scritto:

Se il tasso di disoccupazione è così elevato, quando i nostri giovani potranno trovare un decente lavoro e per effetto quattro mura. Nel rinomato Paese del bengodi, dove tutto può avvenire ed è avvenuto, solo il giovane resta al palo come fosse stato incollato, suo malgrado. Eppure la nostra Costituzione richiama come principio fondamentale quell’articolo che ahimè non trova troppo riscontro: La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

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