Sì può dare di più: Marcegaglia canta al governo la sua ricetta anti crisi

 Emma Marcegaglia

“Sì, sempre”: ha risposto la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, a chi le chiedeva se il governo potesse fare di più per contrastare gli effetti della crisi. “Noi” ha detto la Marcegaglia a margine dell’inaugurazione della Bit a Fiera Milano “abbiamo fatto alcune proposte specifiche sulle infrastrutture, sul tfr, sul credito. Sugli ammortizzatori sociali abbiamo riconosciuto che un risultato positivo è stato fatto”. “Pensiamo quindi” ha concluso “che in un momento come questo in cui il tema del debito è essenziale serva su alcuni temi specifici fare di più, come stanno facendo gli altri paesi europei”. Insomma, risponde la numero uno di viale dell’Astronomia: “Non penso di essere un corvo ma anzi una delle poche che ancora crede che a fine 2009 si possa vedere un po’ di miglioramento in questo Paese”: dice infine la presidente di Confindustria, riferendosi al ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola che aveva accusato il Centro studi di Confindustria di previsioni troppo pessimistiche sull’andamento dell’economia.
Fare di più. Ma cosa? Un’idea viene proprio dall’azienda di famiglia. Visto che, nonostante la crisi che ha colpito tutta l’industria, papà Steno Marcegaglia non ha licenziato nessuno e non ha messo in cassa integrazione neanche un dipendente. E pare aver messo a punto una ricetta: ha deciso di ridurre l’orario di lavoro fino a 30 ore, in alcuni casi scendendo fino a 28, pagando il 100 per cento dello stipendio, ma chiedendo ai dipendenti un recupero delle ore stornate oggi nei prossimi tre anni.
Una decisione coraggiosa e ottimistica (il gruppo ha anche deciso di aprire un nuovo stabilimento in Russia, vicino a Vladimir), che dimostra come, al pari della figlia a capo degli industriali, lui creda fortemente che la crisi finirà presto e presto il Paese riuscirà a invertire la rotta.
Una soluzione, quella del colosso dell’acciaio italiano, diversa da quella messa in atto in Germania (e presto anche in Inghilterra) da alcune aziende che, a fronte di una riduzione dell’orario di lavoro, hanno corrispettivamente tagliato gli stipendi dei lavoratori (in media al 90 per cento), con la maggior parte rimborsato dallo stato.
Ora, il modello Steno se dovesse funzionare, potrebbe essere proposto anche per altre aziende dal presidente di Confindustria. Che proprio in queste ore ha buttato lì la sua opinione: “Il Tfr resti in azienda almeno per un anno, oppure serva a creare un fondo di garanzia per le imprese”. “Una volta, parlando di lei, dicevano, figlia di Steno Marcegaglia, adesso parlando di me, chiamandomi il padre di Emma”, scherza il fondatore della compagnia siderurgica.

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