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Si chiude in forte calo: secondo i dati diffusi dall’Istat, il 2008 chiude con il Pil giù dello 0,9%. Lo stesso calo registrato 15 anni fa, nel 1993. Un dato peggiore delle aspettative: i tecnici di via XX Settembre stimavano, infatti, un calo dello 0,6%. L’effetto di trascinamento per il 2009 è dell’1,8%: se non ci fossero variazioni nella crescita per tutto l’anno, i 12 mesi chiuderebbero con -1,8%. L’ultimo trimestre 2008 ha chiuso con un calo del Pil del 2,6% rispetto al 2007 e dell’1,8% rispetto al trimestre precedente. Si tratta dei cali maggiori dal 1980.
Il pil italiano si è attestato in valore assoluto nel 2008 a 1.272.852 milioni, in calo rispetto a 1.284.861 milioni del 2007. Il calo registrato nel 2008 è stato determinato da un calo del valore aggiunto sia dell’industria, sia dei servizi. In aumento solo il valore aggiunto dell’agricoltura. Lo comunica l’Istat che però non fornisce ancora il dato sui diversi settori perchè quelle odierne sono stime preliminari.
Gli effetti della crisi sull’economia reale “per lo più devono ancora arrivare”. Il direttore generale dell’Fmi, Dominique Strauss-Kahn, ha fatto sapere che “il 2009 sarà certamente un anno piuttosto cattivo per la crescita, e non solo per le economie avanzate, ma anche per quelle emergenti”. Il direttore generale del Fondo monetario internazione esorta inoltre i paesi sviluppati a mettere in opera i piani di rilancio che hanno annunciato. Poi mette in guardia rispetto al rischio protezionismo: “Il protezionismo - ha detto - può rientrare dalla porta posteriore, in particolare nel settore bancario”. Strauss-Kahn è scettico rispetto al fatto che il protezionismo possa tornare a manifestarsi, per esempio, attraverso l’imposizione di tasse doganali elevate sui prodotti importati. Ma nel settore finanziario “quando i governi forniscono risorse finanziarie o ricapitalizzano delle banche, potrebbero aggiungere una clausola dicendo che questo denaro deve restare in casa” o potrebbero essere introdotti dei vincoli affinchè “queste somme siano utilizzate per acquistare prodotti nazionali. Questo genere di protezionismo” avverte il numero uno dell’Fmi “potrebbe ripresentarsi”.
E per la prima anche volta il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi lascia da parte il suo tradizionale ottimismo e afferma: “Questa crisi ha dimensioni che non sono ancora del tutto definite e la guardiamo con preoccupazione”.
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- Venerdì 13 Febbraio 2009
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Commenti
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Il 14 Febbraio 2009 alle 15:14 Tempo di crisi: l’Italia non ride, l’Europa piange. Colpa del Pil » Panorama.it - Economia ha scritto:
[...] L’inferno ha il sapore tetro di una discesa lenta ma inesorabile negli abissi. A questa prospetttiva dantesca non sfugge l’Europa. Gira e rigira, il Vecchio continente proprio non ce l’ha fatta a contrastare una recessione diventata ormai realtà. A parlare sono i dati statistici del Pil (Prodotto interno lordo), tanto scoraggianti da gettare nello sconforto i governi europei. Oltre l’Italia, il calo più vistoso si verifica in Germania. Nel quarto trimestre 2008, l’economia tedesca ha infatti registrato una contrazione di oltre due punti percentuali (-2,1%). Un calo record che non si verificava dal 1990, anno della riunificazione della Germania. Secondo l’Ufficio federale di statistica (Destasis), il trend negativo dell’economia nazionale è dovuto in gran parte al declino degli investimenti e agli scambi commerciali. Mai dagli anni ‘90 la prima economia europea si era contratta più dell’1,2% ricorda la Bundesbank. [...]
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