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Di Angelo Pergolini
“Enten” sussurrava il vecchietto con un filo di voce, come se stesse rivelando un indicibile segreto o una parola magica. E l’interlocutore quasi immancabilmente chiedeva perplesso, temendo di non aver capito bene: “Enten che cosa?”. Era a questo punto della conversazione che Kazutsugi Nami, un arzillo settantacinquenne giapponese, titolare della Ladies & Gentlemen, premiata ditta specializzata nella vendita di biancheria e materassi futon, svelava l’arcano. Investire in enten, cioè nella “moneta divina” da lui creata, avrebbe reso la bellezza del 36 per cento annuo. E a chi si mostrava perplesso o titubante assicurava, serissimo, che presto l’enten sarebbe diventata la “moneta unica planetaria”. Di più: che la moneta divina avrebbe salvato il mondo dalla crisi economica.
Ora, direte voi, che razza di notizia è questa? Di vecchietti balzani o un po’ matti è pieno il mondo. Vero, infatti la notizia è un’altra: per quanto la cosa possa apparire inverosimile, ben 37 mila giapponesi, anziché farsi una risata o avvertire la neurodeliri, hanno aperto il portafoglio affidando a Nami e alla sua moneta divina i loro risparmi. Saldo finale della truffa: 126 miliardi di yen, equivalenti a oltre 1 miliardo di euro.
Certo, ancora poca cosa rispetto ai 50 miliardi di dollari fatti sparire da Bernard Madoff, l’ex presidente del Nasdaq (la borsa tecnologica degli Stati Uniti) ribattezzato dal Figaro “l’escroc du siècle”, lo scroccone del secolo. E anche molto meno del buco da 8 o 9 miliardi di dollari che si è lasciato alle spalle il finanziere Robert A. Stanford, che per spostarsi fra gli Usa e l’isola di Antigua, dove aveva base la sua Stanford international bank, si era regalato (con i soldi degli investitori) non uno, ma quattro jet. E tuttavia quella ideata da Nagi resta comunque una truffa di tutto rispetto (si fa per dire), tanto più se si pensa che ad architettarla non è stato un navigato squalo di Wall Street, ma il titolare di una ditta di biancheria.
Perciò proprio Nagi potrebbe essere considerato il capofila di quelli che potremmo chiamare i piccoli Madoff, spesso assai diversi fra loro ma con in comune un talento: quello di saper spennare i risparmiatori. Fino all’ultima piuma.
Una delle tecniche più diffuse, e utilizzate nel cosiddetto schema Ponzi, che poi sarebbe più banalmente la catena di Sant’Antonio, è quella di promettere interessi elevati su base annua o mensile. Di più: investendo a rischio zero. Era il sistema messo in pratica, per esempio, da Richard S. Piccoli, un italoamericano di Williamsville (New York). Vittime preferite: preti cattolici, ordini religiosi e parrocchie. Tramite annunci sui giornaletti destinati ai fedeli, Piccoli pubblicava inserzioni che promettevano, dietro versamento di appena 5 mila dollari, un rendimento pari al 7,1 per cento annuo. Ovviamente assicurato. In questo modo Piccoli ha rastrellato circa 16 milioni di dollari, oltre 500 mila solo a novembre 2008, quando gli agenti dell’Fbi hanno bussato alla sua porta. E hanno scoperto che a organizzare la truffa non era stato un giovane pescecane, ma un altro terribile vecchietto: Piccoli ha 82 anni.
Il fatto è che, sulla scia degli scandali Madoff e Stanford, negli Usa sta venendo alla luce, non senza imbarazzi per la Sec (l’organismo che vigila sui mercati finanziari), che lo schema Ponzi è un giochetto praticato non solo a Wall Street ma un po’ dappertutto, dalle esotiche Hawaii al Texas, dalla Pennsylvania alla Florida.
Il prossimo 2 marzo, per esempio, il tribunale di Honolulu si occuperà di Marvin Cooper, un giovanotto hawaiano di 32 anni decisamente disinvolto, fondatore della Billion coupons investment. Cooper prometteva mirabolanti interessi composti (e come sempre sicuri) pari al 25 per cento. Ma attenzione: non all’anno, al mese. La singolarità del suo caso è tuttavia un’altra, ovvero il target decisamente di nicchia che aveva prescelto per la sua truffa: le associazioni di sordi e sordomuti. Fra il settembre 2007 e il gennaio 2009 Cooper ne ha abbindolate 125 fra il Giappone e gli Usa, succhiando dalle loro casse 4,4 milioni di dollari. E destinandone un terzo a quelle che la Sec definisce “personal expenses”, spese personali. Fra cui una nuova casa circondata da palme.
Disinvolto anche un tale Rod Cameron Stringer di Lamesa (Texas), che la Sec ha trascinato in tribunale lo scorso 21 gennaio, con l’accusa di avere applicato lo schema Ponzi a un hedge fund da lui creato. Dimensioni del buco: 8,5 milioni, raccolti con la promessa di utili non inferiori al 20 per cento. Ma l’Fbi ha anche scoperto che 2,4 milioni erano stati impiegati per comprare uno yacht, costruire una piscina a fianco del suo ufficio, gioielli, case e automobili. E persino una scuderia di cavalli da corsa.
Il premio della faccia tosta va forse a Joseph Forte, il quale è riuscito a raccogliere 50 milioni di dollari prospettanto mirabolanti guadagni che, spiegava, sarebbero stati realizzati speculando sui contratti future. Lo scorso settembre, Forte assicurava gli investitori preoccupati della piega che stava prendendo la crisi delle borse: il valore del vostro portafoglio titoli è superiore ai 150 milioni. La verità, ha poi accertato la Sec a babbo morto, è che in cassa erano rimasti asset per la miseria di 146.814 dollari.
Ancora più in grande del disinvolto Forte aveva deciso di fare le cose Arthur Nadel, che di fondi ne aveva varati ben sei, battezzandoli con nomi tipo Viking o Valhalla. Al 30 novembre scorso i fondi di Nadel dichiaravano asset pari a 342 milioni. In realtà il vero attivo era inferiore a 1 milione. “Le indagini continuano” assicura la Sec. Di Nadel non ci sono più tracce dallo scorso 14 gennaio.
Quanto al palio del cinismo, se l’hawaiano Cooper specializzato nel truffare i sordi appare ben piazzato, anche Brian V. Prendergast del Colorado non scherza. Ha convinto un numero ancora imprecisato di anziani pensionati (fra cui un ottantanovenne) ad affidargli i loro soldi promettendo interessi del 20 per cento al mese, cioè un inverosimile 240 per cento annuo. Bottino: almeno 2,5 milioni. Ma Prendergast faceva di più: arrivava a spingere i vecchietti a ipotecare casa e pensione per sottoscrivere quella che lui definiva “a once in lifetime opportunity”, l’opportunità che capita una sola volta nella vita.
Piccoli Madoff crescono, si potrebbe concludere. E in Italia? Beh, nel nostro Paese il rischio di imbattersi in truffe finanziarie di questo tipo è decisamente più basso. Perché se gli Stati Uniti vengono da una lunga stagione di “deregulation” finanziaria, in Italia è vero l’opposto: mercati e intermediari da anni vengono sempre più regolati. E dunque lo spazio per i furbetti diminuisce. Anche se qualcuno ci prova sempre.
Come il signor P.O., un pescarese di 51 anni residente a Montottone, una manciata di case vicino a Fermo nelle Marche. Prima di essere beccato dalla Guardia di finanza è riuscito ad abbindolare un centinaio di persone promettendo interessi anche del 20 per cento trimestrale. Ottenuti come? Speculando sulla borsa di Zurigo, si vantava. E a garanzia dei capitali che gli sciagurati (ma anche avidi) risparmiatori gli affidavano metteva loro in mano degli assegni. Tratti dal conto corrente di sua moglie. Ma soprattutto non coperti.
E sempre in provincia, a Bassano del Grappa per la precisione, si dava da fare Stefano Tessarolo, professione ufficiale promotore finanziario. Mago della finanza per chi si fidava di lui. La sua scrivania era in piazza Cadorna, in pieno centro, ma il suo vero ufficio era al Golf club di Bassano. Dove adescava professionisti e imprenditori, conquistando la loro fiducia e quel che più conta i loro soldi. Alla fine gli spennati sono stati 44. I soldi persi 11 milioni.
- Venerdì 27 Febbraio 2009
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Commenti
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Il 4 Maggio 2009 alle 13:29 me.angela.1984 ha scritto:
Ma sono i fratelli Madoff che penso io?
Sono stati sempre furbi.
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http://www.renovar.it/chirurgi.....itiva.html
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